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Venerdì, 01 Febbraio 2013 00:00

Signore ti offro il mio cancro

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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“Cara amica lettrice, caro amico lettore,
       ti dico alcune cose di me per fare amicizia.
Ho sessantatré anni, da alcuni anni non lavoro più, mio figlio PL ha da tempo la sua vita autonoma ed io vivo con mio marito AL in una cittadina piemontese.
Due anni fa mi sono ammalata di cancro. Improvvisamente sono stata catapultata in una nuova dimensione: il corpo che viene meno, attività e relazioni impedite, emozioni e sentimenti nuovi, aspetti della fede da approfondire ed a cui aggrapparsi. In questa esperienza, un obiettivo non mi ha mai abbandonata, anzi è diventato essenziale: mantenere la mia pace interiore, la calma e la serenità, l’armonia con Dio e con me stessa e con gli altri e con la vita. Ho fatto del mio meglio … sto facendo del mio meglio.
Di tutto questo ti racconterò.”

Inizia con questa premessa il libro che l’autrice, Rosella Berchialla, di Alba (CN) ci ha fatto conoscere e che volentieri segnalo alla vostra attenzione.
Il testo percorre le tappe della sua malattia, dalla prima diagnosi all’intervento chirurgico, alle fasi di chemioterapia, fino ad oggi, alla condizione che i medici definiscono “wait and see”, “aspetta e vedi”, ma che lei ha preferito ridefinire con l’espressione “live and enjoy”, “vivi e gioisci”.
Rosella Berchialla sviluppa la sua opera tra la narrazione della propria vita trascorsa in questi anni, le riflessioni personali sulla sofferenza, la comunicazione intensa di emozioni e sentimenti e le proposte di meditazione con brani di autori quali Henri Nouwen, Madre Teresa di Calcutta, Jean Vanier, citazioni da libri che l’hanno aiutata nel suo percorso di malata oncologica e che desidera condividere con i lettori.
Ben consapevole che ognuno di noi è diverso dagli altri, con una propria sensibilità, ci suggerisce di “mantenere il giusto distacco” da quanto racconta, perché è “la sua storia” e ogni storia è unica: “prendi – scrive - quello che ti serve e lascia tutto il resto”.
Riporto alcuni passi per me particolarmente significativi del suo racconto, segnato, come filo conduttore, dalla fede che la malattia non ha spento, ma anzi ha rafforzato in un rapporto di fiducia e di gratitudine con Dio.

“Prima ero felice della rete di solidarietà e sostegno di cui godevo: amiche ed amici con cui condividere esperienza, forza e speranza, a cui ricorrere senza paura del giudizio, su cui contare per avere ascolto ed accettazione.
Ora, a volte, ho difficoltà a chiedere e ricevere aiuto.
Sono fragile emotivamente, la mia sensibilità si è accentuata e tutto ciò che mi arriva – o non mi arriva – dagli altri viene enfatizzato.
Sono delusa quando gli altri mi trattano con superficialità, con paternalismo, con quell’atteggiamento sbrigativo della pacca sulla spalla col “Vedrai che andrà tutto bene”.
Sono infastidita dal miracolismo – sia quello un po’ magico (“Prega il tal santo, prega la tal madonnina”) – sia quello di tipo new age (“I miracoli avvengono, devi solo crederci”).
Sono irritata quando persone, assolutamente ignare di ciò che comporta il cancro, mi invadono con i loro consigli “sicuri”. […]
Poi, gradatamente, comincio a comprendere ed accettare che le persone possono darmi solo l’amore che hanno – così come ce l’hanno – e solo se sono in grado di darmelo.”
“Vivere un giorno alla volta. Mai come nella malattia oncologica sto apprezzando il miracolo di questo semplice principio spirituale così antico e conosciuto.”
“Ho bisogno di evitare il vittimismo e l’autocommiserazione ed ho imparato che un buon metodo è quello di coltivare la gratitudine.
La gratitudine può sembrare un principio spirituale ben strano per una malata di cancro. Eppure, anche nei momenti più neri, posso decidere di “cercare le gratitudini per le benedizioni ricevute”.”
“Vivo questa nuova esperienza come “un bonus di vita” che mi viene elargito gratuitamente ed inaspettatamente.
Vivo e gioisco.”
“Imparo che il mio dolore può essere utile a me e agli altri e può essere usato da Dio per sostenere le persone che mi sono care.
Imparo che ogni mio dolore può essere un mezzo con cui Dio si fa presente agli altri per mezzo mio.
Quando affido tutto della mia vita a Dio, la mia attenzione viene dolcemente distolta dalle mie vicende per aprirsi sugli altri.
Quando mi lascio andare all’amore, vedo che Dio usa le mie difficoltà per aiutare altre persone. Quando mi permetto di esser canale dell’amore, posso star certa che la mia sofferenza non è mai invano.”
“Signore mio Dio
La mia malattia è nelle tue mani
La mia vita e la mia morte sono nelle tue mani
Mantengo la consapevolezza della serietà del mio male
Ed insieme sperimento la pienezza di ogni soffio di vita
Aiutami, Signore, a fidarmi di te
Aiutami a restare nella tua pace
[…]
Signore mio Dio
Io ti offro il mio cancro
E tu che sei l’Amore
Trasformalo in Amore”
Il libro è acquistabile rivolgendosi all’autrice, all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   oppure, nella versione on line attraverso il sito www.signoretioffroilmiocancro.it
Il ricavato delle vendite è destinato a sostenere la realizzazione di centri per la terapia del dolore e per l’adeguata assistenza dei malati terminali.

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