Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Domenica, 01 Febbraio 2004 02:00

La famiglia nel caos

Scritto da p.Ennio Staid
Vota questo articolo
(0 Voti)
"Ancora un padre fa strage nella sua famiglia"

Nel martellare delle notizie drammatiche che vengono dall'Irak, da Israele, dall'Afghanistan e dal resto del mondo, non ci sconvolge più di tanto il sapere che nel nord o nel sud della nostra penisola qualcuno fa strage della sua famiglia ed elimina se stesso. La notizia appare sui media e subito scompare per dar posto alla Cirio ed alla Parmalat che fanno crak, oppure ci propinano che il nostro presidente del consiglio ha detto, ha fatto, è andato, fa la cura dimagrante, si rifà gli occhi ecc. Si parla poi di sport, delle somme favolose che guadagnano i giocatori, si va in crisi o ci facciamo scoppiare il cuore se la nostra squadra perde o vince. Si tace invece sulla situazione non solo economica ma morale in cui sono costretti a vivere tanti nostri concittadini. Una larga maggioranza dei quali è costretta a vivere accatastata come polli e dove è difficilissimo crearsi uno spazio personale. Case dove imperversa la TV sempre accesa, che incurante delle drammatiche situazioni familiari che spesso si è costretti a vivere, continua a mostrare un mondo falso, con programmi al cui confronto l'oppio è una lievissima camomilla.
In questi ambienti nascono, si sviluppano, ed a volte, si concludono in tragedia, situazioni difficili da controllare. A tutto ciò si aggiungano stipendi da fame, disoccupazione o circostanze particolari, come avere un nonno o una nonna che non vogliono morire, o un malato cronico, ed il quadro non ha bisogno di altri chiarimenti.
Nell'esperienza che stiamo vivendo, appena accennata dai giornali e dalla TV è quasi "normale" accettare che qui nascano tragedie. Ora fare tragedie, secondo il vocabolario della Zanichelli, significa: "Addolorarsi eccessivamente di fronte a piccole contrarietà" allora, i nostri politici, che conoscono bene la lingua italiana, non si addolorano più di tanto se qualche sciocchino che ha perso il lavoro, o non ha come pagare l'affitto della casa, o non riesce più a gestire il nonno, prende il fucile, o l'arsenico, o il coltello, e fa fuori la sua famiglia. Essi debbono occuparsi di farsi la guerra tra loro, debbono lottare per conservare una poltrona che permette loro di non "addolorarsi eccessivamente" per niente. Hanno il treno, l'aereo, la macchina gratis, la villa al mare o in montagna, e possono permettersi di scambiarsi insulti su come deve essere governata questa nostra Patria.
Sembra che a Maria Antonietta, regina di Francia, un giorno avessero detto che il popolo non aveva pane e la sua risposta fosse: "Se non hanno pane mangino le brioches". Forse questa risposta è soltanto un "pio" racconto. Ma che risposta è data oggi a questa situazione di grande disagio che moltissimi toccano con mano?  
  A cosa è servita l'esortazione del Concilio Vaticano II, ed i continui solleciti e dolorosi richiami del Papa ai governanti perché si veda nella famiglia quella "cellula vitale in cui si giocano in gran parte i rapporti tra chiesa e mondo, tra il Vangelo e la storia ?" E' importante discutere sulla pace nel mondo, ma se non si dà la possibilità di vivere in pace nella famiglia, il discorso della pace universale fa acqua da tutte le parti. E' bene parlare della politica tra stati, o di debellare il terrorismo, ma se non si toglie il terrorismo di una busta paga sempre più sottile, o nulla, perché non si trova lavoro, a che serve? E' anche bene piangere sui nostri soldati morti in Irak, ma è altrettanto bene, forse anche di più, piangere su chi spara sui propri figli, su chi, disperato, si toglie la vita.
Il papa ha gridato, a più non posso, perché nella costituzione europea si accennasse alle origini cristiane dell'Europa, ma forse è stato meglio non ascoltarlo, perché con quale coraggio possiamo considerarci cristiani, quando "la piccola chiesa domestica" che è la famiglia è scippata di ogni dignità? Quando nel nostro paese i politici che si professano cristiani fanno le leggi che favoriscono solo i ricchi? Come facciamo a dirci cristiani se i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri diventano ogni giorno più poveri? Ovunque poso lo sguardo, vedo una mancanza di rispetto per chi non ha nulla, si fanno battaglie per non far togliere il Crocifisso dalle scuole, e non si ha pietà per i crocifissi che lavorano tutto il giorno portando a casa 600 o al più 700 euro al mese. E' depenalizzato il falso in bilancio e non si ha, non dico l'amore che è cosa grossa, ma un minimo di giustizia distributiva. Esiste in coloro che ci governano il disprezzo per la funzione etica della politica, l'impunità per chi ruba molto e la galera per chi si appropria di un pollo, o disperato si fuma uno spinello.
 Aveva ragione mio padre quando mi diceva: "Figlio mio, non tirare mai sassi, ma se li DEVI tirare, tirali grossi, perché quelli piccoli vanno negli occhi".
Forse in questa lettera potevo essere meno violento e meno apocalittico, ma quale è il compito che il Signore ha affidato ai pastori?  E' sufficiente ripetere: "Vogliamoci bene", oppure si deve gridare, almeno a chi dice di credere in Gesù Cristo: "Attenzione perché l'ascia è già posta alla radice dell'albero", ed augurare a tutti di non essere al giudizio finale tra coloro che saranno condannati.
"Via lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anche essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: in verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli (più poveri), non lo avete fatto a me. E questi se ne andranno al supplizio eterno, e i giusti (quelli che hanno esercitato la giustizia) alla vita eterna".
Letto 1766 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op