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Sabato, 01 Dicembre 2012 00:00

Dal cielo salire sulla terra

Scritto da Lucia Iorio
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Natale, nasce il Salvatore del mondo, predetto dai profeti, annunciato da un angelo, adorato dai pastori in una grotta.
Come ogni anno preparo le quattro candele di Avvento, da accendersi una per ogni settimana che ci separa dall’evento che ha cambiato la storia. Mi chiedo in che senso è cambiata e se,  almeno per me, c’è un po’ di luce o se cammino sempre a tentoni.
Nel trascorrere del tempo crollano i miti; la scienza fatica a stare al passo con le nuove forme di malattia; tramonta l’occidente, declina il post-moderno… se esci di casa, incontri tante e tali razze, che istintivamente prendi la strada dell’aeroporto per rientrare! Se pensi di aver capito qualcosa al mattino, nel pomeriggio ti dimostrano che è già stato ampiamente superato.
Dopo qualche anno di assenza sono tornata al Corso di Formazione Ecumenica che si tiene a Torino.
Inizia l’ottavo, ognuno è triennale, se i conti son giusti siamo al ventiduesimo anno.
Si è ripreso il tema “I fondamenti del dialogo interreligioso”, già trattato; si è reso necessario riprenderlo per l’evolversi delle condizioni in cui ci troviamo a vivere e le conseguenti letture che se ne danno.
Mi sono accorta di aver percorso Via XX Settembre per raggiungere il Seminario con passo più stanco e  con meno entusiasmo di un tempo.
Ho rivisto gli amici e questo mi ha rincuorato, siamo ancora qui, quello che sembrava un azzardo di pochi infervorati è divenuta iniziativa consolidata e accreditata.
Riporto una breve sintesi di quello che ha detto Andrea Pacini nel primo intervento, “Il contesto culturale contemporaneo del dialogo: multiculturalità, interculturalità, rivendicazione delle identità”.
Negli anni ’60-’70 dominava l’idea di una modernità omologante, secondo la quale la diffusione del modello economico-liberale e lo sviluppo sul piano politico del modello democratico-culturale avrebbero portato al diffondersi della secolarizzazione, sia a livello personale che collettivo. In questa visione le religioni avrebbero perso di significato. Quest’idea è stata smentita.
 Dagli anni ‘70 si assiste in tutto il mondo ad un rivitalizzazione delle religioni in chiave identitaria, sia sul piano personale che su quello politico, e ad esse si è fatto appello per gestire la modernità.
Oggi bisogna riconoscere che il fenomeno della secolarizzazione è tipicamente europeo, non è applicabile ad altri. Ad eccezione della Cina, di cui non si hanno ricerche, assistiamo ad una accoglienza della modernità nei suoi aspetti tecnologici, ma le religioni affermano il loro diritto ad interpretarla.
A volte avviene in modo conflittuale, come nel mondo musulmano; a volte positivo come in India, dove si accoglie lo sviluppo, la democrazia,  ma dove, al tempo stesso, si trova nella religione il codice normativo per la vita sociale.
Se è vero che la diversità è ricchezza, essa è anche espressione di conflitto.
Un modo concreto e trasversale per affrontare queste istanze e superare i conflitti in modo condiviso è dato dal rispetto dei Diritti Fondamentali e universali dell’uomo, un rispetto, purtroppo, ancora lontano dall’essere pienamente attuato, in particolare nei confronti delle donne: si pensi, ad esempio, alle mutilazioni genitali imposte alle bambine da tradizioni tribali, ancora diffuse anche tra gli emigrati.
Bisogna vivere insieme a partire dalle differenze, cercando un ancoraggio comune e in questa ricerca le religioni sono a tutt’oggi attori credibili, anche se il cammino non è privo di rischi.

Torno sui miei passi
“Corsi e ricorsi della storia” mi viene da concludere, come diceva Giambattista Vico. Se la storia si ripete, siamo costretti a ricercare le ragioni ideali ed eterne in eventi che costantemente si ripresentano. Dobbiamo  riflettere sul nostro essere principi… in mezzo ad altri principi!
Se ci si accontenta di essere un principe tra altri principi può andare ancora bene, ma se ognuno ha la pretesa dell’unicità, le cose si complicano notevolmente. Poi, principi di che? Un principato, anche se modesto, ci vuole. Certo, a noi che è nato il “re dei re” pare giusto e doveroso avvisare gli altri che si sono sbagliati…
Mi rendo conto che certi pensieri potrebbero sfiorare il ridicolo, se non ci fossero in giro affermazioni tipo: “Riempire il mondo con una religione, o con più religioni di tipo abramitico è come disseminare per le strade delle armi pronte a sparare. Non ci si deve quindi meravigliare se poi qualcuno ne fa effettivamente uso.” (1)
Nel corso dei secoli, Ebrei, Musulmani e Cristiani non abbiamo dato grandi esempi di pace.
C’è una verità che fuoriesce dal fare? Sempre il grande filosofo, storico e giurista napoletano Vico, nel suo cercare di mettere in relazione il mondo ideale con il reale, diceva che il vero e il fatto si convertono l’uno all’altro e coincidono.
Qualcosa sfugge o è sfuggito… nel corso della storia, appunto!
Forse a sfuggire è proprio la storia, un umano che rimane identico a se stesso anche se le condizioni sono differenti. Dall’erba del vicino sempre più verde siamo passati al profilo di facebook sempre più cliccato. Il nostro bisogno di affermazione richiede, necessariamente, di affermarsi su qualcuno o su qualcosa.
Quel Dio che geme al freddo in una grotta resta relegato ad una metastoria, un racconto fantastico che scalda i cuori e ci regala un po’ di tenerezza; nelle trincee a Natale non si sparava, oggi, suvvia, anche alla collega più… gli auguri li facciamo lo stesso!
Non può bastare per un Dio che si è fatto uomo. Non possiamo più pensare ad una umanità al di fuori di questo mistero.
“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1ss).
Quel Logos, quel Verbo, che era presso Dio e che era Dio, come ci dice l’evangelista Giovanni, si è fatto carne. Ha attraversato i cieli per “stare” sulla terra, “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. (Gv. 1,14ss).
Questo è l’attraversamento che ci è chiesto di ri-conoscere, qui si gioca la nostra fede, non nelle gentili concessioni di chi ha già deciso di rimanere nella sua trincea.
Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio dice che: “Credere nella possibilità di conoscere una verità universalmente valida non è minimamente fonte di intolleranza; al contrario è condizione necessaria per un sincero e autentico dialogo tra le persone.”  (2)
Dove la verità coincide con ciò che facciamo, accende la luce di un giorno nuovo dato a noi nel Natale del Signore e la terra brilla della sua luce. Auguri

(1) Cf. R. DAWKINS, “Religion’s misguided missiles”, in The Guardian 15.9.2001. Citato in Il regno-attualità 6\2004 – Supplemento, Nel Suo Nome, Dio e il confronto delle civiltà, Camaldoli 3-5 ottobre 2003
(2) Fides et ratio n° 92

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