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Domenica, 01 Settembre 2013 00:00

Missioni di pace

Scritto da p.Domenico Cremona
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I HAVE A DREAM
Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
PACEM IN TERRIS
In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili.
Che se poi si considera la dignità della persona umana alla luce della rivelazione divina, allora essa apparirà incomparabilmente più grande, poiché gli uomini sono stati redenti dal sangue di Gesù Cristo, e con la grazia sono divenuti figli e amici di Dio e costituiti eredi della gloria eterna.

Due brevi citazioni di due documenti molto diversi tra loro ma anche molto simili. Entrambi compiono 50 anni: l’enciclica di papa Giovanni XXIII e stata firmata nell’aprile del ‘63, il discorso di Martin Luther King dal palco al Lincoln Memorial, durante la Marcia su Washington per il Lavoro e la Libertà, è stato pronunciato nell’agosto del ‘63. La fede di entrambi gli autori traspare dalle loro parole, sebbene i due discorsi abbiano una portata universale rivolgendosi a credenti di ogni confessione religiosa e a non credenti. “I have a dream” è un discorso politico-sociale; “Pacem in terris” è stata definita un’enciclica politico-sociale.  A fondamento di entrambi c’è la giustizia sociale espressa nei diritti e nei doveri di ogni essere umano. In comune è anche il concetto di superamento dei conflitti (piccoli o grandi che siano) attraverso un’azione nonviolenta e di dialogo. Il discorso di ML King sebbene più concentrato sulla situazione americana della discriminazione razziale, ha come “sogno” la libertà umana, di tutta l’umanità; l’enciclica di Giovanni XXIII, nel contesto della minaccia di una guerra nucleare, ha come “speranza” la pace in ogni angolo del mondo e in ogni singola situazione di conflitto o violenza (nell’enciclica la libertà è definita uno dei quattro pilastri della pace assieme alla verità, alla giustizia e all’amore). Il sogno e la speranza da essi manifestati sono diventati e continuano ad essere il sogno e la speranza della maggioranza dell’umanità.
Quali sono oggi i sogni e le nostre speranze per noi “occidentali” del terzo millennio? Abbiamo ancora sogni e speranze a cui aggrapparci, in cui credere, verso cui tendere i nostri desideri, le nostre ispirazioni, i nostri progetti? Abbiamo ancora un sogno di libertà e speranze di pace? Sembra che i sogni e le speranze siano contenuti da disprezzare, capaci solo di infondere illusioni, false pretese, utopistici obiettivi. Roba da squilibrati visionari. Oppure, ancor peggio, libertà e pace sono ormai ridotte a slogan o strumentalizzate per conseguire scopi a volte opposti al senso che esprimono. Gli eserciti delle nazioni “occidentali” ormai da anni non usano più la parola guerra ma, appropriandosi di due termini fondamentali del vangelo quali pace e missione, vanno in giro per il mondo, dotati delle armi più efficienti sul mercato, a svolgere le “missioni di pace”. Anche la libertà non è più certo quella tanto predicata da Martin Luther King; in Italia è ridotta a sigla di partito politico (PdL) sfumante facilmente in libertinaggio. Così la libertà è divenuta forma di bassezza morale del “fare ciò che mi pare”, senza condizionamenti o doveri da praticare; la pace – là dove non si identifica con gli eserciti armati – è diventata “lasciatemi in pace”, non coinvolgetemi nei vostri problemi, non disturbatemi. Il cocktail “faccio quel che mi pare - lasciatemi in pace” rappresenta oggi il degrado sociale del nostro paese: sempre più razzista, omofobo, misogeno, perché il diverso turba la nostra pace; sempre più corrotto, illegale, egoista perché così si comporta un popolo che vive nelle libertà.

La Commissione Giustizia Pace Creato della Famiglia Domenicana ogni anno organizza la Giornata dell’impegno e della solidarietà. Tale Giornata nasce dalla necessità di contribuire ad una maggiore sensibilizzazione di fronte a questioni o problematiche riguardanti la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Lo scopo è portarci ad una maggiore responsabilità umana e cristiana capace di promuovere soluzioni e collaborazioni concrete.
La Giornata dell’impegno e della solidarietà ha luogo il primo sabato e la prima domenica di Avvento e si esprime a più livelli:
- un tempo di riflessione con una serie di conferenze e relazioni nel luogo dove si svolge la Giornata;
- un opuscolo che raccoglie diversi articoli che integrano le conferenze;
- una veglia di preghiera;
- la celebrazione eucaristica domenicale;
- l’invito ad un gesto concreto, inerente al tema della Giornata.

La prossima edizione avrà luogo a

NOVARA-AGOGNATE
sabato 30 novembre
domenica 1° dicembre: 2013

UNA PACE DISARMANTE
50 anni della Pacem in terris

Potete trovare tutte le informazioni necessarie (la Giornata è ancora in cantiere con varie cose da definire) al sito della Commissione: www.giustiziaepace.org , oppure telefonando ad Agognate.

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