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Sabato, 01 Dicembre 2012 00:00

Succede in Fraternita

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Qualche riflessione / considerazione della Presidente

Mi accingo a proporre (è un tentativo) in maniera non strettamente organica alcuni momenti della prima domenica di fraternità di quest’anno (01/11/2012): l’intento oltre a quello di farne una breve cronaca, sarebbe quello di condividere con gli assenti… e con i lettori del giornalino le riflessioni e le emozioni vissute durante quella giornata.    
Riporto la mia introduzione alla giornata che avviene sempre con il canto delle Lodi mattutine.

Benvenuti e ben ritrovati (i vostri sguardi mi rimandano un saluto altrettanto affettuoso e un invito silenzioso e gentile a continuare).
Siamo qui di nuovo a proseguire il nostro cammino o se volete il nostro percorso di Laici domenicani.
Ci aspettano giornate di incontri, riflessione, studio, preghiera, tutte occasioni che il Signore ci offre per mettere a frutto i doni della sua grazia.
E quindi dobbiamo essere riconoscenti e impegnarci.
Non è la prima volta che ho occasione di riflettere con voi sul brano del profeta Ezechiele che stamattina la liturgia ci propone.
Anche allora, come oggi, la storia del Popolo di Israele era un susseguirsi di infedeltà e di tradimenti. Ma il Signore, che a tratti sembra ritrarre il suo spirito, ritorna immancabilmente, non fa mancare la sua benedizione e il suo aiuto.
Qui Ezechiele fa ricorso alla rappresentazione di un popolo ormai morto, sepolto in una tomba e che ritorna a vivere per opera del Signore che, non dimenticando la sua alleanza, risuscita i morti dai sepolcri e fa rifluire la vita.
Una testimonianza  di misericordia e di perseveranza.
Come tradurre questa visione ai tempi di oggi?
Viene la tentazione di dire: sono cose piene di fascino, che succedevano allora, in tempi mitici quando i concetti e gli avvenimenti venivano trasmessi con un linguaggio immaginifico e ridondamte.
Ora che il cielo è stato svuotato da tutti i miti e dagli idoli, queste cose non succedono più: peccato!
L’alleanza con il Signore è faticosa, oggi come allora. E’ più comodo credere negli idoli, meno esigenti, più alla portata di mano e quindi lasciare che scivoli via l’idea dell’alleanza (la Sua con noi e la nostra con Lui) e dell’impegno.
C’è ancora un Ezechiele che ci rovescia la prospettiva e che fa rinascere la speranza a noi che spesso tendiamo a farci deludere da tutto?
C’è un profeta che ci suggerisce che quello che noi vediamo come finito è l’inizio di un cambiamento?
Provo a riflettere e cerco di vedere quello che mi circonda: faccio riferimento a due spunti, non per tentare di dare una risposta, ma come si dice oggi, per offrire una pista di riflessione, spunti che traggo da questo stesso giornale. Non è vero che siamo tutti profeti?
Il primo è una considerazione che mi è venuta dall’articolo di P. Raffaele sul Vangelo della settimana scorsa:
“Se il vostro occhio vi è di scandalo cavatelo”.
Allora che il problema non stia tanto nella realtà esterna, quanto nella nostra incapacità di vedere le cose… L’occhio è incapace di vedere..
I Farisei e i dottori della legge non sono stati capaci di vedere in Gesù il Figlio di Dio e quindi l’hanno condannato a morte: “non hanno visto la vita che fioriva.”
Qualcuno dice che l’opera d’arte sta negli occhi di chi guarda!
Se ci è difficile “cavarci un occhio” cerchiamo almeno di cambiare il modo di vedere le cose, per esempio di non pensare di avere sempre ragione e di possedere la verità.
La seconda riflessione la traggo dall’articolo di Lucia che ci parla dei suoi incontri ecumenici, sui dieci comandamenti ovvero sulle Dieci Parole.
Ci ricorda che i comandamenti non sono stati formulati all’imperativo ma al futuro: non ucciderai, non ruberai, quindi non un condizionamento a volte impossibile, ma un futuro aperto alla speranza.
Allora, con l’aiuto del Signore, diamoci da fare con la “speranza di vedere l’invisibile nel visibile”.

Letto 1666 volte Ultima modifica il Giovedì, 09 Ottobre 2014 17:24

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