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Venerdì, 01 Febbraio 2013 00:00

L'anno della fede

Scritto da Irene Larcan
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“Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a proclamare l’anno di misericordia del Signore” (Is 61,1-2).
Abbiamo letto queste parole del profeta Isaia  nella celebrazione delle Lodi della solennità del Battesimo del Signore, che conclude il tempo liturgico di Natale e apre al Tempo Ordinario.
Nel commentarle Alfredo, incaricato di una breve riflessione durante le Lodi della nostra giornata di fraternita, ha sottolineato come ogni anno sia un anno di Misericordia del Signore per ciascuno di noi, laici domenicani, che l’abbiamo chiesta all’inizio del nostro cammino nell’Ordine e che siamo consapevoli di averne bisogno ogni giorno della nostra vita. Un anno di cammino, di confronto sulla nostra fede, di condivisione di pensieri e riflessioni, di aiuto reciproco per vivere quanto abbiamo professato. Un anno di “mandato” per portare il lieto annuncio a chi si sente povero, a proclamare la libertà a chi si sente prigioniero, a fasciare le ferite a chi ha il cuore spezzato.
Un anno durante il quale abbiamo accettato la sfida del nostro vescovo, mons. Brambilla, di rispondere all’interrogativo “Come stai con la tua fede?” e del Papa ad interrogarci sulla nostra fede.
L’anno di misericordia del Signore è stato proclamato da papa Benedetto XVI l’undici ottobre scorso, cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II,  con l’apertura dell’anno della fede che si concluderà con la solennità di Cristo Re, che chiude l’anno liturgico.
Che cosa vuol dire essere uomini e donne di fede? E i cristiani sono davvero uomini e donne di fede?
“Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggiore preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune” (Porta Fidei, 2).
Che la fede sia un presupposto all’impegno nel mondo non è ovunque vero, anzi spesso viene perfino negato.
L’anno appena iniziato è un invito ad una rinnovata conversione al Signore, ad un incontro autentico con la persona di Gesù Cristo, ad accogliere nella nostra esistenza il Figlio di Dio fatto carne e la grazia della sua venuta, che dà alla vita un orizzonte nuovo e una nuova direzione.
La fede, ricevuta come dono nel Battesimo, nasce da questo incontro e vive di questo incontro, suscita l’amore per l’altro, non solo soccorso nelle necessità materiali e morali, ma come slancio ad evangelizzare. La gioia di credere accende la gioia di annunciare. Tommaso d’Aquino direbbe “Contemplari et contemplata aliis tradere” cioè Contemplare e trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato. È il motto del nostro Ordine.
La fede è esperienza di un amore ricevuto, e comunicazione di grazia e di gioia.
È fare memoria del dono prezioso che ciascuno di noi ha ricevuto dalla Chiesa, tramite i genitori, i presbiteri, i catechisti, gli amici. E se il corpo, come avviene di fatto, può invecchiare o perdere salute, il cuore soffrire di sfiducia, dolori, delusioni, rancori, anche la nostra fede potrebbe accusare i colpi della vita. Allora abbiamo bisogno di terapia. È l’occasione per rivedere davvero tutto ciò che pensiamo e facciamo, per dedicare al rinvigorimento della nostra fede ogni nostro sforzo per rispondere alla domanda di Gesù “Voi chi dite che io sia?”. Da quella domanda iniziale di Gesù e dalla decisa risposta di Simone “Tu sei il Cristo!” dovremo lasciarci guidare in questo tempo di misericordia che ci viene ancora una volta donato.   
“Che questo anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza, auspicando che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità” (Porta Fidei, 9)

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