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Venerdì, 01 Marzo 2013 00:00

Non di solo pane (sprecato) vive l'uomo

Scritto da p.Domenico Cremona
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Mi metto a scrivere questo articolo nel pomeriggio di mercoledì 13 febbraio, mercoledì delle ceneri, inizio della Quaresima. Lo faccio ora perché il redattore capo (alias fra Raffaele) del giornalino ha posto il 15 febbraio come termine per redigere gli articoli del numero pasquale che state leggendo. Lo faccio ora perché qui ad Agognate il mercoledì delle ceneri non si pranza (è per la Chiesa Cattolica giornata di digiuno e di astinenza) e per quanto le riserve di grasso mi permettono di sopravvivere, il morso della fame (per chi come me ha quasi sempre fame) mi tiene compagnia mentre scrivo. Infatti trovo sia questo un momento appropriato per parlare di fame e di pane. Ricordo che alcuni anni fa lessi il menù delle delegazioni nazionali riunite al palazzo della F.A.O. di Roma: l’assenza di aragoste sembrava essere l’unica privazione culinaria imposta ai delegati. Riunirsi per parlare della fame nel mondo dopo essersi ben rifocillati con le migliori raffinatezze gastronomiche mi suonò, allora come oggi, come una bestemmia, un insulto sfrontato; la logica avrebbe voluto che quei delegati venissero nutriti con un pugno di riso bollito al giorno per una settimana e solo poi avrebbero potuto discutere sulla fame nel mondo. Così per evitare la stessa ipocrisia dei rappresentanti F.A.O. mi permetto di parlare di pane consapevole che saltare un pasto il mercoledì delle ceneri rappresenta solo una mitigazione di quella stessa ipocrisia. Infatti vivo, come tutti voi, in una parte di mondo dove c’è abbondanza di cibo e abito a pochi chilometri da Milano dove ogni giorno si sprecano 200 quintali di pane. E se proviamo a sommare questo spreco con quello delle altre grandi città europee come Madrid, Parigi, Londra, Berlino, Roma, la cifra diventa impressionante. In tempi di crisi, in Europa, finisce nella spazzatura il 43% del cibo che acquistiamo.
Nel frigorifero di ogni famiglia si consuma il disastro dello spreco alimentare. Abbiamo un sistema economico che ci obbliga a comprare, conservare e consumare. Le etichette ci dicono quando un alimento scade. Ma le derrate che acquistiamo sono sempre troppe rispetto alla capacità di consumo e allora gettiamo via cibo.. A volte a ragione, altre volte no.
Lo spreco alimentare è una delle facce del disastro ambientale: per avere più cibo occorre servirsi di agricoltura intensiva, allevamenti intensivi, pesca intensiva, logistica intensiva, trasporti intensivi. Tradotto: consumiamo troppa acqua e impoveriamo i suoli agricoli e per renderli più fertili ricorriamo alla chimica del petrolio. E’ un sistema che necessariamente porta al collasso delle risorse ambientali e siamo già in 7 miliardi sul Pianeta. Nel 2050 saremo in 9 miliardi: solo il risparmio alimentare garantirà cibo per tutti.
Molti cibi, ad esempio frutta e verdura, anche se buoni, finiscono nella spazzatura perché non sono belli. Infatti, avendo cibo a disposizione in grosse quantità, il criterio che lo rende interessante nella GDO [Grande Distribuzione Organizzata] non è la sua qualità ma la sua bellezza: perciò troviamo cavolfiori, verze, mele e pere sempre perfette e lucenti sui banconi dei supermercati. La GDO, secondo questi standard getta via 238 mila tonnellate di cibo pari a 881 milioni di euro, ragione per cui 620mila persone potrebbero mangiare a colazione pranzo e cena ogni giorno. (www.ecoblog.it)
Questo spreco di pane, di cibo, come qualsiasi genere di spreco, è frutto dell’avidità e della prevaricazione di una minoranza della popolazione mondiale: una minoranza concentrata principalmente in questa parte di mondo detta “occidentale” a prevalenza cristiana. Eppure per chi crede nelle parole scritte nei Vangeli, il pane ha una funzione centrale: nei testi dei 4 Evangelisti il termine compare 62 volte e si parla molto più di pane che di croce, fino all’identificazione di Gesù con il Pane: Io sono il pane della vita (Gv 6,48); Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51). Il tempo di Quaresima si apre con le tentazioni di Gesù nel deserto (I domenica di Quaresima) dove la prima di esse è il pane; e si chiude con l’ultima cena (Giovedì Santo). Evitare di sprecare il cibo potrebbe essere un buon proposito quaresimale e pasquale: non risolve la scarsità o assenza di cibo per molte popolazioni; tantomeno intacca le multinazionali alimentari; e nemmeno riduce gli squilibri ambientali provocati da politiche agricole non finalizzate al bene comune. Allora a che serve impegnarsi a ridurre gli sprechi?
Questa è l’Italia Cattolica Sprecona: sprecona di cibo e di acqua, di energia e di risorse, di politica e di promesse: sviluppare una mentalità ed una cultura improntate a ridurre gli sprechi, serve a contrastare il modello di “benessere” falso che ci viene imposto da un sistema di mercato basato sul consumare il più possibile quanto viene prodotto, anziché produrre secondo il bisogno di consumo.
Mi auguro e vi auguro che questo “tempo forte” quaresimale e pasquale ci aiuti a gestire più responsabilmente i nostri beni di consumo.

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