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Domenica, 01 Settembre 2013 00:00

Il ritmo giusto della vita

Scritto da Irene Larcan
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Mentre sugli schermi televisivi si inseguono senza posa immagini violente e atroci della guerra civile in Siria che coinvolge adulti e bambini in una crudeltà che solo l’uomo è capace di pensare per affermare il suo potere su uomini e cose; mentre dai media siamo bombardati da milioni di parole, i politici litigano fra loro per la supremazia e papa Francesco richiama tutti, credenti e no, ai valori della pace, mi sembra di essere aggredita dal frastuono di tante parole e dalla velocità di tante immagini che penso siano messe insieme per impedire a ciascuno di noi di fermarsi a ragionare su quanto accade e lasciarsi coinvolgere. La fretta è nemica della riflessione, la fretta è cattiva consigliera, ci priva della necessaria attenzione alle nostre emozioni, alla nostra intelligenza, alla relazione con il mondo e con gli altri. Sarà che sto invecchiando ed i miei riflessi e le mie reazioni cominciano ad intorpidirsi, ma a volte ho l’impressione che troppe informazioni, e tanto frenetiche, alla fine ci rendono impermeabili anche agli avvenimenti più gravi, o ci colpiscono solo superficialmente.
In questi giorni di vacanza, di vuoto dalla quotidianità, ho avvertito forte il bisogno di rallentare il ritmo, ascoltare gli altri (e tante sono state le persone che ho incontrato e con cui ho “chiacchierato”), rivolgere maggiore attenzione alle cose che mi circondano. Indulgere, perché no, al dolce far niente. In un mondo dominato dalla fretta di arrivare primi, di diventare ricchi e potenti, di perseguire a tutti i costi il successo, fa anche bene resistere all’imperativo della velocità e dell’efficienza. Passeggiare in riva al mare senza meta, fermarmi ad ammirare un tramonto o un cielo stellato, sognare, scrivere qualche pensiero sulla vita, gustare un buon pranzo insieme ad amici. Assaporare ogni istante ed ogni giorno vivendoli come doni insperati e fermarmi per ringraziare di tali doni Colui che li ha creati e li mette a mia disposizione. La vita è una possibilità che non ci sarà data una seconda volta, ed è essenziale essere consapevoli della fortuna di essere vivi, di vedere la luce ogni mattina e le ombre ogni sera, di scorgere sul volto di un altro l’accenno di un sorriso o un segno di irritazione. Bisogna mettersi in ascolto, e questo richiede tempo, come tempo richiede l’incontro con un’altra persona. È la grande lezione dell’ospitalità, dell’accoglienza, della conoscenza reciproca, del non lasciarsi prendere dall’ansia del fare.
Penso al poco tempo ed alla fretta, all’impazienza, che spesso caratterizzano gli incontri mensili delle nostre fraternite, solitamente poco più di un’ora in cui pregare, fare formazione, incontrarsi per poi affrettarsi verso le nostre case e le nostre attività. È sufficiente per la crescita personale e per trarre energia spirituale un tempo così breve ed un modo di incontro che sembra quasi una fuga?
E siamo convinti che tale modo ci apra all’ascolto vero, al dono, alla conoscenza di noi stessi e dell’altro? Non stiamo buttando via occasioni di incontro vero per vivere superficialmente la nostra specifica vocazione di domenicani, chiamati ad ascoltare prima che a parlare? Quando impareremo che non è bene lasciarsi mettere fretta per aumentare la nostra capacità di accogliere il mondo e per non dimenticarci di noi stessi e delle nostre promesse strada facendo?
Durante il Convegno Nazionale dello scorso giugno a Roma abbiamo lavorato sulla figura di Maria. Di lei si dice solo una volta che agisce “in fretta”: quando parte in fretta per andare dalla cugina Elisabetta. Per il resto di Lei si dice che “non comprendeva, ma conservava tutto nel suo cuore”.
Ricevere, mostrarsi capaci di ricevere, richiede tanta iniziativa e generosità quanto dare. Richiede soprattutto tempo. Tempo per riflettere, tempo per pregare, tempo per accettare di non capire e comunque essere ospitali. Capaci di attendere, senza fretta.
Mi piacerebbe che la ripresa delle attività delle fraternite potesse essere all’insegna della calma e che ogni incontro locale, provinciale o nazionale diventasse l’occasione per conoscersi ed essere sempre più amici e fratelli, insieme pronti alla solidarietà ed alla predicazione.

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