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Mercoledì, 01 Ottobre 2014 00:00

Inviati per predicare il Vangelo

Scritto da Irene Larcan
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Questo il tema che farà da filo conduttore alle celebrazioni del Giubileo dell’Ordine dei Predicatori, tema ripreso dalle prime parole che Papa Onorio III usò nella Bolla del 2016 per confermare la fondazione dell’Ordine.
Ottocento anni sono passati da quando Domenico, un uomo venuto dalla Spagna, nella confusione e divisione della Chiesa del suo tempo, dove movimenti ereticali proponevano un ritorno alla vita apostolica fatta di predicazione e povertà evangelica, ebbe l’intuizione di un “Ordine” che preparasse i suoi membri alla predicazione del Vangelo in forma itinerante. All’esclusivo diritto dei vescovi di predicare, Domenico contrappose la necessità che ogni cristiano diventasse predicatore della Buona Novella, e all’ignoranza di molti preti e religiosi la preparazione teologica e biblica degli stessi, che con la parola e l’esempio diventassero testimoni predicatori credibili ed affidabili della Parola.
Ci avviciniamo al 2016 e l’Ordine sta vivendo la preparazione del suo Giubileo. Ma che cosa vuol dire celebrare un Giubileo?
Nella storia di Israele con l’anno giubilare tutti i beni immobili acquistati nei quarantanove anni precedenti, rientravano in possesso del primo proprietario. Allo stesso modo gli Ebrei, servi o schiavi di qualche Ebreo, riacquistavano il diritto alla libertà e tornavano alle proprie famiglie (Lev. 25,10).
“Nessuno defraudi il suo prossimo, ma temi il tuo Dio: Io sono il Signore, Dio vostro” (Lev. 25,17).
Per il popolo di Israele il Giubileo era un tempo di gioia e di rinnovamento, per l’Ordine, per tutti i suoi rami (frati, monache, laici, suore) questa celebrazione è occasione per fare memoria delle proprie origini, guardare al dono della propria vocazione, della tradizione tramandataci a partire dal suo fondatore di una misericordia richiesta e ricevuta, della ricchezza costituita dalla diversità dei suoi membri.
E’ il momento per unirci in preghiera per ottenere quella generosità e libertà interiore che rendono pronti ad essere inviati a predicare il Vangelo, rinnovando la passione per Dio e per l’uomo, la creatività, l’originalità e la gioia che erano di Domenico e dei suoi primi confratelli, frati monache e laici.
L’occasione per riflettere sul mandato ricevuto ed abbracciato della predicazione: da chi siamo mandati, a chi, con chi e che cosa predicare? Ciascuno di noi, nel suo stato, frati, monache, laici e suore, dovrebbe ripensare al nostro stile di vita, al modo di pregare, studiare e predicare.
Celebrare il Giubileo è rinnovare individualmente e comunitariamente, nel reciproco rispetto della libertà e singolarità di ogni ramo, il desiderio di metterci alla scuola di Domenico, una scuola di misericordia e di verità, di conversione quotidiana perché quanto chiesto e ricevuto sia vissuto completamente “nell’ascolto della Parola di Dio, nell’approfondimento della propria vocazione apostolica, nell’irrobustimento dello spirito di comunione fraterna. [...] Un cammino da percorrere per ritrovare il senso profondo ed autentico della nostra missione” (fra Bruno Cadoré - Lettera di Promulgazione degli Atti del Capitolo di Trogir, 2013), impegnandoci ad andare incontro agli interrogativi inevasi della società contemporanea, facendoci compagni di cammino di tanti uomini e donne, scoraggiati e delusi, e condividendo con loro la Parola di speranza e di amicizia.

 
 
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