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Laicato Nazionale (2)

Mercoledì, 04 Aprile 2012 23:39

Pasqua 2012

Scritto da

« “Va’ e di’ ai miei fratelli!” – Donne domenicane e la predicazione » (Gv 20:15)
Laiche Domenicane: Apostole che condividono la missione di predicazione
fra Davide M. Kammler OP
Promotore Generale del Laicato Domenicano

“Le Marie al sepolcro”- il nostro confratello il Beato Fra Angelico descrive chiaramente nel suo quadro l’inizio del capitolo 28 del Vangelo di Matteo. Le donne - a differenza della maggior parte dei discepoli maschi – dopo aver accompagnato Gesù nelle ultime stazioni della croce, dopo il sabato visitano senza timore il luogo in cui è stato sepolto l’amatissimo Maestro. Attonite, guardano il buio dentro la tomba aperta. Le donne, in quanto custodi e protettrici della vita, osano guardare senza paura nelle zone tenebrose della condizione umana e persino il volto scuro della morte. Come segno di una speranza indistruttibile indossano vestiti dai colori vivaci. Nulla le può separare dall’amore di Cristo e dal loro amore per lui. L’angelo fa  riferimento a quel messaggio pasquale essenziale al di là di ogni tomba umana, di ogni esperienza di tenebre. Poco dopo quell’esperienza così sconvolgente, sono mandate dal Cristo risorto a suoi fratelli, ancora spaventati e confusi: a queste donne è donata la vocazione di predicatrici della Vita. Ci potrebbe essere un incarico di donne apostoliche più esplicito di quello dato dal Cristo stesso?
Il nostro Maestro dell’Ordine, fra Bruno Cadoré, nel suo messaggio di inizio di quest’anno 2012 per la Novena giubilare, ha già condiviso una riflessione profonda e incoraggiante sulle donne domenicane e l’evangelizzazione. Ne raccomando la lettura a tutti i miei fratelli e sorelle del laicato domenicano e propongo che se ne parli nei loro incontri. Tuttavia, come già negli anni passati della Novena giubilare, vorrei aggiungere qualche riflessione personale sul tema riguardante le donne che appartengono al ramo laico del nostro Ordine. Nel corso delle mie meditazioni su cosa avrei dovuto condividere con voi, ho fatto due sogni in due notti diverse.
Il primo era un incubo pazzesco. Non so perché, forse perché avevo sentito troppe notizie dai media a proposito di scioperi e marce di protesta nei vari paesi del mondo; forse perché avevo letto sulle pagine di arte di un giornale un articolo a proposito della presentazione recente a teatro di una commedia antica, la “Lisistrata” (anno 411 a.C.!), del poeta greco Aristofane, in cui le donne di Atene rifiutano i privilegi sessuali ai mariti con lo scopo di costringerli a mettere fine alla guerra interminabile del Peloponneso. Comunque sia, ho sognato che tutte le laiche domenicane del nostro Ordine si erano ritirate per dar inizio ad uno sciopero generale.
Le maestre delle scuole elementari, tutte le professoresse nei licei e nelle università domenicane avevano lasciato il loro apostolato d’insegnamento, seguite dalle innumerevoli donne impegnate nel catechismo e in altri compiti nelle parrocchie domenicane e negli uffici dei nostri conventi. Erano sparite anche tutte le domenicane impegnate nei lavori caritatevoli: visitando i malati negli ospedali o a casa, dando da mangiare ai poveri, prendendosi cura dei senzatetto, dei migranti, dei rifugiati; le professioniste che lavorano con i drogati, i carcerati, offrendo consigli a diverse persone nelle situazioni difficili della vita… Con grande rammarico, vedevo andar via quelle che con le loro abilità linguistiche fanno delle traduzioni per noi, quelle che partecipano ai progetti apostolici comuni; quelle che rimangono accanto a noi frati con viva compassione come le donne del vangelo che stavano ai piedi della croce, anche nel momento delicato di morire, che è sempre è una sfida. Dopo, le laiche domenicane si univano alla folla di donne emigrate che predicano attraverso le varie espressioni artistiche, organizzano le celebrazioni liturgiche e le feste, seguite da quelle che non contano e che regolarmente pregano il santo rosario per le intenzioni della nostra missione domenicana apostolica; tutte le madri e le nonne che insegnano alle giovani generazioni a pregare e affidarsi alla presenza amorevole di Dio in tutte le varie condizioni della vita Sono rimasto scioccato da questo movimento di ritiro notturno. Che deserto che vuoto nel fertile panorama domenicano, quale ferita mortale nel corpo del nostro Ordine di Predicatori se tutte le laiche attive si ritirassero allo stesso momento! Il sogno poi peggiorava con l’idea orrenda che non soltanto le laiche beate e sante della nostra storia durata ormai 800 anni, ma anche tantissime altre stavano “fraternizzando” con le scioperanti dell’Ordine di oggi. Come una valanga celestiale di solidarietà con la protesta, quelle domenicane motivavano le loro compagne conosciute e anonime della storia della Chiesa e dei tempi della Bibbia, donne scelte da Dio come testimoni attive della Sua presenza sulla terra.

Prima che l’incubo raggiungesse il culmine, finalmente mi sono svegliato, tutto sudato. Una volta riabituato alla realtà della nuova giornata, mi accorsi con sollievo che si era trattato soltanto di un brutto sogno. Uno scenario davvero orrendo se tutte le immagini di Dio “al femminile” dal giorno della creazione fino ad oggi si fossero ritirate! Non ci sarebbe stata la continuazione della razza umana, compresa la nascita di Gesù, “nato da donna” (Gal 4,4) come punto cruciale della nostra salvezza! Mi sono venute in mente tutte le donne che avevano conosciuto e accompagnato Gesù, delle quali fanno menzione i quattro Vangeli, senza dimenticare la posizione indispensabile delle donne nel primo secolo della giovanissima Chiesa, molte delle quali nominate nelle Scritture: Prisca, Afia, Febe, Giunia, Trifena, Persis, Evòdia, Trifosa, Sintiche …, alcune non solo cooperatrici nell’evangelizzazione ma addirittura chiamate ‘diaconessa’ o ‘apostola’! Durante la giornata, i “buchi neri” dell’incubo si riempirono di laiche domenicane che vivono oggi, impegnate nei diversi apostolati, donne che operano bene in qualità di membri essenziali del nostro Ordine, in ruoli differenti da quelli di noi maschi ma di uguale valore.

Incoraggiato dal pensiero dei tanti e vari contributi delle laiche domenicane, quella notte fui stimolato da un altro sogno, questa volta consolante. In questo caso i membri maschili delle nostre comunità domenicane, di propria iniziativa, rispondendo all’invito di descrivere i propri progetti di missione nelle Province, includevano anche le laiche come compagne di predicazione. Sognai che alcune donne, fermamente radicate nella preghiera e nella meditazione, partecipavano sempre di più nella missione apostolica di evangelizzazione che caratterizza il nostro Ordine e che noi frati predicatori chiedevamo loro di collaborare con noi nella formazione spirituale. Vedevo in molte parti del mondo laiche piene di fiducia che prendevano l’iniziativa così come fece tanto tempo fa S. Zdislava da Lemberk, non solo occupandosi delle loro famiglie ma anche coinvolte nelle attività sociali del loro contesto. Nel mio sogno le laiche domenicane favevano come S. Caterina da Siena, identificando con coraggio le aberrazioni disumane della società; osavano persino criticare con franchezza e in modo costruttivo le autorità religiose, qualora deviassero dalla strada del Vangelo. Allo stesso modo, notavo che i superiori accettavano volentieri la correzione fatta dalle donne. In quella visione notturna vedevo le nostre laiche, figlie compassionevoli di san Domenico, contagiate dall’amore intenso di Dio per il suo amato mondo; donne che ardono senza diventare fanatiche, donne che mantengono la fiamma della speranza come segno visibile della generosità di Dio; laiche che svolgono l’apostolato perché vogliono concepire ogni giorno la Grazia di Dio, partorendo azioni di solidarietà e di consolazione. Sognavo persone, nell’Ordine e nella Chiesa, non importa se maschi o femmine, persone che secondo l’intenzione originaria del Creatore, come immagini complementari del divino, rappresentano la Sua presenza amorevole e misericordiosa nel nostro mondo all’interno delle strutture della chiesa e della società.
Svegliandomi da quella visione notturna di laiche domenicane che svolgano l’autentica vocazione apostolica nella Chiesa del Signore Gesù Cristo, in modo particolare nel nostro Ordine di Predicatori, guardai di nuovo il quadro pasquale del Beato Angelico e il ricordo, che ormai si attenuava, del mio “viaggio dell’orrore” tra le donne in sciopero nel nostro tempo e nella storia della salvezza. Purtroppo l’immagine degli scioperi si accompagna all’impressione allarmante delle proteste, con gli slogan ritmici, le auto in fiamme, le vetrine rotte, le nuvole di gas lacrimogeni e le persone ferite gravemente dai militari armati. A differenza di quelle immagini di violenza, nei quadri medievali che descrivono la Risurrezione di Cristo come la rivoluzione più importante della storia del mondo, le guardie romane dormono, armate, davanti alla tomba vuota. La forza nascosta della Vita neonata, un dono particolare fatto dal Creatore alle donne, è alla fine più efficace di tutte le manifestazioni di forza esteriore e della potenza delle armi. Anzi, quando si riflette sulle conseguenze del Messaggio Pasquale, considerando il significato originale della parola “protesta”, ci si rende conto che assume un significato positivo: “pro-testare” in latino significa “essere testimone (= testis) per (= pro)” e non contro certi valori che danno pienezza di vita. Le donne della Bibbia sono mandate dal Cristo Risorto nel ruolo di testimoni positivi per i suoi fratelli e sorelle. Egli incoraggia quelle donne perché facciano un vero movimento “Per la vita”, motivando gli altri a diventare anch’essi predicatori di Vita. La “protesta” evangelizzante delle laiche nella nostra Famiglia domenicana non è quindi indirizzata contro i membri di sesso maschili, non è contro il loro servizio autentico nel Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa. Ciononostante noi uomini, come i primi apostoli dubbiosi, abbiamo bisogno ogni tanto di uno “scossone” da parte dello Spirito Santo per motivarci, includendo le nostre consorelle nella evangelizzazione. La Sua energia divina è ciò che ci permette di aprire le porte chiuse a chiave del nostro rifugio “di maschi” e di uscire per promuovere sinceramente i molteplici doni della Grazia di Dio nel nostro Ordine. E’ là che le nostre domenicane, dall’origine pasquale della prima comunità di predicatrici, offrono il loro contributo indispensabile.


   
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