Edito da Agognate, Novara, 2000. (easurito)
"Il vero monaco una sola cosa riterrà sua: la cetra del suo canto e della sua speranza". Credo di poter trovare riassunto in questa esortazione di Gioacchino da Fiore l'itinerario biografico e spirituale che ci viene donato da P. Ennio Staid nelle pagine che seguono. Il canto e la speranza: due movimenti dell'animo così strettamente relati tra loro che non si dà l'uno senza l'altra, forse perché radicati entrambi in quella struggente sete di essere ("Oltre quelle nubi") che, mentre mette a nudo la nostra finitudine e la durezza della condizione esistenziale - colta da P. Ennio con tinte che richiamano l'esperienza disincantata di Qoélet, come in "Tutto è vanità", o il verso incisivo di Archiloco, come in "Il tempo" - ci riconduce, al tempo stesso, al nostro rapporto con l'Eterno, alla Parola fatta carne (cfr. "Tu sei l'Amore", una delle liriche stilisticamente forse più riuscite).


