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Venerdì, 01 Giugno 2012 00:00

I comandamenti

Scritto da Lucia Iorio
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Quest’anno come Gruppo locale del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) abbiamo approfondito lo studio sui Comandamenti. Come di consueto abbiamo scelto di non avere relatori per i nostri incontri, ma di farci noi stessi carico dello studio e della presentazione degli argomenti. Accompagnati dal Pastore Davide Rostan, che per un anno ha svolto il suo servizio nella Chiesa Valdese-Metodista di Novara, abbiamo coordinato un lavoro che possiamo definire ricco e fruttuoso.
Riprendere “le dieci parole” per riascoltarle con le istanze che oggi la storia ci pone ha significato non rilegarle più a pagine scritte o ricordi di catechismo. Ci ha aiutato a capire come è necessario che interagiscano con le nostre scelte ed i nostri comportamenti.
Tra le tante suggestioni raccolgo quella che è emersa con forza da un intervento del Pastore nel corso di un incontro: “ i comandamenti non sono espressi all’imperativo ma all’indicativo futuro”.
Anche nella nuova versione della Bibbia di Gerusalemme, sia in Esodo che in Deuteronomio non troviamo più la formulazione: “Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare…”. Abbiamo: “Non Ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai…”
“Io sarò con te” e tu sari in grado di mettere in pratica un programma di vita per te, per il tuo prossimo, per la società tutta.
Vederli collocati nella luce della Promessa riprendono un nuovo vigore.
Non norme dettate dall’imposizione arbitraria di un Dio, ma possibilità data ad un popolo liberato dalla schiavitù dell’Egitto di continuare a vivere nella libertà.
Non peso da portare per compiacenza ad una divinità, ma sequela di un Dio che apre il mare per dare al suo popolo una strada all’asciutto.
Parole ricevute su di un monte fumante in mezzo a tuoni, lampi e suono di corno. Il Signore si manifesta in tutta la sua potenza provocando tremore. Solo Mosé si avvicina, il popolo si tiene a distanza. Sono parole di un patto che resta scritto su tavole di pietra. Il Dio d’Israele cammina in testa al suo popolo e non verrà mai meno alla sua fedeltà.
Senso di liberazione e gratitudine dovrebbero sgorgare dal nostro cuore per una legislazione che chiede solo quello che dà. Una legge da custodire perché da essa siamo custoditi.
Ci sarà ancora un monte, avvolto da una nube oscura, quello del Golgota, dove ancora una volta Dio in Gesù di Nazareth si fa carico di aprire la strada ad un’umanità nuova.
Qui anche la nostra colpevolezza è stata risanata, come ci dice l’apostolo Paolo: “annullando il  documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla Croce”  (Col. 2,14)
Questo è da vivere come singoli fedeli e come Chiese. Come grazia e dono.
I musulmani in Italia: tra libertà religiosa e prospettive di relazioni interreligiose

Quest’anno la Giornata di formazione della Commissione interregionale Ecumenismo e dialogo si è svolta a Vercelli. “Benvenuti nella Chiesa madre” è stato il saluto  dell’Arcivescovo mons. Enrico Masseroni.
I lavori sono stati preceduti dalla preghiera nella cappella del Seminario con una intensa riflessione biblica fatta da Don Silvio Barbaglia (attuale responsabile Diocesano di Novara per l’Ecumenismo e il Dialogo).
I Musulmani fanno risalire la loro discendenza a Ismaele, primo figlio di Abramo. Sara è sterile, non può avere figli, allora pensa di dare una discendenza ad Abramo attraverso la sua schiava, ma, quando nel grembo di Agar fiorisce la vita, la sua rivalità di donna arriva all’estremo e chiede ad Abramo di allontanarla!
Agar si trova nel deserto, da sola. Ci sono due racconti nella Genesi, uno in cui Agar è maltrattata e si allontana quando è incinta e l’altro in cui viene scacciata insieme al bambino.
Nel primo racconto la trova l’angelo del Signore, le dice di tornare dalla sua padrona e le assicura che moltiplicherà la sua discendenza (cfr. Gen. 16).
Nel secondo (cfr. Gen 21,8-21) il Signore ascolta la voce del bimbo destinato a morire, apre gli occhi ad Agar e vede un pozzo e nel deserto l’acqua è il fiorire della vita.
C’è un angelo che viene dopo il dolore.
Sono seguite poi le relazioni:
Don Andrea Pacini si è  soffermato sui fondamenti teologici del dialogo interreligioso come emergono dal Vaticano II.
 La giovane dottoressa Maria Bombardieri, che ha condotto recenti ricerche sull’Islam in Italia, ci ha ben delineato il quadro della presenza musulmana. Il professor Roberto Mazzola, docente di diritto ecclesiastico, che segue da anni le questioni relative al diritto di libertà religiosa, ci ha parlato delle difficoltà di raggiungere accordi a livello legislativo.
L’ospitalità del seminario al mattino e delle Suore di Santa Maria di Loreto al pomeriggio, la visita alla Sinagoga hanno reso questa giornata di studio anche un momento piacevole di conoscenza della realtà locale ricca di storia e di cultura.

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