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Giovedì, 01 Dicembre 2011 00:00

Incontri di Fraternita

Scritto da Angela Vaccanio
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Nella giornata di Fraternita ci siamo incontrati per organizzare il tema che ci farà da guida nel corso dell’anno. Di comune accordo abbiamo deciso di programmare il nostro cammino di formazione, in comunione con l’Ordine Domenicano. Tema sarà: “Predicazione e cultura, predicazione comunitaria”; in preparazione al Giubileo di Fondazione dell’Ordine  (1216-2016), La figura centrale sarà fra Antonio Montesinos e il suo sermone pronunciato/gridato 500 anni fa nell’isola Espanola in difesa della vita e dei diritti degli indios.
All’inizio delle attività il nostro assistente religioso  P.Ennio Staid  ha ricordato chi sono i Laici Domenicani e quale è la loro vocazione. Ne trascrivo un mia sintesi:
Con il Concilio Vaticano II, i laici hanno assunto un ruolo sempre più rilevante all’interno della Chiesa. La crescita e l’espansione dei nuovi movimenti ecclesiali è un esempio di come i laici possano testimoniare efficacemente la loro fede. Purtroppo la grande massa dei laici cristiani non sa che cosa significhi essere laici nella comunità cristiana . Pochi  sanno che con il battesimo tutti cristiani sono SACERDOTI, PROFETI e di STIRPE REGALE.             
I laici domenicani sono consapevoli non soltanto di essere battezzati e, quindi, salvati dal sacrificio di Cristo, ma anche di avere nella Chiesa e nella società un posto, una collocazione molto precisa. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”  dice che i Laici sono quei fedeli che, divenuti parte del corpo mistico di Cristo col battesimo e, quindi,  resi partecipi del sacerdozio “comune” (cioè non ministeriale) e degli “Uffici” profetico (cioè di annuncio) e regale (cioè di servizio) di Cristo e, grazie alla loro “propria e peculiare indole secolare [...] per loro vocazione cercano il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”. I laici “vivono nel secolo” e in esso sono chiamati a santificare se stessi e tutta le realtà del mondo.... I laici domenicani, in più, hanno scelto di attuare questo particolare sacerdozio seguendo le orme di San Domenico, appoggiando il vostro cammino sulla misericordia di Dio e dei fratelli come i frati, le monache e le delle suore. La Regola domenicana non è fatta per coloro che si sentono forti e bravi, ma come tutte le regole, è stata scritta per chi si sente debole ed ha bisogno che altri lo aiutino a vivere la sua vocazione!   
Dobbiamo sempre fare memoria di essere parte della Famiglia Domenicana, ricordando con gratitudine quando per la prima volta ci siamo incontrati, non per caso, ma perché innamorati di Dio e dei fratelli. Amore importante, che ha cambiato la nostra vita. Come ogni storia d’amore, con il tempo si potrebbe affievolire o spegnere, perdendo quel calore e quel fuoco che ci ha fatto incontrare. E’ per questo che dobbiamo sempre tenere vivo questo sentimento-desiderio di rivestirci degli abiti di Cristo. E’ un cammino lungo, continuo, fatto anche di piccoli passi da praticare sempre senza stancarsi fino all’ ULTIMO GIORNO!
 Daniela Mosca e Angelo Serina  hanno chiesto quest’anno di poter essere ammessi  alla professione  nella famiglia di San Domenico, mentre Maria Innocenza Marletta ha chiesto d’essere accolta per iniziare la formazione.. Ho domandato loro: perché vuoi diventare Laico Domenicano? Sei consapevole e prometti di vivere secondo la Regola?
 Le risposte mi hanno dato grande gioia. Ne pubblichiamo una che, grosso modo, esprime il pensiero di tutti e tre.
Grazie a tutti voi!

La ragione per cui chiedo di poter essere ammesso a impegnarmi definitivamente nel laicato domenicano è molto semplice.
E’ la chiusura di un cerchio che si è aperto nel 2004 quando ho avuto modo di conoscere Ennio, prima, e la fraternità di Agognate, dopo.
L’incontro con Ennio è stato oltre che l’incontro con una persona, anche con una narrazione del Vangelo molto diversa da quella che avevo udito sino a quel momento.
Il Dio che mi raccontò Ennio era lontano dal Dio cartaceo ed etereo che avevo nella mente: Ennio mi presentò il Dio di Gesù Cristo che ha scelto la storia come propria casa rispetto ad un trono stampato su di un cielo turchino, avvolto da nubi e schiere di puttini. Una casa disordinata, per la verità, la dimora eletta da Dio: là vi si trova di tutto, chi esce e chi entra, chi mente e poi passa per santo, chi è santo realmente ed è pressoché ignoto, chi uccide ed è portato in trionfo, chi muore, piccolo e calpestato, ed è individuato come colpevole. La storia dell’umanità come la sappiamo noi, insomma, di fronte alla quale Dio non si è messo le mani ai capelli. L’ha invece scelta così com’è, amandola ed entrando in lei come suo compagno per la vita così da essere con lei un cuore solo e un corpo solo. Col tempo ho intuito che ciò di cui mi parlava Ennio traeva spunto non solo dalla sua vicenda personale (come accade a ciascuno di noi) ma soprattutto dalla vicenda personale di Domenico che scelse in nome dell’umanità amata da Dio di lasciar perdere i luoghi fatti di incenso, ampolle e riti per seguire le strade preferite da Dio, quelle nelle quali pulsa la storia, fatta ancora una volta di disordine, del caotico fluire del tempo e dell’errore, dell’eresia, dell’umanità varia, della miseria e della ricchezza e delle tiepide vie di mezzo.
Dell’ambiguità. Se c’è una cosa che in passato mi disturbava dell’essere umano è proprio la sua ambiguità.
Ma col tempo e con qualche capello bianco mi sono accorto che nessuno va esente da questo tratto tipico dell’umano che il Dio del racconto di Ennio e di Domenico, del Dio amico della storia, non ha ricusato.
Con l’impegno definitivo per l’ordine e per la regola, non credo di poter dire di aver messo un punto. Si chiude un ciclo, come dicevo, ma una nuova urgenza si affaccia chiara: la necessità di una sempre maggiore comprensione della storia e l’impegno a raccontare alla storia medesima il Dio appassionato dell’uomo, così com’è.
Non posso nascondere, specialmente ora che mi accingo a professare l’impegno solenne al rispetto di una regola, una certa mia inclinazione a diffidare verso ciò che si assume abbia il carattere della perentorietà e della incontrovertibilità, come non posso nascondere una certa diffidenza verso una bontà per definizione delle regole stabili (che sono pur tuttavia mio pane quotidiano, com’è noto).
Sono affascinato, invece, dal dubbio e dalla fatica che esso impone e sono attratto dall’inquietudine delle domande di chi, per mestiere o soltanto per indole, si interroga e interroga gli altri e sa che le domande molto spesso non hanno risposte come proprio orizzonte ma nuovi e più stringenti interrogativi.
Scegliere la strada di Domenico da uomo del mondo, come laico, se da un canto mi impegna verso la regola, dall’altro credo mi confermi nella libertà di uomo inquieto, desideroso di abbracciare la storia nella sua inarrestabile mutevolezza e ambiguità.
Con queste intenzioni mi accosto, con gioia ma non senza qualche preoccupazione, all’ordine domenicano e faccio la mia richiesta di impegnarmi per sempre per esso.
Angelo Serina, Novara, 17 settembre 2011



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