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Domenica, 01 Giugno 2014 00:00

Perché laica domenicana?

Scritto da Irene Larcan
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Quella che vi propongo è la testimonianza di una laica domenicana che mi è stata doppiamente collega, come insegnante e come presidente provinciale delle fraternite laiche della Provincia s. Tommaso d’Aquino. Come vivere la vocazione di laici appartenenti all’Ordine dei Predicatori nella vita di tutti i giorni, nella famiglia, nel lavoro, nei rapporti amicali è la domanda che spesso mi sento rivolgere durante le visite alle fraternite; su quali fondamenta costruire, giorno dopo giorno, il nostro essere laici di s. Domenico, narratori di speranza in un mondo sempre più dubbioso o indifferente, “inviati insieme per servire la conversazione di Dio con il mondo, proclamando il Vangelo della pace” come scrive fra Bruno Cadoré nella lettera indirizzata a tutto l’Ordine sulla predicazione dei laici domenicani. Prosperina ha cercato di raccontare la sua esperienza di vita domenicana a partire da una domanda che è anche la ragione delle sue scelte. 

 
Perché laica domenicana? (di Prosperina Vitale)

Dare testimonianza come laica domenicana  significa per me raccontare le meraviglie che Dio ha operato e opera in me nonostante le mie fragilità e i miei limiti, dopo il mio sì a Lui e alla sua presenza operante in me. Il primo passo è, infatti, decidersi per Dio, metterlo al primo posto nella propria vita.
Si arriva quasi sempre casualmente a conoscere una realtà spirituale, anche se per chi crede non esiste il caso, semmai la provvidenza di un Dio, che ci immette in un cammino e, se siamo docili e ci affidiamo, ce ne svela via via il percorso, ci illumina e ci sostiene nei momenti bui e difficili. Quando durante il rito della professione  chiediamo la misericordia di Dio e dei fratelli, desideriamo di essere compresi e accettati nelle nostre fragilità e debolezze e da parte nostra ci impegniamo a convertirci per crescere nella fede e far crescere.  
Mettersi al servizio di Dio significa cercarlo ovunque e anche quando iniziamo un cammino per la scelta di uno stile di vita, nel nostro caso quella domenicana, a cui ci sentiamo chiamati, la nostra ricerca di Dio non deve mai venir meno, ma dobbiamo approfondirla nell’ambito del cammino scelto.
Ho iniziato, nel 1986, a studiare la spiritualità domenicana con un gruppo di laici domenicani e simpatizzanti e a frequentare la Chiesa di San Domenico a Cosenza dove ho imparato a conoscere meglio i domenicani. Nonostante mi avessero più volte invitata ad entrare in fraternita, avevo sempre rifiutato perché non mi sentivo abbastanza formata… e poi cercavo altro. Amavo molto la preghiera e la contemplazione, ma dopo alcuni mesi di esperienza in un monastero domenicano, mi sono resa conto che quella non era la mia strada. Sembrerà strano ma questa  esperienza mi ha aiutato a vivere  la mia condizione di laica e  i  compiti di laica domenicana nella piena consapevolezza di un ruolo che ho sempre difeso nel pieno rispetto di quello degli altri. Non è stato facile e non è facile né scontato, sforzarmi di vivere la mia fede e di lottare con i miei limiti e quelli degli altri per cercare sempre di far emergere la verità in  ogni azione e trovare il coraggio di continuare ad andare avanti ancorata alla fede e alla  vocazione, credendo fermamente nella mia scelta. Ho costantemente  sentito la presenza di Dio nella mia vita; una presenza viva, avvolgente, che mi ha sempre sollecitato a vivere con la consapevolezza che vi fosse un progetto di Dio su di me a cui conformare la  vita.
Essere domenicana ha significato per me:
una ricerca costante in ogni mia azione della coerenza alla Parola di Dio per proclamarla non solo da credente, ma soprattutto da persona credibile:
un desiderio di proclamare le meraviglie di Dio in me;
un sguardo attento alla realtà per discernere  ciò che è bene e ciò che è male ed essere davvero segno di speranza per tutti;
un uso ponderato delle parole;
un’attenzione particolare al parlare perché ogni parola fosse pregna di significato.
 Mi ha insegnato anche a ricercare sempre le motivazioni profonde di ogni mio atto, per rendere la mia vita retta e trasparente, e la retta intenzione di servire Dio e i fratelli per essere credibile nel proclamare la sua Parola.
Tutto ciò non è stato, e non è tuttora semplice né scontato, ma mi ha dato e mi dà la forza di andare avanti, confidando sempre nell’aiuto di Dio anche quando tutto sembra sgretolarsi intorno a me.
Noi laici domenicani abbiamo il compito di camminare con  i nostri fratelli per fare luce sugli innumerevoli errori che costellano la vita.
Se però non accogliamo la luce della Parola, che può giungere da più fonti: la preghiera, lo studio, la vita comune ecc…, come possiamo trasmetterla a quanti incontriamo sul nostro cammino?
Vivere secondo Dio e predicare la sua Parola è un impegno costante e urgente nel mondo odierno, a cui nessun laico domenicano può sottrarsi.
 L’amore per la Verità e la piena fiducia in Dio rendono la nostra “predicazione” credibile con ogni persona e in ogni luogo e la nostra testimonianza autentica, perché ben radicata nella fede in Dio, origine e fine di ogni nostra azione.
Il servizio a Cristo nella Chiesa secondo il progetto di vita di San Domenico ha costituito per me un impegno che ho cercato di vivere in ogni ambito della mia vita: familiare, lavorativo, sociale ed ecclesiale. Come insegnante, anche se non parlavo di Dio apertamente, tutti percepivano quanto ogni mia azione, ogni mia lotta “etica”, il mio stesso modo di insegnare avessero come base una fede sincera, concreta e autentica da cui scaturiva un impegno costante di responsabilità e di serietà verso me stessa e verso tutti.
Essere laica domenicana è un dono inestimabile di Dio, fonte continua di grazia anche nelle difficoltà.
Cosa permette a noi domenicani di vivere le tante contraddizioni della realtà con uno sguardo critico e consapevole della presenza di Dio in tutte le situazioni?
Lo studio della Parola di Dio, dei documenti della Chiesa e dell’Ordine sono gli strumenti privilegiati che ci indicano la via e ci rendono capaci di dare ragione della speranza che è in noi. E le nostre parole saranno sempre più  credibili.
L’augurio per ciascuno di noi è di andare sempre avanti con i piedi ben radicati sulla terra per  operare con frutto, e lo sguardo rivolto al cielo perché Cristo sia sempre al primo posto nella nostra vita, consapevoli dell’appartenenza a Lui e alla Chiesa, prima che all’Ordine e alla Fraternita. Sia sempre nostro impegno costante la lotta contro la mancanza di fedeltà agli impegni personali e di fraternita, il protagonismo (corsa alle cariche), l’egocentrismo, l’egoismo, l’individualismo, il formarsi di gruppi e di fazioni in seno alle fraternite. La vocazione cristiana e domenicana è una vocazione comunitaria: la relazione con Dio, e in Lui con i fratelli, è alla base della nostra vita e del nostro apostolato. L’adesione alla fraternita è una chiamata vocazionale e va vissuta con responsabilità e spirito di servizio.
Solo così potremo trasmettere il carisma domenicano, in sintonia con lo stile di vita di San Domenico.

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