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Giovedì, 01 Dicembre 2011 00:00

Vocazione

Scritto da Irene Larcan
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Il domenicano è per sua costituzione un itinerante. Spesso però  ci rendiamo conto di quanto sia difficile, vivere questa itineranza, anche solo per poche ore. Facciamo resistenza a lasciare le nostre case, le nostre abitudini, e a metterci in cammino per rispondere ad una convocazione.
I mesi di settembre ed ottobre, per noi laici domenicani, sono stati “movimentati”: le fraternite di ogni regione sono state convocate ad una giornata di riflessione sulla comune vocazione domenicana. In molti si sono mossi per raggiungere il luogo dell’incontro, alcuni con la fatica dovuta agli anni che passano, altri con quella di dover organizzarsi per lasciare il pranzo pronto per marito, figli, o nipoti, altri ancora per il viaggio non sempre agevole. Tutti alla fine della giornata sono tornati alle loro case con la richiesta di ritrovarci più spesso perché è bello, gioioso e stimolante confrontarsi sulla nostra scelta di vita, condividere difficoltà e successi della predicazione, e cercare nel dialogo e nel confronto fraterni soluzioni e progetti comuni per il cammino e la crescita delle fraternite.
Il tema scelto era la vocazione domenicana ad essere “profeti, annunciatori e predicatori.
Una chiamata alla relazione, con Dio e con i fratelli, relazione tra chi chiama e chi è chiamato.
Una chiamata alla compassione, non al giudizio né dell’agire di Dio né di quello dei fratelli.
Una chiamata al servizio, della Parola e della vita.
Una chiamata alla conversione continua per camminare secondo il progetto di Dio e non secondo i nostri desideri, alla ricerca del volto di Dio e non delle nostre idee su di Lui.
La giornata ci ha visto discutere sulla consapevolezza di ognuno della comune appartenenza all’Ordine, sulla responsabilità di una comune missione apostolica. Sui cambiamenti che questa vocazione ha portato nelle relazione con chi ci sta attorno, e su quali mezzi per alimentarla nel tempo per renderla, dopo l’entusiasmo iniziale, più profonda e consapevole.
Con chi non ha potuto essere presente voglio condividere, se non il clima di attenzione ed ascolto reciproco, almeno le riflessioni, frutto del lavoro dei delegati regionali, che hanno dato il via al dialogo.   

“La vocazione è una realtà che riguarda tutti per il fatto stesso che esistiamo.
Infatti la prima chiamata è la chiamata all’esistenza (dal nulla siamo stati pensati per diventare esseri viventi); e siamo chiamati ad essere ad “immagine e somiglianza di Dio”.
Il progetto di Dio su ciascuno di noi non è qualcosa deciso all’origine da un altro trascurando la nostra libertà, ma richiede il nostro costante assenso, esige la nostra risposta, aspetta i nostri tempi e le nostre infedeltà. È un rapporto che si costruisce in relazione a Qualcuno che ci conosce più di quanto non ci conosciamo noi stessi. Dio ci conosce veramente in profondità, conosce il nostro cuore: noi pensiamo di conoscerci, ma in realtà molto spesso ci inganniamo perché giustifichiamo i nostri comportamenti che hanno un’origine  spesso meschina, con motivazioni che danno di noi un’immagine più elevata sul piano etico. Con Dio noi dobbiamo essere in un costante dialogo anche per imparare a riconoscere le motivazioni vere della nostre azioni e la nostra realtà, che per quanto modesta, è quella con cui Dio vuole dialogare per realizzare il suo progetto d’amore e di pace proprio come lui ci ricorda: «Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11).  È perciò importante ricordare che tutta la vita che il buon Dio ci ha donato è una vocazione ad amare Lui e il prossimo, ognuno nella sua misura e nel proprio stato di vita.
Ogni vita è una chiamata ed una vocazione. Sia la vita matrimoniale che la vita consacrata rispondono a quella speciale chiamata che noi definiamo VOCAZIONE e che è  il progetto d’amore che Dio ha disegnato per ciascuno di noi. E la GRAZIA è l’aiuto che Dio ci dà perché rispondiamo alla nostra vocazione di diventare suoi figli adottivi. Essa ci introduce nell’intimità della vita trinitaria (Catechismo della Chiesa Cattolica:2021). La prima vocazione del cristiano è seguire il Signore Gesù (Catechismo:2032), ma, in particolare, è proprio dei fedeli laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio (Lumen Gentium 31b).
Nella ricerca della nostra vocazione non siamo gli unici attori del discernimento, ma siamo sempre sotto lo sguardo di Dio. Spesso infatti il percorso che intendiamo fare viene deviato da incontri, situazioni, dal nostro bagaglio  culturale ed emotivo, ma resta fermo il fatto che la nostra ricerca è un dialogo in cui, attraverso tutte queste cose, Dio interagisce con noi e ci porta a leggere le situazioni in direzione di una piena realizzazione della nostra vita e del nostro essere.
Conferme di queste trasformazioni, che nel dialogo costante con Dio dobbiamo imparare a “leggere”, ci vengono dall’accompagnamento della Chiesa, che attraverso i Sacramenti, la direzione spirituale, o gli insegnamenti, ci prospetta la dimensione comunitaria  e ci accoglie nella comunità. È nella Chiesa, in comune con tutti i battezzati, che il cristiano realizza la propria vocazione (Catechismo:2030).
Infatti il fine di ogni vocazione, laica o religiosa, non è la chiusura in se stessi o nel piccolo gruppo, ma è l’inserimento in una comunità, quella ecclesiale, ma soprattutto quella umana.
Entrando ancor più nello specifico della nostra situazione  ricordiamo che la vocazione del laico domenicano richiede che egli consacri la propria vita al culto della verità: verità amata e perciò cercata, studiata, contemplata, vissuta nella santità della vita, predicata e difesa fino all’effusione del sangue.
Il laico domenicano deve avere la consapevolezza della vocazione che ha accolto legandosi a una famiglia con una promessa e assumendosi le responsabilità conseguenti”.

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