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Domenica, 01 Dicembre 2013 00:00

Raccontare e raccontarci

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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«Abbiamo smarrito la gioia di raccontare e raccontarci. Il “racconto” è decisivo per la vita dell’uomo e per diventare reciprocamente ospitali. Nella nostra società funzionale diciamo solo parole che indicano informazioni, impegni e occupazioni, e non facciamo più ascoltare parole che trasmettano fiducia, significati e attese. La magia del racconto è quella di risvegliare l’uomo al mistero delle cose, di aiutarci a vivere in modo sapiente il tempo, di aprire possibilità nuove di vita per sé e per gli altri davanti al futuro. […] Mi piace pensare che nella vita delle persone, nel focolare della famiglia, nei legami della città, nell’ambiente del lavoro, nel tempo della festa possa rinascere una nuova opportunità di raccontare la musica della vita».
Traggo questo passo, che propongo alla vostra attenzione, dall’ultima lettera pastorale, Come sogni la chiesa di domani?, del nostro vescovo, Franco Giulio Brambilla.
Si dice spesso che viviamo nella società dell’informazione, ed è vero, ma abbiamo smarrito il senso della comunicazione. La comunicazione comporta condivisione, coinvolgimento della persona con cui si comunica, nasce dalla relazione e al tempo stesso la costruisce. La comunicazione impegna e chiede responsabilità, apre orizzonti nuovi.
Václav Havel, in un interessante saggio del 1987 (Storie e totalitarismo, in S. Forti (a cura di), La filosofia di fronte all’estremo. Totalitarismo e riflessione filosofica, Einaudi, Torino 2004) sui tratti che il totalitarismo comunista aveva assunto dopo l’invasione sovietica di Praga nel 1968, ha posto in evidenza che una delle caratteristiche e delle preoccupazioni del sistema totalitario è la messa a tacere delle storie delle persone, fagocitate in una Storia necrotizzata, una pseudostoria scritta dai detentori del potere, in cui non c’è spazio per l’avvento del nuovo, per l’imprevedibile, e, in ultima analisi, nemmeno per l’esperienza del tempo, che si attua soltanto attraverso le storie e il racconto. L’ideologia, nella sua pretesa di «aver interamente compreso il mondo e averne scoperto l’intera verità, - scrive Havel - crea una vita standardizzata» che «produce cittadini standardizzati, privi di volontà individuale. E prevede individui uniformi, con storie uniformi. È un produttore di massa di banalità». Sono considerazioni che, purtroppo, sia pur in un contesto diverso da quelle in cui sono state elaborate, valgono  anche per il nostro mondo.
Il raccontare e il raccontarci costituisce l’opposto della standardizzazione, riapre al mistero, dà spazio al volto, «dischiude finestre di speranza per il futuro» (F.G. Brambilla, cit.).
Una delle funzioni «del racconto, sia per la vita di un popolo, sia nell’esistenza di un uomo una donna, è quella di “trovare il filo rosso” che lega insieme gli episodi di un giorno, di un anno, della mia e nostra storia» (ivi).
Il Vangelo si inscrive nelle storie degli uomini e lo ritroviamo ascoltando i loro racconti.
Sono passati venticinque anni da quando abbiamo iniziato ad abitare ad Agognate; anni segnati da tanti incontri, anni in cui abbiamo sperimentato il dono (certo, anche la fatica) dello stare insieme, in cui, anche attraverso queste pagine, abbiamo cercato nella nostra storia e nelle storie di tanti il filo rosso della misericordia donataci.  
Grazie a tutti Voi! Buon Natale.

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