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Sabato, 01 Ottobre 2011 00:00

Una rosa dopo l'altra

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Non so come in S.Domenico sia nata l’idea del Rosario. La storia non lo dice. Fin da bambino, però, mi piacque pensarla così.
E’ sera. Dopo una faticosa giornata di lavoro, gli uomini riposano. Il cielo è tutto una festa di stelle e il silenzio della campagna viene solo interrotto, di tanto in tanto, dal canto solitario di un grillo.
S. Domenico non ha accolto l’invito premuroso di chi lo aveva sollecitato a riposare almeno per qualche ora. Egli sa troppo bene quanto il silenzio della notte sia favorevole al dialogo con Dio; perciò si reca a pregare nella chiesa deserta. Ma quella sera, non sa come, riesce solo a ripetere infinite volte: «Ave, Maria - Ave, Maria», mentre lacrime di commozione rigano il suo bel viso.
Sull’altare la lampada del SS. Sacramento illumina impercettibilmente le grandi navate della chiesa e riverbera la sua fioca luce rossa sul volto orante di Domenico che piange per tutti i peccati che ogni giorno offendono il buon Dio e rattristano la sua dolcissima Madre. Sente che tanta, troppa gente è lontana dal Signore e non se ne preoccupa affatto. «O Maria, Regina degli Apostoli  - esclama a un certo momento - soccorri questo tuo servo inutile. Insegnami a parlare di Dio agli uomini; guidami, insieme ai miei frati, per i sentieri che conducono al tuo Gesù ».
Ad un tratto, ecco apparire una vivida luce che aumenta in pochi attimi fino a riempire del suo fulgore tutta la chiesa.
Domenico si alza e contempla sbalordito ciò che i suoi occhi non avevano mai visto: davanti a lui è comparsa una Signora giovane e splendente, avvolta da una veste candida più che la neve. Tra le mani tiene un gran fascio di rose profumatissime. Il suo capo è cinto di una corona di gemme, di cui si vedono solo i raggi luminosi in forma di croce. Quasi per incanto le pareti della chiesa sono scomparse; sembra di poter abbracciare tutta la terra, rischiarata da una intensa luce. Domenico comprende che il Cielo si rivolge a tutti gli uomini.
La Madre di Gesù è davanti a lui e gli parla: «Non dubitare, Domenico. Una mamma non abbandona mai i suoi figli. Vedi, ho colto per te, nel giardino di Dio, i fiori della sua misericordia. Questi fiori saranno, da oggi in poi, l’arma che sconfiggerà i nemici di Dio”.
Le parole della Madonna aprono una grande speranza e una grande attesa nell’animo di Domenico che guarda stupito i gesti della bella Signora. Ella getta sulla terra, ai piedi dell’umile frate, ad una ad una, lentamente, ben centocinquanta rose. Un profumo inebriante, sempre più intenso, si sprigiona da ogni rosa che tocca il suolo.
Ma accade un fatto ancora più strepitoso: questa pioggia di rose fa rivivere a Domenico tutto il Vangelo. Infatti, durante la caduta a terra di ogni diecina di rose, egli vede svolgersi una scena della vita di Gesù.
Dapprima contempla l’angelo che annuncia a Maria la nascita del Salvatore; poi la visita della Vergine a Santa Elisabetta e ode le loro parole; subito dopo osserva il Bambino nato nella grotta e lo adora insieme ai pastori e ai magi. Poi Gesù viene presentato nel Tempio e, infine, quando è già adolescente, discute con i dottori di Gerusalemme. Domenico si sente sbalordito e gioioso, mentre le sue labbra ripetono, ad ogni rosa che cade: «Ave Maria, piena di grazia... ».
La Madonna sembra esitare prima di far cadere le altre rose: sono tutte rosse, così vermiglie come mai Domenico ne aveva viste di uguali. Le prime dieci stanno cadendo a terra e Domenico vede Gesù nell’orto che suda sangue; allora si unisce a Lui nella Passione. Lo vede nel pretorio di Pilato, legato e flagellato, incoronato di spine e deriso; lo segue sulla via del Calvario e assiste alla sua crocifissione.
Le lacrime rigano inarrestabili il suo volto, mentre balbetta sbigottito: «Ave Maria, Ave Maria... prega per noi peccatori ».
Ai piedi del buon frate ci sono già cento rose che sembrano guardarlo. Ne restano ancora cinquanta, da meditare e offrire. Ora la Vergine Maria è tutta sorridente e invita Domenico nel giardino della gloria. Là egli contempla Gesù che esce vittorioso dal sepolcro, bellissimo, e sale al Cielo da cui manda sugli Apostoli lo Spirito Santo. Poi vede il corpo glorioso di Maria salire in Paradiso e ricevere dalla SS. Trinità la gloria a cui era destinata, oltre ad uno straordinario potere di intercedere per noi per ottenere tante grazie.
 Per ogni rosa che cade, Domenico è immerso nella contemplazione del «mistero», mentre non si stanca di ripetere: «Ave, Maria, piena di grazia...».
Di colpo tutto scompare, così come d’improvviso l’apparizione si era presentata: non più rose, non più luce, non più la voce dolcissima di Maria. Le pareti della chiesa sono lì, fredde e mute, alla tenue luce della lampada eucaristica; e fuori, nella campagna, i grilli continuano il loro trillo. I frati, come gli altri uomini, dormono ignari di tanto miracolo.
 Ma quando all’alba Domenico lascia a malincuore quel luogo di preghiera, si sente forte e sicuro. Ciò che è accaduto in quella notte gli diventa chiaro: il Cielo si è aperto per lui e la Madonna gli ha consegnato un’arma meravigliosa per portare gli uomini a Gesù. Da quel giorno il Rosario sarà il sostegno e l’anima di tutto il suo apostolato; sarà la scuola di predicazione per i suoi frati che lo propagheranno nel mondo.
La vecchia mamma che non si stanca di far scorrere la corona, il fanciullo che recita la sua decina, le folle che ripetono il Rosario, non conoscono, forse, la visione di Domenico. Ma provano una gioia che è molto simile a quella sentita da lui, in una notte di preghiera.

Letto 1348 volte Ultima modifica il Giovedì, 09 Ottobre 2014 22:51
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