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Sabato, 01 Marzo 2014 00:00

Senti da che pulpito!

Scritto da p.Domenico Cremona
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Con riferimento ai miei chili di troppo o ai miei troppi chili, qualche lettore/lettrice ha commentato con fondato sarcasmo il mio articolo sulla cultura del cibo nell’ultimo numero di “Amici di Agognate”. Come dire: “senti da che pulpito viene la predica”. Essendo ampiamente sovrappeso, scrivendolo, era facilmente e banalmente prevedibile incombere in tale giudizio, anzi, ero certo del facile fraintendimento tra i modesti contenuti (dell’articolo) e l’abbondante contenitore (l’autore dell’articolo): prima di scrivere quelle cose sulla problematica mondiale dell’alimentazione, avrei dovuto intraprendere una dieta ferrea, mangiare per anni esclusivamente cipolle, sedano e carote crude coltivate in giardino e perdere 40 chili: allora avrei goduto di indubbia credibilità. Stando a questa logica, immaginate se ora scrivessi un articolo in difesa dei diritti delle persone ad orientamento omosessuale senza avere almeno 30 anni di carnale esperienza.
E, sempre in questa logica, a Pasqua, devo dire, comunicare e testimoniare la Risurrezione e facendolo incrementerei lo scetticismo e il giudizio in quanto, per parlare di Risurrezione, dovrei prima morire di morte infamante.
Se ciò, per ora, non mi è possibile, posso comunque fare i conti la morte degli altri e provare, come nel caso delle donne al sepolcro di Gesù la mattina di Pasqua, a intravedere la risurrezione. Scrivo questo articolo nel giorno della morte di mia zia Francesca e, sebbene abbia avuto una vita dura e difficile, ha vissuto le ore prima di morire abbastanza serenamente. Domani ci saranno i suoi funerali e la sua sepoltura. Ed è proprio di quest’ultimo atto della nostra vita umana e terrena che voglio fare una breve riflessione sulla sepoltura di Gesù.
In 1Cor 15,3-5 san Paolo scrive:
Vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici.
È la più antica professione di fede che abbiamo dai testi della Bibbia dove Paolo precisa che sta trasmettendo ai cristiani di Corinto, non una propria convinzione, ma ciò che a sua volta ha ricevuto e gli è stato trasmesso.
Tutti e quattro i Vangeli fanno riferimento a questo dato (cf. Mc 15,43-45; Mt 27,58; Lc 23,52; Gv 19,38) e di come Giuseppe d’Arimatea se ne occupò, ma sembra piuttosto un episodio che prepara l’esperienza delle donne al sepolcro “la mattina del giorno dopo il sabato”. Oltretutto, secondo le leggi dell’Impero romano, i condannati a morte per crocifissione non potevano ricevere degna sepoltura, ma dovevano rimanere esposti e lasciati in preda agli uccelli rapaci e agli animali per poi essere gettati in una fossa comune. I testi dei vangeli lasciano intendere che per una serie di concausalità religiose e civili (la Parasceve, l’amicizia tra Pilato e Giuseppe d’Arimatea...) al corpo inanime di Gesù fu concessa una degna sepoltura.
Ciò che desta stupore è che il testo di san Paolo (1Cor 15,4) è l’unica professione di fede delle comunità cristiane delle origini che fa riferimento alla sepoltura di Gesù e tuttavia sia nella formulazione del Credo del Simbolo Apostolico (del II secolo) che in quella del Concilio di Costantinopoli del 381 (è il Credo viene normalmente utilizzato nelle messe domenicali), hanno mantenuto questa precisazione che Gesù “morì e fu sepolto”. Per la fede delle prime comunità cristiane la specificazione “fu sepolto” non è un qualcosa in più che si aggiunge tra la morte e la risurrezione; “fu sepolto” assume un suo ruolo decisivo rispetto alla morte e alla risurrezione di Gesù come elemento che lo conferma come vero essere umano veramente morto e quindi messo in un sepolcro. E sarà poi quel sepolcro ritrovato vuoto la mattina successiva l’elemento scenografico e la prima indicazione che quel Gesù è veramente risorto.
Domani darò degna sepoltura a mia zia Francesca, sperando che prima o poi anch’io farò l’esperienza di un sepolcro vuoto.
Buona Pasqua!

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