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Giovedì, 01 Dicembre 2011 00:00

Un grido di misericordia, un cammino di umanità

Scritto da p.Domenico Cremona
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Avere qualche cosa di ragionevole in cui credere o aggrapparsi ti tiene a galla. Banalmente potrei dire che in questi mesi sia stata la fede a non farmi sprofondare nella depressione. Cosa sia successo per mettermi a rischio depressione non ha ora molta importanza. Ciò che conta è l’esperienza di fede che mi ha tenuto a galla. Come dico sempre, la fede è la cosa più concreta di questo mondo, ma non la fede in un Dio invisibile, misterioso il cui rapporto si esaurisce nel culto (sempre più simile ad uno spettacolo di dubbio gusto estetico!); su questo aspetto ho molti più dubbi che fede. La fede che mi tiene a galla, che non mi fa sprofondare è la fede nelle persone che condividono la mia vita e sono presenti nelle mie difficoltà. Così in questi mesi la comunità la Zattera - nella varietà delle sue espressioni che rendono ricco il vivere in comunità - è stata un appiglio saldo; uguale riconoscimento lo devo a tutta la mia famiglia, solida referenza di amore, e alle buone amicizie sempre pronte a tendermi una mano e sorreggermi. E’ stata la manifestazione concreta della loro misericordia che mi ha tenuto in piedi. La mia fede riposta nella loro misericordia, insistente come un grido, mi ha permesso di continuare il mio cammino. Un cammino di umanità.
A partire da questa esperienza di fede e di misericordia condivisa, lo scorso 6 novembre abbiamo invitato il promotore internazionale di giustizia e pace dell’Ordine domenicano che ha tenuto una conferenza/incontro alla/con la Famiglia Domenicana di Agognate. In coincidenza con la giornata di fraternita mensile, fra Carlos Linera è stato invitato anche per celebrare la commemorazione del 5° centenario del sermone di fra Antonio Montesinos (vedi “Agognate” n. 61). Il titolo dell’incontro è stato : UN GRIDO DI MISERICORDIA, UN CAMMINO DI UMANITA’. La misericordia, principio fondante la vita domenicana (è “la misericordia di Dio e dei fratelli” quella che abbiamo chiesto quando siamo stati accolti nell’Ordine), ci permette di camminare dentro l’umanità di questo mondo, soprattutto là dove questa umanità è a rischio, compromessa, è strumentalizzata, calpestata, oppressa, soffocata, crocifissa. E’ l’umanità che il vangelo indica come “pietra scartata dai costruttori” che deve diventare “pietra angolare” anche grazie al grido di misericordia come è stato quello di Montesinos.

Riportiamo di seguito un estratto dell’intervento di fra Carlos:

Sono qui, prima di tutto, per incontrarvi e conoscervi con le mie debolezze e la mia vulnerabilità. San Domenico spesso è rappresentato con a fianco un cane con una torcia infiammata in bocca; a me piace più il cane con la torcia che san Domenico perché ho cambiato il mio modo di pensare rispetto a quanto mi insegnavano durante la formazione e cioè che noi domenicani abbiamo la verità e portiamo la luce della verità ovunque; col passare del tempo ho imparato che io non ho la verità e ho bisogno del cane e della torcia per illuminare la mia strada e permettermi di vedere e incontrare l’altro. Ma anche per permettere all’altro di vedermi e di incontrami e poter poi camminare e costruire insieme. Questo sta alla base della fraternità, della famiglia. A casa mia non si è mai parlato di giustizia o di diritti umani, ma per tutti era chiaro che bisognava dare a ciascuno secondo il loro bisogno e questo era possibile perché c’era l’amore. E nell’amore è contenuta la misericordia: donare amore e perdonare. Nell’Ordine ho poi imparato che l’amore non cambia solo la persona amata ma cambia soprattutto la persona che ama. Con un’espressione che può sembrare eretica, posso dire che anche Dio, amandoci, cambia; l’Incarnazione è il cambiamento radicale di Dio nel suo amore per l’umanità. L’amore e misericordia di Dio lo spingono a farsi uomo, a stare con gli uomini, a vivere con gli uomini, soffrire, gioire, morire come loro. E anche alla fine, sulla croce si manifesta la misericordia e il perdono: “perdonali perché non sanno quello che fanno”; Gesù in croce ama e perdona gli uomini non per i loro meriti ma proprio perché non hanno meriti.
E’ all’interno di questa misericordia che io mi presento ai fratelli e alle sorelle come io sono, con la mia debolezza dicendo: io ho bisogno del tuo aiuto per camminare, ho bisogno che tu dieci volte, cento volte, abbia pietà di me, abbia misericordia di me. E io voglio fare altrettanto.
Questa mattina Ennio diceva che Montesinos è stato un frate importante 500 anni fa; ma noi dobbiamo preoccuparci e occuparci dell’oggi, non di 500 anni fa. Sono d’accordo, è per questo che, pur celebrando oggi Montesinos, non voglio parlare di lui ma di me, di me stesso. Cosa sto facendo io oggi quando il mondo, la società, cammina su un sistema di pensiero, filosofico ed economico, dove ciò che conta sono solo io, il mio gruppo, la mia ditta e il modo di accumulare il maggior lucro possibile nel minor tempo possibile, senza riguardi nei confronti dell’altro? Forse era così anche al tempo di Gesù, era così anche al tempo di Montesinos, ma soprattutto è così oggi. Questo il mondo nel quale oggi vivo. Nel vangelo Gesù ci insegna che questo è il mondo, ma fra di noi non deve essere così. In quanto cristiani siamo in questo mondo per presentare, per annunciare, un’alternativa di vita. Purtroppo però se guardo me stesso, la mia comunità, la mia Chiesa, vedo che invece di influenzare il mondo e cambiarne la filosofia, cambiarne il sistema, è il mondo che ha influenzato me, la comunità, la Chiesa, il nostro stile di vita e di vivere il vangelo. Come al tempo di Gesù ci ritroviamo con una religione fatta di gerarchie dove non c’è accesso diretto con Dio ma solo tramite la mediazione del clero. Anche nella vita religiosa ci sono frati di prima classe, di seconda classe, di terza classe (parlo dei frati ma vale anche per le suore e il laicato): quelli di prima classe sono quelli che hanno “un posto”, provinciali, priori, economi, che hanno un certo privilegio; poi ci sono quelli di seconda classe che sono gli amici di quelli che hanno un posto; la terza classe sono tutti gli altri frati che non hanno un posto di responsabilità e non sono amici dei frati che hanno responsabilità...
In queste differenze o caste l’amore e la misericordia spariscono; come il mondo, anche la vita religiosa ha un sistema uguale solo che viene fatto nel nome di Dio. E poi si parla di fraternità! Forse sarebbe ora di iniziare a parlare nelle nostre comunità di amicizia, di umanità.
In questi anni ho imparato che non ho scelto la vita religiosa per essere santo ma per imparare ad essere umano. Ed essere umano è la più grande cosa a cui dare valore oggi perché anche Dio si è fatto umano per mostrarmi la grandezza di essere umano. So che morirò senza diventare mai completamente umano cioè avendo una piena umanità per gli altri, ma continuo il mio cammino di umanità consapevole che per farlo, a partire dalla mia fragilità e vulnerabilità, ho continuamente bisogno della misericordia degli altri.
[L’audio integrale della conferenza/incontro con fra Carlos Linera potete ascoltarlo sul nostro sito: agognate.it]
E’ Natale, un po’ di silenzio!
Taccia il tintinnio delle monete nei centri commerciali,
tacciano le borse finanziarie e le speculazioni,
tacciano i politici corrotti che ostentano le loro abilità,
tacciano le ruspe delle inutili grandi opere,
tacciano le armi, anche quelle silenziose.
Ssst! Nasce un bambino.
Solo un grido di misericordia deve risuonare:
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli,
pace in terra agli uomini di buona volontà”

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