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Mercoledì, 01 Febbraio 2012 00:00

I due professori

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Vi erano in una università di questo mondo due celebri professori che avevano letto migliaia di libri e centinaia ne avevano scritti nella loro lunga carriera. Erano stimati da tutti, e tutti, quando passavano i due sapienti, si levavano tanto di cappello. Una volta i due grandi professori furono invitati  alla televisione. Per due ore di trasmissione fecero restare a bocca aperta milioni di persone. Il loro modo di esporre gli argomenti era così limpido che riuscirono a dimostrare l’esistenza di Dio. Dimostrazione che solo i duri di cuore e in mala fede avrebbero, dopo tale dotta e concreta argomentazione, potuto negare.
Le due celebrità erano fermamente convinte e coscienti di aver contribuito con la loro dottrina ad alzare il velo che copre misteriosa- mente il volto di Dio. Finita la trasmissione, andarono in salotto e si sedettero per bere un caffè. Erano attenti e silenziosi a gustare il caffè quando si sentì un tuono. I due professori si guardarono un momento e poi uno disse all’altro: “Abbiamo fatto appena in tempo a rientrare, tra poco pioverà”.
L’altro annuì in silenzio. Un secondo tuono più fragoroso del primo, subito seguito da una grossa luce, li fece cadere per terra dalla paura. I due sapienti si rialzarono con una tremarella che tutta la loro scienza non era capace di fermare. Intanto in fondo alla sala videro una luce, come una lampada vivissima ed in mezzo alla luce apparve loro la Madre del Signore.
Era vestita come una donna del nostro sud quando è in lutto ed aveva il volto triste quasi fosse lì lì per piangere. I due uomini caddero in ginocchio mentre l’apparizione prese a parlare:
“Carissimi fglioli, mentre voi discutevate sull’esistenza di Dio, sulle processioni trinitarie, sugli attributi di Dio e sulla male fede di chi non crede, sono morti quarantatré milioni di esseri umani. Sono triste perché uomini come voi e con la pancia piena si accapigliano e studiano tutta la vita per sapere da che parte è la verità e anche voi, questa sera, alla televisione facevate a gara per non essere uno meno dell’altro i difensori della fede nella esistenza di Dio Padre.
Intanto, però la fame, la guerra e le ingiustizie continuano a far morire i  gli di quel Dio di cui vi vantate di dimostrare l’esistenza. Vi date da fare per presentarvi un giorno davanti a mio Figlio fulgenti di meriti, carichi di ovazioni e rivestiti di buone parole. Gli altri, quelli che voi considerate duri di cuore, invece arriveranno al giudizio solo con la loro fame, la loro sete, la loro nudità. La misericordia di quel Dio di cui sottolineate l’esistenza mi ha mandato ad avvertirvi. Egli sta per giudicare i cristiani per aver falsato la fede in Lui e stravolto le parole che  ha lasciato il mio figlio Gesù. Si falsifica la fede quando la si trasforma in filosofia, in parole a cui non segue la vita. Certo - soggiunse la Vergine - falsifica la fede chi nega la divinità di Gesù,hi nega la divinità di Gesù, chi disprezza l’Eucaristia, ma anche voi che dite di aver fede, la falsificate quando tollerate un mondo in cui possono morire di fame quarantatré milioni di esseri umani. Non serve ritenersi ortodossi nella fede e giusti solo perché si va a Messa la domenica, si asserisce di credere in Dio e non si fa nulla per i fratelli. Non ha forse detto Gesù che chi dice di amare Dio e non ama il più piccolo e il più derelitto degli uomini è un bugiardo? Il cristiano è colui che parla bene ed opera bene, altrimenti è un venditore di parole. Dio non ha bisogno di propagandisti ma di testimoni. Quel signore che non ha capito nulla dei vostri discorsi e spesso è convinto di non credere in Dio è gradito agli occhi dell’Altissimo perché vive in pieno la legge dell’amore”.
Dette queste parole la visione, scomparve. Prima un tuono piccolo, poi un tuono grande. I due uomini si ritrovarono in ginocchio con il volto stravolto, quasi si vergognassero di guardarsi l’un l’altro, perché ognuno dei due vedeva nel volto dell’altro la propria immagine. Passarono così alcuni minuti che sembrarono lunghi come tutta la loro vita ed in cui rivissero la carriera universitaria, gli incontri, gli applausi ricevuti e piansero. Ambedue si accorsero che è possibile per il cristiano parlare di Dio amore e poi relegare l’amore soltanto ad un concetto intellettuale. La parola vera senza l’amore vero non rende un servizio alla verità. Non è possibile continuare a vivere in un mondo diviso tra ricchi e poveri, tra sazi ed affamati. Capirono che senza giustizia anche la parola pace esprimeva concetti di guerra. Il più vecchio dei due si alzò e trovò sul tavolo un Vangelo aperto. L’uomo lo prese in mano e lesse: “Venite, benedetti del padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché ho avuto
fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti diranno: “Quando Signore ti abbiamo fatto questo?”. In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli l’avrete fatto a me”. Il più giovane trovò un libro di poesie scritte da un suo alunno. Lo aprì e lesse una di quelle poesie. L’alunno aveva scritto:

SONO STANCO DI PAROLE

Parole, parole
Assordanti rombanti
Leggere o pesanti.
Gettate a manciate.
Veleggiano rapide
Invadono il mondo.
Gramigna di verbi
Non pesate.
Illusorie, pietose
Sferzanti.
Cattedrali di aggettivi
Senza senso
Vuote.
Di veleno
Di morte.
Venditori di niente.

I due professori illuminati dalla grazia si vergognavano e piangevano pentiti perché avevano sempre vissuto soddisfatti di essere stati al servizio della verità, dimenticando che la verità senza l’amore non è verità, e le parole, senza la vita, puzzano di morte.

Momenti di vita, Ed. Agognate, Novara, 2011

Letto 1348 volte Ultima modifica il Giovedì, 09 Ottobre 2014 00:13
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