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Domenica, 01 Aprile 2012 00:00

La luce del giorno dopo

Scritto da Lucia Iorio
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La luce del giorno dopo è quasi irriverente, lancia il suo riverbero su ogni cosa che è lì, rimane ancora al suo posto, quasi a dispetto. A dispetto di ciò che è accaduto, dei tuoi sentimenti che vorrebbero un velo più accondiscendente al tuo ripiegarti, al volere che il mondo, o almeno il tuo mondo, si chiuda sulle tue ferite come fa l’ostrica quando inghiotte un granello di sabbia. Si, un giorno ci sarà una perla, ma quel giorno è molto di là da venire.
Pasqua è uno squarcio nell’anima, costringe ad una presa di coscienza di sé, della storia, del mondo.
A Natale ci si può anche un po’ cullare, c’è una bianca innocenza che tutto inonda, la neve, le nenie, persino una spiccia come me si attarda un po’a sistemare la statuina del bambino sulla paglia: il nostro Dio fatto uomo! davvero un grande mistero.
A Pasqua il dramma è compiuto e la nostra umanità ne è stata complice. Quel dono di Dio Padre muore appeso ad una croce, come un malfattore qualsiasi.
Verrebbe da dire che non può esserci un dopo. Ad una umanità così fatta, che chiude da sé la strada al futuro cos’altro vuoi dire? Cos’altro vuoi dare?
E un angelo appare, alle donne al sepolcro, a ciascuno di noi: perché cercate tra i morti colui che è vivo?
Ecco il messaggio inaudito! La tomba è vuota, non può trattenere la Parola della Vita.
L’esistenza di ciascuno di noi è costituita da tanti giorni dopo. Quante esperienze concluse ci hanno costretto nel corso del tempo a rimboccarci le maniche e a continuare, anche se con la morte nel cuore; la vita non si ferma di fronte al dolore, non dà tregua, nonostante tutto costringe ad andare.
“Va’ dai tuoi fratelli e di’ che li precedo in Galilea, là mi vedranno”.
Ancora un tratto di strada, che non può più nutrirsi della speranza che le cose cambino o che un morto risorga. Si, lo rivedremo, nel Regno dei Cieli ma ora ci tocca portarne l’assenza.
Ancora uno strappo: la tua ascesa al Padre. Adesso si è completamente soli sulla terra e nella storia.
“Perché state a guardare in alto?”  Ci è negato anche l’ultimo pezzo di cielo.
Resta la luce del giorno dopo; quella luce, che abbiamo visto dopo la parola fine di tante nostre storie, non la possiamo rinnegare. Se la tomba l’abbiamo trovata vuota non possiamo ignorarlo, non possiamo più vivere come se niente fosse accaduto, non si tradisce la vita.
Il dopo l’ho visto, e non è stato il mio solo “il fiume strozzato che gorgoglia”(1), è stata anche l’acqua che continuava a scorrere dopo che mi ero raggelata in una morsa di ghiaccio.
E’ stato anche il sole che continuava a splendere violando le oscurità del mio cuore.
Sono state le grida dei bambini che non sono mai buoni a tacere, la scia dei rumori delle automobili.
L’alternarsi della notte con il nuovo giorno che si affacciava già gravido di tutto il suo da farsi.
Lo scorrere del tempo che inesorabilmente ci cambia.
Di quella luce cominci ad accorgerti, la vedi negli occhi dei malati che non hanno più forza di lottare e sperare. Dei disoccupati che non riescono a portare più a casa il sostentamento per i propri figli e distribuiscono volantini per strada in cerca di solidarietà.
Ne ho visto un lampo abbagliante nelle immagini che mi arrivano: si chiama Luca Abbà, per protestare contro l’ampliamento del cantiere dell’alta velocità in  Val di Susa, ed è caduto da un traliccio.
Ne vedo miriadi, sui volti delle cassiere che lamentano di non avere più una domenica libera, sul volto dei vecchietti che arrivano in farmacia e hanno lasciato a casa la ricetta! E pian piano tutto inonda e ti senti riconciliato con la vita, con i suoi problemi e le sue fatiche; le sue rabbie e le sue lotte, le sue incongruenze e i suoi piccoli e grandi imbrogli. Mentre procedi si fa più spedito il passo, vedi più prossima la meta e nei tuoi momenti migliori benedici il dopo che nasce e osi anche un Buona Pasqua, rischiando un traguardo di cui hai solo intuito l’essenza.

(1) Il male di vivere, Eugenio Montale

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