In un paesino di poche case vivevano due fratelli gemelli così diversi tra loro che era difficile credere fossero figli della stessa madre e dello stesso padre. Uno era così chiaro di pelle da sembrare uno scandinavo e l’altro tanto scuro che spesso lo scambiavano per un africano. Il chiaro di pelle aveva gli occhi azzurri e i capelli biondi, mentre l’altro i capelli crespi e gli occhi neri. Questa diversità non era soltanto nel fisico, ma Ivan e Bruno questo era il loro nome, erano diversi nel carattere. Tanto Bruno era generoso quanto Ivan avaro e taccagno. Facevano ambedue i contadini, ma mentre Bruno sapeva appena leggere e scrivere, Ivan si vantava di aver letto L’Iliade, l’Odissea, la Divina Commedia e di sapere a memoria alcuni canti della Gerusalemme liberata.
L’unica cosa che accomunava i due fratelli era la Povertà. Una povertà dignitosa, sosteneva sovente Bruno, una povertà che sarebbe meglio chiamare miseria, rispondeva Ivan.
In effetti, nel paese dove vivevano, i poveri erano in molti, ma quei due fratelli erano i più poveri di tutti e ambedue avevano una barca di figlioli da sfamare. La terra, sassosa e avara, bastava sì e no a non fare morire di fame quelle famiglie. Come tutti sanno, anche tra i poveri vi sono delle distinzioni e certamente si è più poveri se si odia la propria condizione di vita e s’invidia la ricchezza altrui. Bruno e la sua famiglia appartenevano a quei poveri che lodavano Dio e lo ringraziavano per quel poco che avevano; per la salute, per le belle giornate di sole, per la neve, per la loro minuscola casa, ma soprattutto per il dono grande della fede che li faceva sentire figli di Dio. Al contrario Ivan e la sua famiglia, pur avendo le stesse cose di Bruno, si lamentavano sempre di tutto. Niente per loro andava bene. Se c’era il sole si lamentavano che bruciava troppo, se veniva la neve, non andava bene perché mancavano gli scarponi come i ricchi, se mangiavano il pane non erano contenti perché volevano anche la marmellata. Così, mentre Bruno con la sua famiglia cantava le lodi di Dio, Ivan enumerava le sue disgrazie. Malgrado fossero fratelli ed ambedue poveri, Bruno era più ricco di Ivan perché non desiderava di più di quanto aveva.
La storia racconta che un Natale di tanti anni fa, la festività della nascita di Gesù giunse in quel paese con la neve così alta che a stento si riusciva ad aprire l’uscio di casa.
Le due famiglie, che abitavano vicine, avevano finito di consumare il “cenone” natalizio (polenta fumante e poco più) e si preparavano a recarsi nella chiesa, per la messa di mezzanotte. Ivan aveva quasi convinto la sua famiglia a non andare alla Messa, sostenendo che in tanti secoli di cristianesimo non si era per nulla avverato quello che Gesù aveva detto. Lui non si sentiva beato ad essere povero, tuttavia i figli e la moglie lo avevano convinto ad andare perché altrimenti in paese tutti avrebbero sparlato di loro. Si stavano infagottando nei loro stracci per uscire, quando udirono bussare alla porta. Chi bussava non doveva avere molta forza perché si aiutò con la voce:
“Apritemi, per l’amor di Dio!”
Uno dei ragazzi di Ivan sentì quella voce e si precipitò ad aprire. Semi assiderata videro una donna ancora giovane e con i segni palesi di un’immensa stanchezza. Con un filo di voce, chiese ospitalità.
“Fatemi entrare per amore di Dio, mi sono perduta nella notte. Ho tanto freddo e se rimango ancora per la strada morirò assiderata”. Il ragazzo impaurito fece entrare la donna che si precipitò al focolare e letteralmente si raggomitolò vicino al fuoco continuando a gemere.
Ivan quel giorno lo aveva vissuto ancora più male del solito e non aveva fatto altro che brontolare e lamentarsi di tutto. Vedendo la donna entrare esplose in un urlo ed indicando la porta disse:
“Fuori dai piedi qui siamo anche in troppi e non abbiamo nulla per i mendicanti!”
Non ci fu niente da fare. Il suo orgoglio gl’impediva di capire che ci potevano essere altri più poveri di lui.
“Fuori di qui — urlò con forza —. Non è il giorno né l’ora di buttare su altri i vostri guai. Alla vostra età una persona non va in giro la notte di Natale e poi noi stiamo uscendo per andare a Messa”.
Accompagnò le parole col gesto, spingendo fuori quell’importuna. Fece uscire anche moglie e figli e si sbatté la porta dietro le spalle, sperando di smaltire in chiesa il suo umore nero.
La misera donna si avvolse stretta nello scialle e guardò il cielo stellato e piangendo mormorò:
“Vergine santa, aiutami. Anche tu non hai trovato accoglienza quando sei giunta a Betlemme..”
Invocata la madre di Gesù la donna si accorse che la casa di Bruno era illuminata. Si trascinò da quella parte.
“Vi sentite male, buona donna?”
Chiese Bruno quando vide quel fagotto vivente davanti alla porta di casa sua. Anche lui stava uscendo per seguire i figlioli, che già si erano incamminati verso la chiesa. Non udendo risposta, si fece aiutare dalla moglie e condusse in casa quella poveretta, così intirizzita da sembrare un blocco di marmo. La fece accomodare vicino al focolare e ordinò alla moglie di darle una scodella di latte caldo che la poveretta scolò in un attimo. Rinfrancata disse con un filo di voce:
“Dio ve ne renda merito. So di essere inopportuna e vedo che siete così poveri che mi vergogno doppiamente a chiedere a voi la carità”.
“ Che volete? - rispose Bruno - sono povero, è vero; ma noi possediamo una casa, un focolare acceso e qualcosa da mettere sotto i denti, mentre voi, se non vi sì da una mano, certamente morirete di freddo. Non preoccupatevi per noi, soggiunse l’uomo, non si è mai così poveri da non aver qualcosa da dare agli altri e nessuno non è mai così ricco da non aver bisogno di ricevere anche lui qualcosa dai suoi fratelli”.
“Che facciamo? - chiese la moglie di Bruno - la messa ormai sta iniziando”.
Imperturbabile Bruno le disse sorridendo:
“Rimaniamo qui, mia cara. Il Signore sa bene perché ci siamo fermati in casa. Questa nostra sorella ha bisogno di noi. Non possiamo lasciarla sola.”
Così, mentre la moglie copriva con una coperta di lana la donna, Bruno tirò fuori dalle sue tasche la corona del Rosario ed iniziò a pregare. Ad un tratto gli parve di vedere una luce sempre più splendente invadere la stanza. La mendicante si trasformò in una giovane bellissima con in braccio un bambino che sorrideva ai due ospiti.
Bruno e sua moglie caddero stupiti in ginocchio, senza riuscire a dire una sola parola. La scena durò alcuni minuti, che riempirono di tenerezza il cuore dei due coniugi: momenti di paradiso che non avrebbero più dimenticato.
Quando le campane della chiesa suonarono per annunciare la nascita di Gesù la visione sparì, si spense la luce misteriosa, e davanti a Bruno e a sua moglie vi era solo il corpo tremante della donna che avevano accolto. Nel guardare quel fagottino, ricoperto di stracci che si scaldava al focolare, sentirono una gran gioia e capirono che in quella donna c’era tutto il senso del Natale.
Per veder Dio non si doveva guardare il cielo, ma, come aveva predicato, quel Bambino diventato maestro, era sufficiente vederlo ed accettarlo nel più piccolo dei fratelli.
“Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere. Ero nudo e mi avete vestito…”
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I racconti di Atoni Denis
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