Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Sabato, 01 Febbraio 2014 00:00

E' tutto un magna magna

Scritto da p.Domenico Cremona
Vota questo articolo
(0 Voti)

La scadenza per presentare l’articolo di questo numero de ‘Amici di Agognate’ al capo-redattore (fra Raffaele) era il 15 gennaio cioè con le abbuffate delle festività natalizie ancora da smaltire. Ed è già ora di pensare a “giovedì e martedì grasso”; poi una quaresima più o meno austera e il menù di Pasqua si propone (e ripropone) sostanzioso. Grigliata e frittata di Pasquetta non possono mancare così come i picnic “fuori porta” riempiono i ponti e gli stomaci del 25 aprile e 1° maggio. Feste patronali e sagre gastronomiche scandiscono con regolarità il periodo estivo e autunnale. Dopo l’infinita varietà di dolci e dolcetti tipici per le festività dei santi e dei morti, panettoni e cotechini si preparano all’agguato del prossimo Natale...
Sembra che il tempo non sia più scandito dal ciclo delle stagioni e dai ritmi delle festività religiose; i detti comuni e le frasi fatte trovano conferma: “non c’è più la mezza stagione” / “non c’è più religione”.
Ciò che rimane, in abbondanza, sono le ricette e i menù che tracciano il trascorrere del tempo, che riempiono le feste ormai svuotate dai contenuti religiosi. Segnale evidente di questa predominanza gastronomica è il moltiplicarsi dei libri di cucina: entrando in una libreria sbalordisce la spazio occupato da pubblicazioni su questo argomento che fino a qualche anno fa era rappresentato da Carnacina, Suor Germana e poco più. Anche il palinsesto televisivo è invaso da ogni genere di programma a tema culinario dove tutti aspirano a diventare grandi chef con ricette stravaganti artisticamente impiattate (neologismo inesistente nel vocabolario italiano). Sembra che la popolazione italiana non abbia altro da fare che assimilare ricette, spadellare e mangiare. Da sempre, la cucina italiana e regionale è tra le migliori del mondo e non ha bisogno di un programma televisivo dove lo chef australiano mi insegna come si cucinano e si “impiattano” gli spaghetti al pomodoro.
È doveroso chiedersi il perché di questa invasione e mania culinaria. Una risposta superficiale è data dalla globalizzazione dove anche le differenti culture gastronomiche si sono globalizzate: in città come Milano o Roma si possono trovare ristoranti di ogni genere: cucina cinese, libanese, cingalese, indiana, mongola, messicana, giapponese... Oggi non sei un vero italiano se non vai almeno una volta al mese a mangiare sushi al ristorante giapponese (la maggior parte di questi gestiti dai cinesi). Ma volendo cercare una risposta più in profondità notiamo che questo aumento per l’interesse gastronomico è coinciso con la crisi economica: quella parte di mondo “occidentale” che ha maggiormente subito la crisi ha indotto noi consumatori (nella logica economica gli esseri umani contano solo se consumano) a ridurre o eliminare molte spese o generi di acquisto; il mercato ha dovuto quindi vagliare e promuovere quei settori commerciali che, anche con pochi o pochissimi soldi in tasca, non possiamo fare a meno e tra questi ci sono i prodotti alimentari e i prodotti farmaceutici (spesso in correlazione con l’alimentazione). Da qui la necessità di pompare in ogni modo e con ogni mezzo l’importanza del cibo, inculcando l’idea che, almeno a tavola, non dobbiamo sentirci in crisi ma vigorosi. Sono le leggi di mercato a imporcelo: il mercato alimentare mondiale è controllato da multinazionali e organizzazioni mafiose e questi sistemi sono ben protetti dai governi. L’agricoltura in Italia è prevalentemente gestita dai sistemi mafiosi e sono ormai  decenni che la politica se ne disinteressa: tra qualche mese andremo nuovamente a votare ma prendetevi la briga di controllare i programmi elettorali per vedere quanto interesse hanno i partiti politici nelle questioni riguardanti l’agricoltura, la pesca, l’allevamento di bestiame, la conservazione del patrimonio forestale e del territorio agricolo. In generale, il risultato è che la qualità del cibo che mangiamo non è affatto ecologico o biologico perché l’obiettivo è che il cibo prodotto (non importa come) debba essere acquistato e puoi anche poi buttarlo nel pattume, tanto il meccanismo economico e di guadagno delle multinazionali è garantito. Per produrre 1 kg di carne di manzo da allevamenti intensivi, servono circa 15000 litri d’acqua; un allevamento intensivo ha bisogno di molto terreno di coltivazione (disboscando territori sempre più vasti) per produrre vegetali (cerali e foraggio) che andranno ad alimentare il manzo di allevamento: il risultato assurdo di questo “giro” è che gli animali consumano molte più calorie ricavate dai vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne: come “macchine” che convertono proteine vegetali in proteine animali, sono del tutto inefficienti. Per produrre 1 kg di carne servono 30 kg di vegetali coltivati appositamente. Per la loro coltivazione serve acqua. Per dar da bere agli animali serve acqua. Per pulire stalle e macelli serve acqua. Poi c’è da considerare i trasporti che devono rispettare la catena del freddo, nei supermercati sono necessari frigoriferi; infine va considerato che i “consumatori” consumeranno dell’altra energia per cucinare la carne e produrranno dei rifiuti per smaltire gli avanzi e gli imballaggi. Sano, biologico, conveniente ed ecologico!
Ma ancora peggio è la situazione per il mercato del pesce: 1/3 del pescato è illegale (pesca di frodo), quasi la metà del pescato è overfishing cioè oltre i limiti consentiti dalle leggi internazionali. La vastità degli oceani rende praticamente impossibile ogni forma efficiente di controllo (che sarebbe comunque eccessivamente dispendiosa). Anche il mercato ittico è “controllato” dai sistemi mafiosi: il racket del pesce del Baltico è gestito dalla mafia russa che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si è impossessata della flotta mercantile. Oggi si pesca più pesce di quanto ne venga consumato causando l’impoverimento dei fondali marini (pesca a strascico) e mettendo a rischio di estinzioni numerose specie (come se non bastasse l’inquinamento). E sempre la quantità in eccesso di pescato fa sì che il pesce in eccesso non venduto subito, venga comunque “spacciato” come fresco grazie all’uso di additivi (solo alcuni leciti), polifosfati e perossido di idrogeno (vietato ma non rintracciabile, neanche con analisi di laboratorio) che ridanno lucentezza, colore e fanno aumentare la quantità di acqua trattenuta e anche il peso; l’acqua ossigenata è usata in modo illecito perché rende più bianche seppie, calamari e totani. Sano, biologico, conveniente ed ecologico!
Un capitolo a parte andrebbe dedicato all’enorme mercato alimentare per gli animali domestici dove prima o poi si inizieranno a pubblicare libri di ricette per il cane e in TV si sfideranno i migliori (presunti) chef che faranno a gara per proporre i migliori piatti graditi ai gatti!
Allora che fare? Non mangiare più? Diventare vegetariani? Forse. In passato si diceva che siamo ciò che mangiamo, oggi è più appropriato dire che mangiamo ciò che siamo, ciò che abbiamo accettato di essere, ciò che ci fa comodo essere. In passato nella Chiesa Cattolica ci si confessava del peccato di gola, oggi dovremmo iniziare a percepire il peccato di gola in maniera diversa, prendendo coscienza di ciò che sta dietro a quella fettina o a quella sogliola che abbiamo nel piatto, non per sentirsi in colpa (che se ne va con la digestione) ma per avere almeno la percezione di come stiamo gestendo l’alimentazione, gli sprechi, l’impatto ambientale, la sperequazione nella distribuzione del cibo su un pianeta dove ancora si muore di fame o dove si muore per aver mangiato troppo.
Buon appetito.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op