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Domenica, 01 Aprile 2012 00:00

La compassione che si fa grido

Scritto da p.Domenico Cremona
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Resoconto Seminario di studi - Roma, 25 febbraio 2012

Il 25 febbraio si è svolto a Roma il secondo seminario tematico promosso dalla Commissione Nazionale Giustizia Pace e Creato della Famiglia domenicana. “La compassione che si fa grido” è stato l’invito ai circa 40 partecipanti che, tra relazioni, interviste e gruppi di lavoro, hanno riflettuto su quanto le grida che ci arrivano dalla nostra società, in particolare dai giovani, toccano la nostra sensibilità e le nostre viscere, e ci spingono ad agire, “gridando” a nostra volta le ingiustizie che lacerano la speranza, minano le prospettive di futuro, lastricano di paure le strade dei sogni.
Apre i lavori la dott.sa Patrizia Morgante che sottolinea l’impostazione famigliare che avrà questo seminario, ringraziando le Suore Domenicane di S. Sisto per la gentile ospitalità Le risponde Suor Sara Calandra, Priora Generale della Congregazione delle Suore Missionarie di S. Sisto che si dice lieta che questo evento culturale si tenga nei locali che videro la presenza del Padre Domenico, che dobbiamo pensare essere fra di noi anche in questa occasione. Un saluto anche da parte di fra Giovanni Calcara o.p., coordinatore della Commissione Nazionale Giustizia Pace e Creato della Famiglia Domenicana, che inquadra il seminario nelle attività di tale Commissione, e di Gennaro Zuccoli che presenta sinteticamente la Associazione “Domenicani per Giustizia e Pace”, da lui presieduta e da poco costituita.
Fra Domenico Cremona o.p., con una provocazione iniziale, si definisce un “diversamente giovane” e si chiede che effetto abbiano su di noi le inquietudini, i gridi del nostro tempo e come poter educare sia i giovani che i meno giovani sulle tematiche della giustizia e della pace. Adesso è oggettivamente difficile parlare ai giovani, c’è distanza e diminuiscono i punti di confronto. In passato l’Ordine domenicano poneva il silenzio come principio della predicazione; oggi si tende a porre come principio l’ascolto delle diversità generazionali e culturali, ed il silenzio è il punto intermedio fra l’ascolto e la predicazione. I giovani sono certamente molto attenti ai concetti di Giustizia e Pace, come dimostrano i numerosi movimenti di protesta, che non sono un vago desiderio di contestazione, ma precise interrogazioni dei giovani verso i meno giovani e dimostrano come l’educazione ricevuta talora non abbia funzionato. Dopo avere esortato a leggere il messaggio “Educazione i giovani alla giustizia e alla pace” di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio), fra Domenico conclude l’intervento con la proiezione di un video di documentazione sulle tematiche che verranno trattate nel corso del seminario.
Dopo questo intervento si chiede ai presenti che lo desiderino di esprimere qualche breve suggestione sul seminario che sta per iniziare e parecchi espongono qualche flash di immediata e spontanea riflessione personale.
Quindi la dott.sa Morgante intervista due esperti delle dinamiche economiche e sociali dell’attuale momento. Inizia il dott. Andrea Baranes, della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, che individua nella degenerazione della finanza la principale causa dell’attuale situazione di profonda difficoltà economica. La finanza, come le Borse, non sono più il luogo di incontro fra chi compra e chi vende, ma sono diventate un grande casinò ove si fanno scommesse e speculazioni sui prezzi, che così perdono ogni riferimento con l’economia reale e produttiva. Gli Stati hanno così dovuto spendere enormi risorse per salvare le banche, sacrificando obiettivi ad alto contenuto umanitario e dai costi drasticamente inferiori, come l’istruzione e la lotta alla fame. Ora occorrerebbe rimettere le cose a posto, regolamentare la finanza, privilegiare la disponibilità dei generi di prima necessità, eliminare i paradisi fiscali, ridare fiducia ai mercati. Purtroppo tutto ciò non si realizza per mancanza di volontà e non appare possibile riuscire a contrastare efficacemente l’attuale strapotere della finanza. Ciascuno dovrebbe divenire azionista critico domandando alla propria banca come utilizzerà il denaro che le affida in gestione.
Viene quindi intervistato don Renato Sacco, di Pax Christi, che ha subito denunciato l’assurdità di Paesi come l’Italia e perfino la Grecia, gravati da un enorme debito pubblico che impone forti sacrifici soprattutto ai giovani ed alle fasce deboli, ma costretti a sprecare grandi risorse in armamenti quali i cacciabombardieri F35, aerei per la guerra d’attacco, nonostante l’articolo 11 della Costituzione italiana per il quale la guerra è ripudiata. La guerra crea sempre menzogne: le sue prime vittime sono sempre la verità e la corretta informazione, basti pensare che per camuffare azioni belliche è stato coniato il termine “missione di pace”, oltretutto appropriandosi di due parole care ai cattolici. Non è vero che la costruzione degli F35 crei posti di lavoro, fino ad ora per tale progetto del valore di oltre 12 miliardi sono state assunte tre sole persone. Le grandi risorse economiche necessarie per l’acquisto, la gestione e la manutenzione di tali aerei potrebbero essere proficuamente utilizzate per progetti socialmente utili e produttivi come sanità, istruzione, sicurezza, rimuovendo carenze che, soprattutto in questo momento di difficoltà, ricadono in primo luogo sui giovani.  Don Sacco si è poi soffermato su altri esempi di colpevoli grandi sprechi: in Nigeria, nonostante la legislazione locale lo vieti, il gas che accompagna l’estrazione del petrolio viene bruciato invece che essere utilizzato, privandone la popolazione locale che non ha i mezzi per acquistarlo e producendo un enorme inquinamento..
È quindi intervenuto fra Olivier Poquillon o.p., Delegato dell’Ordine all’ONU di Ginevra, che ha innanzi tutto ricordato che Gesù in croce è tra i due ladroni e presso di loro sta il centurione. Gesù quindi è venuto a stare fra gli uomini e l’uomo deve essere al centro dell’attenzione di ogni credente. L’ONU è una sorta di club di Stati, ed oltre ai loro rappresentanti vi possono partecipare anche persone invitate come portavoce di associazioni il cui pensiero è ritenuto utile ed autorevole. È dunque molto importante che fra queste possa trovare posto un rappresentante dell’Ordine Domenicano, senza diritto di voto, ma con la possibilità di fare proposte, portare informazioni, dare importanza alle decisioni. I domenicani all’ONU cercano non il confronto né tanto meno lo scontro, ma il dialogo, volendo comunicare con gli altri, comprendere le diverse posizioni ed essere propositivi.
Si è quindi tenuta una tavola rotonda sull’educazione dei giovani alla giustizia ed alla pace alla quale hanno potuto assistere anche le alunne della V classe del locale liceo psico-pedagogico gestito dalle Suore di san Sisto.
Ha iniziato la dott.sa Lilia Illuzzi, della Cooperativa Comunicazione Responsabile “SulleAli”, ricordando il messaggio “Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale” scritto dal Santo Padre il 5 giugno 2011 in occasione della 45ª Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, in cui viene sottolineata l’importanza e l’utilità della rete internet, se posta al servizio del bene integrale della persona e dell’umanità intera. Se ben utilizzato, il web offre grandi possibilità che i giovani sanno opportunamente cogliere. Vi è quindi un grande spazio per utilizzare il web anche per la condivisone e la diffusione  dei principi di Giustizia e Pace, in piena armonia con le parole del Papa. Certo occorre distinguere quello che è vero da quello che non lo è, filtrare le informazioni fruibili dai più giovani, ma lo spazio del web, soprattutto quello giovanile, deve restare libero. Per questo la dott.sa Illuzzi ha espresso la propria preoccupazione per il trattato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) contro la pirateria informatica, attualmente sottoposto alla ratifica della UE..
Per meglio focalizzare le problematiche dei giovani, sono stati invitati alla tavola rotonda due studenti. Daniela Ruggero, che opera presso la Caritas di Roma, si è soffermata sull’importanza dell’educazione giovanile di ogni singola persona, poiché le scelte fatte fin dalla adolescenza sono decisive. Si tratta di piccole cose, ma poi nel corso della vita si ampliano e guidano le più impegnative scelte successive. Bisogna giungere ad una sobrietà felice, fatta di cose semplici ma essenziali, abituandosi a rinunciare ad ogni sciupio. Daniela va nelle scuole a dare un suo contributo educativo raccontando le esperienze da lei avute coi bambini soldato e si accorge che questo seme trova ascolto e contribuisce alla formazione di chi la ascolta. Alessio D’Angelo, laureando in Legge, vive a Napoli dove svolge attività di volontariato nei difficili e problematici Quartieri spagnoli. Ha dovuto alternare lo studio col lavoro e per questo si laurea ora che ha 28 anni. Gli piacerebbe fare il magistrato, ma, soprattutto dopo la riforma Gelmini, per poter intraprendere tale carriera occorrerebbero ulteriori studi e sensibili risorse economiche, e come fa chi non può permetterseli? Per accedere alle borse di studio bisogna essere in pari con gli esami, cosa pressoché impossibile per chi deve lavorare mentre studia. I giovani d’oggi per sopravvivere devono adattarsi ad un clima di situazioni opprimenti, cercando disperatamente di cogliere ogni sorta d’opportunità da qualsiasi parte esse provengano. E questo è in punto cruciale: quali opportunità i giovani hanno a disposizione oggi? La camorra lo ha ben compreso e spesso offre più dei datori di lavoro, anzi in talune situazioni essa è l’unica a dare un’occupazione, ed in questo modo la mafia si espande sia al sud che al nord.
In fine don Luca Pandolfi, docente di Antropologia Culturale e Sociologia della Religione presso la Pontificia Università Urbaniana, ha esortanto a educare alla giustizia ed alla pace non solo i giovani ma anche gli adulti, per giungere ad una intercultura, ove nessuno si costruisce una propria realtà, ma la cerca assieme agli altri. Non si può dire che i giovani di oggi siano meno fortunati di quelli di qualche decennio fa, perché non ci sono né sfortune né sfortunati ma solo vittime di precise responsabilità sulle quali occorre agire per contrastarle. In definitiva si può dire che i giovani non vogliono diventare adulti ed i genitori li agevolano in questo pur di averli presso di sé. Non sempre gli adulti riescono a dare esempi efficaci, una suora si lamentava perché i suoi alunni erano vittime del consumismo, poi parlando è emerso che lei utilizzava un’auto di discreto valore, un parcheggio riservato, un’abitazione con ascensore, vi era chi le cucinava il cibo, in pratica pur non possedendoli aveva tutti i beni e le comodità di una vita caratterizzata dal consumismo. Questa crisi, che crea grandi problemi ai giovani ed ai più deboli, ha almeno il vantaggio di obbligare gli adulti a rinunciare a qualche cosa, perché l’educazione dell’animo è fatta di rinunce e si spera che questa crisi possa portare all’indignazione per quello che non va e dia il coraggio di cambiare.
Dopo la pausa pranzo, si sono quindi costituiti dei gruppi di lavoro ove tutti hanno potuto ripensare e far risuonare i contenuti delle relazioni della mattinata ritenute più interessanti e chi lo desiderava ha anche potuto porre ai relatori domande per approfondimenti.
Infine ha chiuso i lavori fra Brian Pierce o.p. Promotore generale per le Monache domenicane. Un intervento di elevata spiritualità fortemente legata alle situazioni umane, che ha richiamato le prime esperienze dai frati domenicani, presso l’isola Española, oggi Repubblica Domenicana, all’indomani della scoperta delle Americhe. Fra Pedro de Cordoba priore del convento domenicano va a piedi presso la sede del Governatore, figlio di Cristoforo Colombo e, superando forti disagi, ottiene di poter parlare con le popolazioni indigene. L’incontro avviene in chiesa, dove fra Pedro predica non dal pulpito ma seduto ad un banchetto, con la semplicità con cui parlava Gesù, descritto nei vangeli talora accovacciato, talora seduto su una panca o al pozzo con la samaritana. Postosi così al loro livello, si accorge della ricettività degli indios, comprende la loro condizione e riesce a farsi ben capire, così che loro vedono nelle sue parole il volto di Dio. Questo è l’atteggiamento del frate mendicante, ma non si può predicare efficacemente con una vita troppo confortevole,  senza la preghiera e l’ascolto degli altri. Fra Brian termina il suo intervento sottolineando la necessità di uscire dal benessere per poter essere aperti al cambiamento ed al soffio dello Spirito.
La dott.sa Morgante, dopo aver rivolto un saluto a fra Prakash Lohale o.p. e a fra Wilmer Rojas Crespo o.p., giunti nel pomeriggio dalla Curia di Santa Sabina, conclude la giornata preannunciando altri incontri ed una prossima pubblicazione su questi argomenti. Auspica che questo seminario abbia raggiunto gli scopi che si era prefissato, constatando che la giornata è stata ricca di temi e di suggestioni che potranno crescere in ognuno dei partecipanti.
Il Resoconto integrale è sul sito: www.giustiziaepace.it

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