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Venerdì, 01 Febbraio 2013 00:00

Succede in fraternita

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La festa è finita..?  Intendo le festività natalizie con tutto il loro carico di orpelli e di consumismo.
   Quando Padre Raffaele, in occasione della celebrazione comunitaria del Sacramento della Riconciliazione, ai membri della fraternita laica Domenicana ha prescritto come “penitenza” la lettura del capitolo n. 2 del Vangelo di Luca relativo alla nascita di Gesù, mi sono domandata, per qualche istante, come mai da un sacerdote così distante dalla retorica natalizia, ci fosse stata proposta una tale meditazione.
Mi sbagliavo: era nella mia mente, nel mio vissuto, e non solo nel mio immaginario, tutto quell’insieme di iconografia natalizia, consolatoria: la cometa sulla grotta, il bue e l’asinello che scaldano con il loro respiro l’aria intorno a Gesù Bambino, Giuseppe e Maria chini sul Bambino in adorazione e un gran luce che illumina la scena.
Quando mi sono accinta  alla lettura del testo ho constatato che la vicenda raccontata era tutt’altro che “consolatoria”.
Infatti, che cosa c’è di retorico nella nascita di un bambino, figlio di genitori costretti dalla legge, a lasciare la sicurezza della propria casa  a Nazareth per andare a Betlemme  a causa  di un  censimento voluto da Cesare, dominatore straniero?
 Purtroppo di  gente che lascia la propria terra ne vediamo anche oggi tutti i giorni, e così pure di bambini che nascono stranieri e in situazioni di grave disagio.
 Corriamo il rischio guardando la grotta di Betlemme  e commuovendoci per quell’avvenimento di duemila anni fa,  di diventare indifferenti o anestetizzati di fronte ai problemi di oggi.
Giuseppe con la sua sposa Maria si avvia al viaggio e proprio in quei giorni, Maria arrivata  al termine della  gravidanza, partorisce un bimbo maschio, primogenito, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia perché “non c’era posto per loro nell’albergo”.
Un racconto sintetico, senza commenti: il racconto di una coppia in gravi  difficoltà.
Proseguendo poi nella lettura e accompagnando con il pensiero la vita di questa famiglia si intravede un altro momento di conflitto quando, a  dodici anni, Gesù si allontana dai genitori e comincia a seguire il proprio destino in modo autonomo.
La vita di allora era simile a quella di oggi e i genitori vanno in crisi.
In questa vicenda non possiamo non vedere anche la storia di tantissime donne che partoriscono in mare o in condizioni estreme perché non trovano posto “nell’albergo della vita” anche a causa del nostro egoismo.Tocca a noi dare una risposta a questi problemi.
Tuttavia nascendo si dice che ogni bambino sia portatore di una luce.
Per noi della fraternita
 che, anche noi come i pastori,  pellegrini in cerca della luce, quest’anno ci confrontiamo sul problema della fede, auguro che sia possibile accostarsi ai problemi degli altri e alla natura mettendo a disposizione la nostra capacità di condivisione e fratellanza.
Quindi la festa è appena cominciata…
Auguri a tutti.

Letto 1674 volte Ultima modifica il Mercoledì, 08 Ottobre 2014 19:51

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