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Giovedì, 01 Dicembre 2011 00:00

Il resto sono storie di potere

Scritto da Lucia Iorio
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“Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,un corpo invece mi hai preparato.Non hai graditoné olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà. Dopo aver detto prima non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose tutte che vengono offerte secondo la legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà".  (Ebrei 10,5-9)

Natale, il mistero di Dio che prende un corpo: l’infinito che si pone un confine, il creatore che sceglie un mezzo di contatto con tutto il creato!
In questi tempi mi ritrovo a fare i conti con il mio di corpo e mi accorgo che intelletto, volontà, desiderio, tutto deve fare i conti con la possibilità o l’impossibilità di cui il corpo dispone. Questo diventa sempre più evidente con il passare degli anni e il sopraggiungere di malattie o acciacchi vari. Vorremmo, ma… c’è il “soma” che invece di portarci, come un asino ubbidiente, si impunta e ci costringe a portarlo.
Bellissima la frase di Gesù a Pietro: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi…e detto questo aggiunse: seguimi” (cfr. Gv 21,18-19). La possibilità di sequela non pare ostacolata dagli impedimenti del corpo, anzi, sembra quasi il rovescio. Ciò che ci è negato nel pieno del nostro vigore, ci è donato nel momento in cui non possiamo fare altro che tendere le nostre mani.
San Tommaso diceva che l’anima informa, dà forma, al corpo, ma a differenza delle altre forme se ne può distaccare e vivere di vita propria. Un tavolo,  una volta che si è rotto del tutto non è più un tavolo, cessa la sua funzione di essere il posto dove si mangia o si studia. Questo non vale per l’anima che anche quando il corpo viene meno, continua a sussistere e può aspettare la risurrezione dei morti.
Oggi questi termini sono un po’ desueti, si preferisce parlare di “persona” ovvero l’insieme di corpo, anima, spirito che fanno di ognuno un individuo unico e irripetibile.
Riprendo la distinzione solo per mettere a fuoco che cosa può voler dire per ciascuno di noi essere di Cristo. Avere un corpo, saperlo avvolto da un’anima e, con esso, confrontarsi con la realtà che la vita ci mette davanti ogni giorno, questo ci è chiesto nel nostro cammino personale e comunitario.
“Io sono colui che sono” (Es 3,14) dice Dio a Mosè quando gli chiede il suo nome, sono il tuo presente e la tua possibilità di futuro. “Io sarò con te” (Es 3,12) E già Israele conosce un Dio che è, assieme a tutti quelli che diventano suo popolo.
“E il verbo si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi”  (Gv 1,14); Dio, nel suo Figlio, ha posto la sua tenda, la sua presenza in mezzo a noi, per tutto ciò che è e per tutto per ciò che sarà. Si è assunto le conseguenze di una storia ferita ed è arrivato a morire in croce schernito ed umiliato come un malfattore per portare l’umanità al suo compimento.
Natale è la festa di un Dio che si fa bambino, di un Dio che rimette la sua possibilità, il suo principio in ciò che è l’umano.
“In principio era la gioia” come ci dice nel suo bel libro Matthew Fox. Sì, il principio non è il nostro peccato e la nostra ricerca di redenzione. Il principio è nella creazione che continuamente si ripropone. La creazione di un Dio che vide: “che era cosa buona”  e dell’umano: “che era cosa molto buona”, come ci viene detto nel primo capitolo della Genesi. Poi c’è stato il peccato e la necessità di Dio di redimere l’uomo. Ma questo è il secondo capitolo della nostra storia, non il primo e capovolgere questi elementi non porta allo stesso risultato!
Il male c’è e, in definitiva, rimane mistero, ne vediamo e sperimentiamo i suoi effetti ogni giorno. Ma è necessario non invertire l’ordine; mai il male deve avere la precedenza sulla bontà della creazione. Certo, non è facile, solo un centurione sul Golgota e pochi altri hanno detto: “Davvero costui era Figlio di Dio” (Mt 27,54)
Facilmente nei nostri giudizi passiamo dal primo al secondo capitolo attribuendo a Dio tutte le malefatte, anche quelle che con più evidenza sono causa della disobbedienza umana ad un progetto d’amore.
Noi cristiani riusciamo ancora a coglierci come creature volute ed amate o solo come peccatori che invano cercano il loro peccato? Senza un rapporto d’amore non c’è coscienza di peccato. E chi mai avremmo offeso se nella nostra percezione non c’è né un Dio che ci ha creati, né un umano verso cui esercitare la nostra responsabilità?
Quante volte abbiamo detto: “è volontà di Dio” davanti ai disastri naturali, davanti alla sofferenza, davanti alle ingiustizie perpetrate? Facendo passare Dio da una volontà di bene ad una volontà di male? Ovvero dal primo al secondo capitolo.
Quante storie missionarie sfociate nella tragedia! C’era innanzitutto la gioia di un incontro tra fratelli e sorelle con usi e convinzioni diverse dalle nostre o non piuttosto quello che si aveva davanti agli occhi era il loro peccato da cui dovevamo liberarli?
Quanti dei nostri incontri partono mettendoci sullo stesso piano di creature, poiché amate e redente allo stesso modo, e quanti altri, invece, hanno la strada preclusa dal muro della distinzione tra chi ha già la salvezza e chi, poverino, occorre proprio che gli spieghiamo come stanno le cose!
Partire dalla gioia di una benedizione aiuta a comprendere la realtà in modo nuovo, aiuta a ricomprenderci anche nei momenti in cui il nostro corpo non risponde alle nostre esigenze e non si piega alla nostra volontà.
Quando la realtà che ci circonda non corrisponde alle nostre aspettative, vederla nella forma di chi l’ha voluta illumina qualsiasi notte siamo chiamati ad attraversare.
Gesù di Nazaret  nasce in una stalla e cammina sulla terra, è importante che nella nostra visione non perda la sua anima, che continui a mostrarci il volto umano di Dio; importante è sentire che sta dalla parte della nostra fatica e non contro di noi.
Il resto sono storie di potere che sempre hanno accompagnato e accompagneranno la storia dell’umanità.
Siamo talmente abituati ad avere davanti gli occhi il religioso connesso con il potere che neanche ci rendiamo conto in pieno di come possa essere stridente il contrasto. Sono dovuta arrivare in Russia, in mezzo alla miseria e al degrado, per essere colpita, come un violento schiaffo, dall’immagine di un Cristo vestito da Zar. Certo, un Dio fatto uomo non poteva stare dalla parte di chi lotta e soffre per un mondo più giusto, ma era lì a convalidare un sistema di oppressione! Eppure quante volte accade e ci passa inosservato!
Buon Natale dunque, e lasciamo che nasca, lasciamo che prenda corpo, lasciamo che abbia un volto, chiniamoci di fronte alla vita come si farebbe  con un bambino a guardare incantati i lineamenti, ad ammirare le fossette sulle dita. Lasciamoci stupire, lasciamoci commuovere da ciò che accade e, se il nostro cuore avrà un solo battito in consonanza con l’universo, allora la nostra vita non sarà stata vana e la nostra testimonianza avrà raggiunto le stelle che con l’incarnazione si sono rovesciate sulla terra.
Auguri

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