Le fiabe sono vestiti che s’indossano nei giorni di festa.
Tra tutti i granelli di sabbia Granello Granellonis credeva di essere il più importante. La storia non dice se effettivamente lo fosse; però, con certezza, sappiamo che era il più indipendente. Si intrufolava ovunque ed era sufficiente un pochino di vento per renderlo un folletto dispettoso. Nella spiaggia dove era nato e dove regnava lo si vedeva ergersi, saltare e spesso pizzicare il corpo di ogni altro essere che osava inoltrarsi nella spiaggia. Quando scendeva la sera e la spiaggia tornava deserta, Granello Granellonis riposava con le sue gambine appuntite divaricate, guardava lontano, triste di non poter mostrare a nessuno la sua forza. Un giorno imprecisato una formica gli mostrò la lingua e gli dette uno spintone, dicendogli con voce cattiva: “Togliti di mezzo, brutto granellino”. Nessuno lo aveva mai definito brutto. Ci rimase tanto male da restare a bocca aperta. Si fa per dire, a bocca aperta, perché questa era quasi invisibile e perfettamente uguale a miriadi di altre bocche che hanno i granellini di sabbia. Lo sbalordimento per questa scoperta lo frustrò così tanto che, per la prima volta in vita sua, si vide quasi moltiplicato all’infinito. La meraviglia si tramutò in stupore poi in stizza e quindi in rabbia così possente da scuotere il mucchietto di altri granellini con cui fino a quel momento era vissuto, credendo di essere un tipo speciale. Subito li costrinse a rotolare per un declivio. Nella baraonda che seguì si ritrovò malconcio sotto un mucchio di altri granellini. Si alzò in piedi, si soffiò il naso, si dette una spolverata al vestito e sdegnosamente si allontanò dagli altri andando a meditare solitario su uno scoglio vicino al mare.Furono meditazioni di grande tristezza. Si accorse di essere vissuto nell’incoscienza per tanti, troppi anni. Si batteva la testa minuscola con le sue manine, disgustato di vedersi così uguale a tanti, tantissimi altri granellini.
“Non c’è giustizia in questo mondo perché a me non è data nessuna qualità, nessun attributo che mi distingua o faccia notare la mia personalità. Non emergo in nulla, non brillo, non mando odori particolari, non vesto come i fiori, non scrivo come i poeti, non faccio di conto come i banchieri, non dipingo, ed ho un viso ed un comportamento talmente comune da non essere mai notato. Io sono l’inutilità della creazione!”
I libri su cui abbiamo studiato la sua storia non fanno cenno al suo passato. Non sappiamo perciò con certezza chi furono i suoi genitori e la data della sua nascita. Molto probabilmente era nato dalla grande montagna.
La sua storia inizia nell’estate del 1586 in una spiaggia delle attuali Antille e termina in una cassetta di sicurezza della città di Milano nel 1986.
Ma andiamo con ordine, così come si conviene ad uno storico cavilloso ed esatto come il sottoscritto.
Da fonti attendibilissime sappiamo che nell’estate del 1600 nelle Antille vi fu un caldo così feroce che anche le nobildonne spagnole, a tutti note per la loro estrema pudicizia, si riversarono nella spiaggia, a bere succo di cocco e a respirare a pieni polmoni l’aria frizzante del mare.
Per Granello Granellonis fu una estate stupenda; mai aveva visto tanta carne umana in cui intrufolarsi. Il codice X dice testualmente: “ Al dì sei del mese di agosto la marchesa Vincenza Rosaria Carmen del Pilar Moreno si recò con il suo seguito di damigelle e paggi, otto dame, cinque cavalieri e sei paggetti (il codice K dice che le dame erano invero damigelle indigene e di numero tre. Nessun cavaliere ma soltanto due paggi nativi ben proporzionati) sulla spiaggia a rinfrescare la sua graziosa gola arsa per aver gentilmente voluto rendere omaggio ai nativi bevendo un liquore chiamato tequila. Riposando la marchesa su un grande seggiolone, portato su detta spiaggia dai paggi, la nobildonna si addormentò incautamente con la bocca aperta, quando una lieve brezza fece volare nel cavo orale, di detta marchesa, un granellino di sabbia”. É facile arguire chi fosse il non gradito ospite nella gola della marchesa.
Per non annoiare oltre i nostri amati lettori vi riassumo il codice da me studiato che indugia, oltre ogni dire, sulle convulsioni della detta marchesa e dello sgomento di tutto il seguito con lei seco. Sembra che anche il cattolicissimo Re della Spagna ne fosse informato e che le inviasse dalla nativa Spagna una scatola di cioccolatini (questo particolare, ad onor del vero, non l’ho riscontrato nel codice K).
La nobildonna, dopo l’incidente, fu, con grande cura, adagiata in un lettino di canne di bambù prontamente attrezzato, perché respirava a fatica. Furono chiamati d’urgenza i migliori medici del luogo, i quali, radunati a consulto, decisero di alzare per i piedi la signora mettendo la sua testa verso il basso. Operazione quanto mai complicata perché la signora quel giorno indossava cinque sottovesti e una veste di broccato che si ripiegarono sulla povera marchesa quasi soffocandola del tutto.
Sarebbe interessante scrivere in questa relazione le parole di biasimo proferite dalle damigelle, ma la decenza vieta a uno storico serio, quale io sono, di riprendere simile sconcezze. Dopo alcune ore di sconvolgente ginnastica, e non essendo i medici riusciti a far uscire dalla gola della marchesa quello sfacciato granellino, desistettero, sia perché stanchi (la marchesa pesava 96, 500 kg.) sia perché sentivano il bisogno di ritrovarsi da soli in un nuovo consulto più ponderato.
I poveri dottori non sapevano che nella nobilissima gola della marchesa era entrato il più impertinente e il più elettrico dei granellini di sabbia di tutte le Antille.
Per farla breve, mentre essi si scazzottavano tra loro per far prevalere ognuno la propria tesi, la marchesa, con un gesto energico, indicò di portarle la bottiglia di tequila. Ordine subito eseguito da un certo Juan, servitore cavaliere della dama. Il liquido non era ancora entrato nella nobile gola che Granello Granellonis all’odore aspro della bevanda, iniziò ad agitarsi in modo così poco verecondo che la nobile signora più che immettere tequila espulse quella bevuta la mattina.
Travolto da un fiume acidulo, Granellino provò, per la prima volta nella sua vita, il senso della disfatta. Si vide precipitato in una specie di buca dove vivevano, ammassati uno sull’altro, tanti granelli di sabbia, umidicci, pesanti, nauseabondi. Granello tentò una fuga. Cercò, con tutte le sue forze di saltare come aveva sempre fatto, ma le sue gambette non lo tenevano e ripiombò sugli altri granelli che occupavano la buca. Le proteste si tramutarono subito in grida: “Chi pensi di essere?” urlarono i granelli abituati all’inerzia. “Non lo sai che la nostra storia è segnata? Prima o poi il mare ci riprenderà e allora hai poco da lamentarti. Devi dare addio alle corse veloci su e giù per la spiaggia. La vita è breve e tutto si consuma”, gridarono. Granello Granellonis piombò in una tristezza infinita, certo di morire da un momento a l’altro.
Passò l’estate del 1600 a cui seguì un inverno terribile per le Antille. Il vento faceva lotta acerrima con il mare. Fischi e ululati mai visti a memoria di storico. Il mare si alzava così tanto da imbrigliare il vento che spesso trascinava nel suo ventre gigantesco. Di questa lotta tremenda a farne le spese fu la povera spiaggia che subì la violenza del vento e la ferocia del mare che, senza pietà, la scavava, la rigirava, la inghiottiva e la ricreava in continuazione.
Granello fu risucchiato e riportato nel ventre del mare da dove proveniva. L’acqua fredda lo svegliò dal torpore in cui lo aveva gettato quel terribile odore di tequila e, miracolosamente, ritornò un granellino presentabile, quasi nuovo. Nuotava, saltava, sprizzava gioia e vita da ogni atomo del suo minuscolo corpo. Più le onde si ergevano come montagne e più lui godeva della ritrovata libertà. Ogni tanto incrociava altri granellini che si tenevano le mani sul capo per la paura di perdersi nel grande oceano, mentre lui rideva contento. Con il vigore ritrovato non aveva più paura.
“Sciocchi”, ripeteva ai compagni che vedeva trascinati dalla corrente, “Lasciatevi andare, non sentite la brezza della libertà?”
Nessuno però lo ascoltava e i più lo consideravano matto, scuotevano la loro testolina e si domandavano angosciati:
“Che libertà vi può essere mai per dei poveri granellini di sabbia?”
Si sentivano soltanto sbattuti, trascinati dalla corrente, in balia di forze più grandi di loro.
Il codice X, a cui mi rifaccio, sottolinea con forza come Granello Granellonis fosse un autentico idealista, un sognatore. Lo presenta infatti come un granellino tenace, orgoglioso di essere ciò che era.
“Sono piccolo, si diceva, ma faccio parte del creato, sono importante almeno quanto il mare che mi avvolge e sono figlio della grande montagna che ha dominato questo mare per secoli”.
Una balena che passava da quelle parti sentendolo ragionare così gli disse: “Butta via questi pensieri, specchiati nei miei occhi e vedrai quello che realmente sei, un povero, minuscolo, inutile granellino”.
“É vero, rispose paziente, ma un piccolo granellino di sabbia è come un seme che porta vita e perciò sono utile”.
In altre parole Granellino era orgoglioso di esistere e si sentiva di fare parte del grande mare. A tratti ricordava la grande madre da cui proveniva e la vedeva ergersi maestosa al di sopra delle acque con lunghi capelli fluenti e verdissimi che si lasciavano accarezzare dal vento e dal sole. Questa sua madre la ricordava, anche se in modo confuso, imponente e così tanto generosa da ospitare ogni genere di animali. Ricordava benissimo le storie che i granellini più anziani gli raccontavano quando era bambinello. Essi narravano di una voce potente che aveva promesso ad un certo Abramo, uomo importantissimo tra gli altri uomini, di rendere la sua discendenza numerosa come i granelli della sabbia del mare. Poi, sempre con voce seria ricordavano che anche Gesù di Nazareth aveva paragonato il suo regno ad un granellino.
Purtroppo non possiamo seguire, passo dopo passo, la storia di Granellino perché il codice K, secondo noi più veritiero, interrompe il suo racconto con la tempesta. Però, seguendo il codice X, possiamo documentare le avventure del nostro Granellino Granellonis, con un certo grado di prudenza.
L’autore del codice X ci porta, con la sua fantasia, a seguire il nostro personaggio, dopo la ritrovata libertà nelle acque del mare oceano. Sembra vederlo correre di onda in onda, di spiaggia in spiaggia fino al giorno in cui, e qui il codice è preciso, fu di nuovo prigioniero e questa volta per sempre.
“Nell’anno del Signore 1680 Granellino si posò, come soleva fare, sopra una roccia non molto grande di una splendida baia. Erano passati molti anni dalla sua prima avventura e l’agilità non era più il suo forte e Granellino, come d’abitudine, si sdraiò con le gambine divaricate e subito si addormentò su quella roccia. Dormì tanto e saporosamente per molti anni. Quando si svegliò sentì nel suo corpicino come un certo irrigidimento. Sembrava come se la grande roccia da cui era nato lo volesse di nuovo incorporare a sè. Provò ad alzare una gamba, ma quella non obbediva più ai suoi ordini. Tentò di sollevare la testa, ma neppure questa si muoveva. Stava per lanciare un urlo di disperazione, quando il grido gli morì in gola e i suoi occhi videro con terrore che tutto il suo corpo stava per essere avvolto da una specie di ventosa molliccia. Il poverino tentò di liberarsi, ma i suoi sforzi furono vani perché in brevissimo tempo quella specie di animale si raggomitolò sopra di lui e fu la fine”.
Non vi spaventate, cari bambini, perché tutto ciò che ci sembra finisca ha invece un nuovo inizio. Niente avviene a caso e la morte e la vita si fanno ogni giorno guerra ma, al tramonto del sole, la vittoria è sempre della vita. Così Granellino, come tutte le cose che muoiono, si trasformò in una perla preziosa. Ecco come avvenne:
Nel 1920 un pescatore di ostriche ne trovò una particolarmente grande che non portò al mercato ma decise di mangiare lui. L’ostrica pesava circa 500 grammi e dentro vi era un mollusco ben pasciuto tanto che il marinaio pensò di tagliarlo in due e dividerlo con il suo bambino, ma la lama del suo coltello trovò un ostacolo. Il mollusco aveva come una pietra nel suo interno e con meraviglia il marinaio scoprì che il mollusco teneva avvolta nella sua carne una perla bellissima.
Granello Granellonis aveva contribuito con la sua morte a creare la perla.


