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Mercoledì, 01 Maggio 2013 00:00

Pacem in terris

Scritto da p.Domenico Cremona
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L’11 aprile del 1963, pochi mesi prima di morire, papa Giovanni XXIII promulga la sua ultima enciclica: Pacem in terris. Per la prima volta nella storia della Chiesa un’enciclica che non si rivolge esclusivamente alle autorità ecclesiatiche e alle persone di fede cattolica in generale, ma varca i confini della Chiesa e si rivolge a “tutti gli uomini di buona volontà”; così nell’intestazione:

LETTERA ENCICLICA
PACEM IN TERRIS
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PP. XXIII
AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
CHE SONO IN PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA,
AL CLERO E AI FEDELI DI TUTTO IL MONDO
NONCHÉ A TUTTI GLI UOMINI
DI BUONA VOLONTÀ :
SULLA PACE FRA TUTTE LE GENTI
NELLA VERITÀ, NELLA GIUSTIZIA,
NELL’AMORE, NELLA LIBERTÀ
Il contesto storico è quello della guerra fredda tra USA e URSS e della crisi dei missili cubani iniziata nell’aprile del 1961 e conclusasi il 28 ottobre 1962, grazie anche alla mediazione di Giovanni XXIII con un appello radiofonico del 25 ottobre col quale si rivolge direttamente ai governanti, in particolar modo ai presidenti Kennedy e Chruščëv perché “continuino a trattare, perché questa attitudine leale e aperta è una grande testimonianza per la coscienza di ognuno e davanti alla storia. Promuovere, favorire, accettare i dialoghi a tutti i livelli e in ogni tempo, è una regola di saggezza e di prudenza che attira le benedizioni del Cielo e della terra. [...] Noi supplichiamo i governanti a non restare sordi a questo grido dell’umanità. Che facciano tutto quello che è in loro potere per salvare la pace. Eviteranno al mondo gli orrori di una guerra di cui non si può prevedere quali saranno le terribili conseguenze.” (cf. A. Melloni, Pacem in terris. Storia dell’ultima enciclica di papa Giovanni. Ed. Laterza, 2010, p. 33)
Crisi e guerra scongiurata; ma la minaccia di un possibile conflitto nucleare ancora persiste. È su questa preoccupazione/grido di tutta l’umanità che nasce la necessità per papa Giovanni di un’enciclica riguardante la pace.
Divisa in cinque parti, la Pacem in terris parte dalla premessa che la pace si può instaurare solo là dove l’ordine dell’universo e l’ordine umano vengono rispettati (Introduzione); In particolare l’ordine tra gli esseri umani si concretizza nei diritti e nei doveri: “Ogni essere umano è persona, soggetto di diritti e di doveri” (I parte). I rapporti tra gli esseri umani e i poteri pubblici all’interno delle singole comunità politiche è il contenuto della II parte. La parte III affronta i rapporti fra le comunità politiche ed è forse la parte più densa di tutta l’enciclica. Attraverso i principi di verità, giustizia, carità e libertà vengono toccate tematiche mondiali urgenti (sempre attuali): il trattamento delle minoranze; equilibrio tra popolazione, terra e capitali; il problema dei profughi politici; l’ascesa delle comunità politiche in fase di sviluppo economico; il disarmo. Su quest’ultimo punto papa Giovanni fa leva sulla ragione umana:
Ci è pure doloroso costatare come nelle comunità politiche economicamente più sviluppate si siano creati e si continuano a creare armamenti giganteschi; come a tale scopo venga assorbita una percentuale altissima di energie spirituali e di risorse economiche; gli stessi cittadini di quelle comunità politiche siano sottoposti a sacrifici non lievi; mentre altre comunità politiche vengono, di conseguenza, private di collaborazioni indispensabili al loro sviluppo economico e al loro progresso sociale. [...] Per cui giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci. [...] È un obiettivo reclamato dalla ragione. È evidente, o almeno dovrebbe esserlo per tutti, che i rapporti fra le comunità politiche, come quelli fra i singoli esseri umani, vanno regolati non facendo ricorso alla forza delle armi, ma nella luce della ragione; e cioè nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante. (Pacem in terris, n° 59-62). Più sotto scriverà che la guerra è aliena alla ragione - n° 67. I rapporti degli esseri umani e delle comunità politiche con la comunità mondiale è il contenuto della IV parte; infine, alcuni richiami pastorali  (parte V).

Queste nostre parole, che abbiamo voluto dedicare ai problemi che più assillano l’umana famiglia, nel momento presente, e dalla cui equa soluzione dipende l’ordinato progresso della società, sono dettate da una profonda aspirazione, che sappiamo comune a tutti gli uomini di buona volontà: il consolidamento della pace nel mondo (n° 89). Questa aspirazione profonda del consolidamento della pace è ciò che ancora oggi, 50 anni dopo la Pacem in terris, molti uomini e donne di buona volontà sentono il dovere di perseguire. Non stupisce, pertanto, che in tale ricorrenza gli eventi commemorativi sono ovunque numerosi, come occasione per continuare a coltivare una prospettiva di pace. Qui a Novara, lo scorso 12 aprile, la Commissione Giustizia e Pace della Diocesi ha proposto una serata di riflessione con una conferenza del Vescovo, mons. Franco Giulio Brambilla; sempre qui a Novara-Agognate, il prossimo 30 novembre sarà la  Commissione Giustizia Pace e Creato della Famiglia domenicana a proporre una riflessione sulla Pacem in terris (con un taglio di contenuti diversi) nell’ambito della Giornata nazionale dell’impegno e della solidarietà. Troverete maggiori dettagli nel prossimo numero di questo giornalino.
Per ora buona estate!

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