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Sabato, 01 Febbraio 2014 00:00

Un viaggio sulle orme di Domenico

Scritto da Irene Larcan
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È iniziato un altro anno e ci avviciniamo a grandi passi al 2016, alla celebrazione degli 800 anni della fondazione dell’Ordine. Per il 2014 il tema del programma in vista dell’anniversario è “ I laici domenicani e la predicazione”. Tante volte la predicazione è stata oggetto sulle pagine di questo giornalino delle mie riflessioni, credo però che essa debba affondare le sue radici nella storia e nelle scelte operate da Domenico, fondatore dell’Ordine. Per questo vi propongo un breve percorso spirituale scritto per la sua fraternita da una laica domenicana,

di Mariella Marnini.  

Andare sulle orme di un Santo è ricordare che la nostra vita di oggi

è radicata nel Sì di tanti uomini e donne che hanno creduto,
è inserita nella misericordia di Dio,
è trovarsi di fronte alla responsabilità di un annuncio.
                (Pier Paolo, laico domenicano)

CALERUEGA: la sua terra
Ci sono località sconosciute che diventano note perché qualcuno di importante vi è nato. Non è così per Caleruega, piccolo villaggio della vecchia Castiglia, in Spagna. Ci si arriva passando attraverso gole di roccia scura, aspra: poi distese immense di campi gialli, le case raccolte in piccoli agglomerati, ricorda proprio la Spagna di Domenico,
Poche case tutte raccolte intorno ai luoghi che videro la nascita di Domenico, non c’è nulla di speciale… però tutto a Caleruega parla del suo figlio Domenico.
Domenico di Guzman nato nel 1170 da Giovanna D’Aza e da Felice Guzman. “Al fonte battesimale fu chiamato  Domenico ...significava “uomo del Signore” suo servo” (H. Vicaire)

PALENCIA: La  scoperta del volto del Padre ricco di misericordia
La misericordia e la compassione sono uno dei tratti più caratteristici della vita e dell’opera di Domenico. Misericordioso è infatti colui che prende su di sé il bisogno di ogni uomo. E’ in questa logica che a Palencia durante la carestia che stava affamando la popolazione, Domenico, giovane studente di teologia, decide di vendere i suoi  libri  per sfamare i poveri.
“Scosso per le difficoltà dei poveri e divorato dalla compassione ...vende i libri e tutto quello che aveva per nutrire gli affamati”. “Io non voglio studiare su pelli morte, quando uomini muoiono di fame”.
Questo è il senso dello studio per Domenico: non fine a se stesso ma un mezzo per raggiungere la contemplazione di Dio, l’uomo.
“Egli accoglieva ogni uomo nel grande seno della carità e, poiché amava tutti, tutti lo amavano. Si era fatto una legge personale di rallegrarsi con le persone felici e di piangere con coloro che piangevano” (Giordano di Sassonia, Libellus de principiis Ordinis Praedicatorum).
Domenico vive la misericordia come profonda esperienza di salvezza. Egli contempla il volto del Padre, sorgente di ogni dono, e lì trova uno straordinario progetto d’amore voluto da Dio per tutta l’umanità; si sente e si sa figlio del Padre ricco di misericordia, non può non volere questo dono di salvezza per ogni uomo.

OSMA: itinerante sulle strade d’Europa
Ordinato sacerdote, viene eletto sottopriore del capitolo della Cattedrale nella sua diocesi di origine, Osma. Anche se questa nomina avrebbe potuto rappresentare per lui qualche motivo di prestigio nella Chiesa e nella società, egli non la interpreta come un privilegio personale, né come l’inizio di una brillante carriera ecclesiastica, ma come un servizio da rendere con dedizione e umiltà. Diego, Vescovo di Osma, lo invita a seguirlo nell’Europa del Nord, in una missione diplomatica, affidata loro dal re di Castiglia.
Viaggiando, Domenico si rende conto del dilagare dell’eresia (che crea l’allontanamento dalla verità della fede) e percepisce  la necessità di una predicazione accompagnata dalla testimonianza della propria vita.
Dopo aver compiuto la loro missione in Danimarca, Diego e Domenico decidono di recarsi a Roma per chiedere al Papa di poter andare come missionari ad evangelizzare i Cumani, popoli non cristiani. Ma Innocenzo III orienta il loro entusiasmo missionario alle regioni meridionali della Francia (in Linguadoca) dove tante popolazioni rischiano di perdere la fede. Nell’attraversare quei territori Domenico era rimasto impressionato dall’enorme diffusione della “eresia albigese”, e a Tolosa “Egli trascorre una notte intera con un oste eretico, perché divorato dalla “passione” d’amore che il Padre ha per ogni creatura“ (Libellus 15).
E l’indomani mattina, quando Domenico e Diego ripresero il viaggio, l’albergatore, convinto e convertito, si era riconciliato con Dio e con la Chiesa.
“Il Santo Padre Domenico provava una straordinaria compassione per i peccatori. Quando si avvicinava ad un paese o ad una città, appena li scorgeva da lontano, pensando alle miserie degli uomini e ai peccati che vi si commettevano, prorompeva in pianto” (n. 79 Vitae Fratrum). “Domenico era talmente pieno di zelo per le anime, che estendeva la sua carità e la sua compassione non solo ai fedeli, ma anche agli infedeli e ai pagani e perfino ai dannati dell’inferno, sulla cui sorte piangeva” (Atti di Bologna, Processo di canonizzazione, n. 17).

FANJEAUX: il tempo della contemplazione: anni di operosità nell’ombra, che sono stati il tempo giusto perché un’ intuizione divenisse convinzione
In questo piccolo paese arroccato su una collina, Domenico  abita in una piccola casa (che ancora oggi è possibile visitare)   per 10 anni. Anni di impegno, di preghiera,  di riflessione e di studio: “Sempre portava con sé e traeva consiglio dal Vangelo di Matteo e dalle Lettere di San Paolo.”
Domenico contemplando la sofferenza dell’ umanità, comprende il senso della Croce di Cristo. E contemplando il crocifisso comprende il significato della sofferenza umana. Lascia il titolo di canonico per essere fra Domenico “umile ministro della predicazione” mentre si rafforza in lui il desiderio di una vita di predicazione del Vangelo sull’esempio degli apostoli, in povertà e senz’altra potenza che quella della Parola di Dio: “Guai a me se non evangelizzassi!” “Che ne sarà dei peccatori?”.

PROUILLE : il tempo della fedeltà in cui sperimentare e far maturare un’ idea: primo monastero domenicano.
Il primo frutto della predicazione di Domenico è la conversione di alcune donne catare che si riuniscono in comunità formando il primo monastero domenicano a Prouille, in Francia.
 Domenico propone  a questo gruppo di donne uno stile di vita in fraternità, dove la clausura non viene vissuta come nei monasteri del tempo, cioè in un isolamento quasi totale dal mondo, ma  come un centro di predicazione. Si tratta infatti di un monastero unito ad una casa come punto di appoggio per Domenico e i suoi primi compagni, un monastero dove si sperimenta il senso di appartenenza, di condivisione del progetto di  Domenico.

TOLOSA:  apostolo per l’annuncio del Vangelo. La prima comunità di frati predicatori
Nel 1215 il Vescovo di Tolosa, Folco, nomina ufficialmente fra Domenico «Predicatore» della sua diocesi. Il compito della predicazione era fino ad allora prerogativa del vescovo, Domenico adotta definitivamente, e con tutto il suo essere, “la forma di vita degli apostoli”: la povertà, la preghiera comunitaria, l’andare a piedi, a due a due, senza oro né argento, senza nessuna sicurezza che l’ospitalità e l’elemosina quotidiana della Provvidenza; inviati da Cristo ad annunciare il vangelo del Regno di Dio.
“Durante questo ministero a Tolosa, realizzando finalmente un progetto meditato a lungo, e maturato in cuore, il predicatore diviene fondatore, l’apostolo patriarca. E l’Ordine di Domenico si affaccia al mondo” (Vicaire, p. 313).
Alcuni giovani scelgono di associarsi a lui. Nell’aprile di quello stesso anno nasce a Tolosa una prima “Comunità di Predicazione” formata da fra Domenico e dai suoi compagni. Uno di loro, Pietro Seilan, dona la propria casa assicurando una residenza a tutto il gruppo.
“Una fondazione estremamente povera: senza dotazione, senza terreni né proprietà di alcun genere” (Vicaire, p. 315).
Domenico, in piena obbedienza alle direttive dei Papi del suo tempo, Innocenzo III e Onorio III, adotta l’antica Regola di sant’Agostino, adattandola alle esigenze di vita apostolica che portano lui e i suoi compagni a predicare spostandosi da un posto all’altro, ma tornando, poi, ai propri conventi, luoghi di studio, preghiera e vita comunitaria.
L’idea che guida Domenico nella sua attività apostolica, e nella fondazione dell’Ordine di frati predicatori, è l’amore della verità: verità da conquistare nella contemplazione e da donare nella predicazione.
San Tommaso sintetizzerà questa esperienza nel motto «Contemplari et contemplata aliis tradere». Domenico dà rilievo a due valori ritenuti indispensabili per la predicazione: la vita comunitaria nella povertà e lo studio. Per questo vuole che i suoi frati acquisiscano una  formazione teologica e li invia a studiare nelle Università del tempo.
OGGI …...
La “Veritas”, che Domenico con tanto ardore ha sempre amato ed annunciato, è una Verità da contemplare nel silenzio della preghiera e  nello studio assiduo;
una Verità da celebrare con riconoscenza nella Liturgia;
una Verità da predicare perché altri fratelli la possano incontrare;
una Verità da vivere in primo luogo nella concretezza quotidiana della vita in comune con altri fratelli e sorelle attratti dallo stesso Amore … la Verità che risplende sul Volto di Cristo!
Nel cammino di questi anni Domenico continua ad esserci maestro, compagno e guida sicura. Ci chiama a trovare momenti per stare alla presenza di Dio in un ascolto perseverante, e momenti per andare dai fratelli e dalle sorelle ed essere eco della Sua Parola.
Ci  mostra la via della misericordia, da ricevere e ridonare, quella della dolcezza e della fortezza, che non si escludono ma si armonizzano, quella della prudenza, che non esclude il coraggio del rischio. Se in qualche momento il suo progetto di vita ci sembra troppo esigente ed arduo, ci si fa vicino ripetendoci  le stesse parole che in punto di morte disse ai suoi frati: “Vi sarò d’aiuto più dal cielo che sulla terra!”.

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