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Domenica, 01 Aprile 2012 00:00

"Va dai miei fratelli e di' loro"

Scritto da Irene Larcan
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In tutte le narrazioni della risurrezione è costante la scoperta del sepolcro vuoto, l’annuncio della risurrezione, l’incredulità, l’incontro con il Risorto non riconosciuto, il riconoscimento attraverso il ricordo (Parola ed Eucaristia) ed un cambiamento gioioso e sconvolgente nella consapevolezza di una vita nuova in unione con lui.
Giardiniere per la Maddalena nel giardino, pescatore per i suoi discepoli sul lago, Gesù si fa viandante per quanti sono ancora per via. Cambia il senso del loro cammino senza speranza e li fa correre verso Gerusalemme.
Non succede anche con noi?
Quando, nel giorno dopo il sabato di buon mattino, Maddalena giunge al sepolcro e piange perché hanno portato via il suo Signore, Gesù che lei non riconosce le chiede: “Chi cerchi?”.
La mia vita nell’Ordine comincia con una domanda simile: “Cosa cerchi?”
La misericordia di Dio e quella dei fratelli è quello che chiediamo, è sperimentare l’incontro con il Signore attraverso un cammino di formazione insieme ai fratelli.
Come Maria Maddalena nel giardino, il giorno della risurrezione, stiamo cercando il Signore e siamo di fronte ad una tomba vuota. Il Signore che pensavamo di avere trovato è stato portato via, non c’è più, ma siamo disposti a cercarlo se qualcuno ci dice dove trovarlo.
Una vocazione è la storia di un desiderio, di una fame. Fame di una presenza, nostalgia di una relazione, invito ad annunciare, bisogno di assenso.
La gioia dell’incontro pasquale è al centro della nostra vita domenicana, è l’invito “Va’ a dire ai miei fratelli!”, è il compito della predicazione.
Come per Maria, questa gioia passa attraverso momenti di sofferenza: la persona che amiamo non c’è più, è sparita, ma non desistiamo dal desiderio di cercarla ancora.
“Dobbiamo perdere Cristo se vogliamo ritrovarlo di nuovo, straordinariamente vivo ed inaspettatamente vicino. Dobbiamo lasciarlo andare, essere desolati, addolorati per la sua mancanza, in modo da scoprire che Dio ci è più vicino di quanto noi non avremmo potuto immaginare. Se non passiamo attraverso questa esperienza il nostro rapporto con Dio rimarrà fermo ad un livello immaturo ed infantile. Come per Maria perplessa nel giardino, ignara di quanto stava succedendo, anche per noi esiste la possibilità di essere disorientati; e questo fa parte della nostra formazione altrimenti non potremo mai essere colti di sorpresa da una intimità nuova con il Signore risorto”. Così scrive fra Timothy Radcliffe in una sua lettera all’Ordine di qualche anno fa.
Gesù chiama Maria per nome e la manda dai  fratelli ad annunciare loro che è risorto.
E lei non aspetta di diventare una buona cristiana prima di predicare. Accetta di suscitare incredulità, commenti poco gradevoli (Ci mancava solo che una donna venisse a dirci cosa fare! Vaneggia!!), di essere considerata fuori di testa.
Il condividere la Parola di Dio con gli altri fa parte della mia ricerca del Signore nel giardino. Devo avere il coraggio di guardare nella tomba vuota e costatare l’assenza del corpo, e condividere con gli altri la perdita ed il successivo ritrovamento, la mia fragilità e la nuova forza, la mia ignoranza e la conoscenza, la mia incredulità e la meraviglia.
Come Maria, nel mattino di quel giorno dopo il sabato, ho ricevuto il mandato di condividere la fede nel Signore risorto, anche se gli altri potrebbero considerarmi una illusa.
In preparazione alla celebrazione degli ottocento anni di vita dell’Ordine fino al 2016 ogni anno sarà dedicato alla riflessione su un tema. Il tema per l’anno in corso è “Le domenicane e l’Evangelizzazione”.
Fra Bruno Cadoré, attuale Maestro Generale dell’Ordine, ha inviato a tutti i Domenicani una lettera per riflettere insieme su questo argomento, sottolineando come le donne dell’Ordine sono inviate a predicare ai fratelli la forza della vita, la gioia e la speranza nella vita offerta da Cristo perché il mondo viva.
“Le domenicane, nell’avventura della “santa predicazione” hanno certamente il compito di ricordare a tutti e contro tutti che il mondo non può sentirsi in pace fino a quando le iniquità non sono risolte. Bisogna imparare a diventare sorelle e fratelli, a identificare le ingiustizie, a combatterle, attraverso questo lungo e bel lavoro di ascolto e stima reciproca. Ma esse devono essere anche il simbolo che l’evangelizzazione non è prima di tutto una questione di ministero, quanto un invito ad un certo stile di vita, interamente votato a far sì che la Parola di Dio sia una buona notizia per il mondo”.
Fra qualche giorno sarà ancora una volta Pasqua, ed ancora una volta a ciascuno di noi sarà rivolto l’invito a non cercare tra i morti il Vivente, ma a rimetterci in cammino verso la nostra Gerusalemme e ad annunciare la Buona Notizia che la morte è vinta per Gesù e per l’umanità tutta.
Buona Pasqua!

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