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Mercoledì, 01 Febbraio 2012 00:00

"Per questa qui cambia tutto"

Scritto da Lucia Iorio
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“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1Cor 15, 51-58). Sono trascorsi cinquanta anni dal Concilio Vaticano II, che con il decreto “Unitatis redintegratio” ha segnato, anche per noi cattolici, l’importanza dell’ecumenismo. Il punto di partenza dell’ unità lo troviamo nella Vita di Gesù Cristo, offerta: “Perché tutti siano una cosa sola; come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato (Gv 17,51).
Cinquanta anni sono tanti, un’intera esistenza la mia (sono nata nel 1962); troppi, per il nostro mondo che viaggia a memoria sempre più breve. Troppi, forse, per aspettare ancora dei risultati in campo ecumenico. «Considerando ciò che abbiamo realizzato in oltre quarant’anni, possiamo ben ringraziare il Signore per i ricchi frutti che abbiamo raccolto nei nostri dialoghi... E tuttavia dobbiamo riconoscere, realisticamente, che non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo del nostro pellegrinaggio ecumenico, ma ci troviamo in uno stadio intermedio”.  Sono le parole del card. Walter Kasper, allora presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani all’uscita del documento sui confronti ecumenici tra cattolici e protestanti: Raccogliere i frutti. Aspetti fondamentali della fede cristiana nel dialogo ecumenico. (1) Ho conosciuto persone che hanno sofferto per le divisioni tra i cristiani, che portano sulla pelle cicatrici visibili e che si sono dati da fare perché questo non avvenisse più. Ci sono riusciti? Dalla mia di memoria emerge sempre la bellissima poesia di Boris Pa- sternak: “Essere rinomati non è bello, non è così che ci si leva in alto. Non c’è bisogno di tenere archivi, di trepidare per i manoscritti. Scopo della creazione è il restituirsi…”  Non è necessario che distinguiamo la vittoria dalla sconfitta. Necessario è ogni atto che rende la nostra vita ogni giorno alla Vita. Un fratello valdese ci ha raccontato la storiella di due che passeggiavano chiacchierando su una spiaggia piena di stelle marine condannate alla morte fuori dall’acqua; ogni tanto uno dei due si chinava, ne prendeva una e la gettava in mare, l’altro ad un certo punto gli fa notare che tanto non cambia niente, non riuscirà mai a rimetterle in mare tutte. Si, è vero, gli risponde, non cambia niente e prendendo l’ennesima stella marina gliela mostra dicendo: per questa qui cambia tutto e la ributta in mare. Chi tiene in mano la storia è il Signore, e il nostro atto di rinuncia a capire la totalità è il primo passo di ciascuno di noi per riconoscersi creature e disporsi alla solidarietà con le altre creature. Chi ci trasforma è la vittoria di Gesù Cristo, vittoria della Vita sulla morte e, della Resurrezione, abbiamo solo una tomba vuota e la vita dei discepoli che cambia. Molto si è discusso, ed è bene continuare a farlo, sulla presenza di Cristo nel mondo, sulla necessità e sulle modalità dell’evangelizzazione. Cosa è cambiato in duemila anni? Guerre, lotte hanno incluso anche il cristianesimo nei loro meccanismi; l’uomo, e la donna pure, è quello di sempre. Viviamo in un mondo civile,  ma quanta violenza! Nelle strade, nelle famiglie, sul lavoro… L’immagine di Dio che proponiamo dice qualcosa di diverso o non ci accade di uniformarlo al Grande Fratello di Orwell che, a furia di torture e compensazioni vuole non solo essere servito ma vuole anche essere amato? La Vita nuova in Cristo è una realtà, se qualcuno, come è accaduto per la stella marina, ci ha ributtato in acqua per noi è cambiato tutto. Questo viviamo e questo annunciamo.
(1) Vedi: Il Regno documenti n. 19, 2009

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