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Venerdì, 01 Giugno 2012 00:00

Testimone dell'invisibile Don Giovanni Barra

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Ciò che noi attualmente siamo è frutto anche degli incontri vissuti, delle persone con cui siamo entrati in rapporto e della loro esperienza di vita. Gli altri, che ne abbiamo consapevolezza o meno, entrano nel tessuto della nostra esistenza. Così come ognuno di noi porta, in qualche modo e in varia misura, la responsabilità della vita di chi incontra.
Sono passati ormai quasi quarant’anni da quando ho conosciuto don Barra, una conoscenza che devo a mia sorella Maria Teresa. Era in montagna, nella “Casa Alpina” a Soucheres Basses, una valle del torinese, e mi telefonò invitandomi a raggiungerla, perché c’era un prete capace di parlare ai giovani: pensava  che avrebbe potuto aiutarmi nella mia ricerca di vita.
Adolescente, o poco più, trovai in don Barra un forte punto di riferimento, una guida, anche se per breve tempo, purtroppo. Ma nulla, credo, spero, è andato perduto.
A volte, nel colloquio con lui non ottenevo le riposte alle mie domande, ai miei dubbi, ma sempre ne uscivo sollevato: mi trasmetteva la gioia di chi sa di essere amato e ama. Un amore, nutrito dalla tante ore passate in preghiera, nonostante i suoi numerosi impegni. Era davvero “Testimone dell’Invisibile”, come suona il titolo di una serie di opuscoli curati dalla Diocesi di Pinerolo, da cui ho tratto alcuni passi della sua predicazione, che vi propongo.
Credo che la mia esperienza sia quella di tutti coloro che sono entrati in rapporto con lui; significativa ed emblematica è la testimonianza che ne ha dato Oscar Luigi Scalfaro: “Nei miei ricordi è rimasto vivo il suo volto sorridente, aperto, particolarmente comunicativo; vi si leggeva la grande ricchezza umana di cui don Barra era dotato… Chi lo ha conosciuto, lo ha ascoltato anche una volta sola, ancor più se lo ha avvicinato, ha certamente portato con sé il sorriso di un testimone limpido e fermo di verità, e ha certamente colto l’immagine viva di una vita donata per Amore”.
“È stato notato come nel Vangelo le folle correvano dietro a Gesù; Gesù correva dietro agli individui. Non ha paura di perdere tempo con una persona sola: la Samaritana, Nicodemo, Zaccheo, Tommaso…Scoprire l’amore individuale di Gesù non vuol dire affatto scoprire una visione gretta del cristianesimo. Nella misura in cui si scopre che il Signore sì è sacrificato per ciascuno si è portati a sacrificarsi anche noi per tutti.
Questa qualità dell’amore di Cristo per noi diventa anche una norma del nostro amore per i fratelli.”
“Nell’amore, più che il dono conta il modo di fare il dono. È il tono che fa la musica. Tale è la tendenza del cuore umano; un piccolo piacere accordato, una parola di consolazione detta con tatto e amabilità, un sorriso, sono più apprezzati che non un servizio fatto senza discrezione e con l’apparenza di esigere la riconoscenza”.
“ (Natale 1965) Che altro è stato il Concilio se non un lungo e a volte sofferto travaglio del parto? La Chiesa ci si presenta oggi in vesti novelle, di cui non riusciamo ancora a comprendere appieno il senso. Abbiamo tanto atteso, che di fronte alla nuova realtà rimaniamo a volte stupiti, e forse qualcuno persino perplesso. Proprio come i pastori al primo annuncio dell’angelo. Ma, come i pastori, non esitiamo: prendiamo i nostri bastoni e le nostre bisacce e incamminiamoci. Il Signore ci ha fatto un grande dono. Adoriamo. Ringraziamo.
E nasciamo di nuovo anche noi. Dal profondo. Oggi c’è bisogno di silenzio. Un bue, un asino, una stalla. Il buio d’una notte che già prelude all’aurora. Le nostre mani che annaspano, insieme a quelle del Bimbo, pronte ad afferrare la luce. C’è bisogno di grande silenzio; per rimeditare e prepararci per comprendere e ringraziare; per ridare nuove basi alla nostra azione. Ma anche, soltanto, per gioire e sorridere di speranza. Perché l’alba è vicina”

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