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Domenica, 01 Giugno 2014 00:00

Diritto di cittadinanza

Scritto da Lucia Iorio
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Le ruote della vecchia panda girano veloci sulla strada; attraverso lo specchio d’acqua delle risaie al ritorno di uno dei tanti incontri del Progetto Passio: cultura e arte attorno al Mistero Pasquale.
Nella bella cornice della chiesetta della SS. Trinità a Momo (NO) due docenti Elena Bartolini De Angeli ed Ernesto Borghi ci hanno offerto la loro proposta di lettura e riflessione tra continuità giudaiche e  novità cristiane.
“Gesù di Nazareth è ebreo o cristiano?”
E’ un titolo provocatorio, come precisano gli stessi relatori.
Per molto tempo il Gesù storico è stato pensato al di fuori di ogni contaminazione etnica, separato da ogni cultura, quasi che l’universalità del messaggio cristiano fosse legata alla “non appartenenza” di Gesù ad una cultura e tradizione religiosa particolare. Con il Vaticano II è stato recuperato un processo di inculturazione. L’approccio corretto viene ad essere allora quello di collocare Gesù di Nazareth nel Mediogiudaismo, quel periodo che va dal ritorno da Babilonia al I sec., secolo in cui Gesù è vissuto e in cui si è formata la prima comunità cristiana.
Non è un’operazione indolore, dopo duemila anni di storia in cui abbiamo visto affermarsi la teoria della “sostituzione”: dagli ebrei si passa ai cristiani, la Chiesa viene ad essere il nuovo Israele e la nuova Alleanza viene a sostituire l’antica.
Allora come va intesa la novità cristiana? Determinanti nel tentativo di una nuova impostazione sono stati gli incontri tra lo storico ebreo francese Jules Isaac e Giovanni XXIII; richieste e riflessioni che sono sfociate Documento Nostra aetate in particolare al n° 4.
(Come SAE siamo nati lì: Segretariato Attività Ecumeniche, a partire dal Dialogo Ebraico-Cristiano, come ha voluto Maria Vingiani)
Un recupero positivo delle radici ebraiche del cristianesimo inizia con la scoperta dei capitoli 9-11 della Lettera di Paolo di Tarso ai Romani: “Dico la verità in Cristo, non mento – la mia coscienza me lo attesta nello Spirito santo – quando dichiaro che … sono israeliti, ai quali appartengono l’adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il culto e le promesse; ai quali appartengono i padri e dai quali, per quanto riguarda la carne, proviene il Cristo” (Rom. 9,1-5).
Gli elementi sono tali e tanti da consentire al magistero cattolico, nei Sussidi per la corretta applicazione di Nostra aetate, l’affermazione “Gesù ebreo per sempre”.
Gesù “appartiene” al popolo della promessa – che è il popolo di Dio – e, come testimoniato nei Vangeli, vive da ebreo osservante condividendo attese e speranze secondo la fede di Israele, ciò significa che la sua fede è una “fede ebraica”. Di conseguenza, tutto ciò che costituisce la “novità” dell’intervento di Dio nella storia attraverso di lui, deve essere considerato a partire da tale fede e nell’orizzonte della medesima...
Allora, la domanda Gesù è ebreo o cristiano, è pertinente o impertinente? Cito spesso la frase, mi pare, di Wody Allen: “Nessuno è perfetto, anche Gesù era ebreo”.
Le ruote sull’asfalto diventano leggere e, “Gesù e la sua gente” (titolo del bel libro, anche di facile lettura, di un grande studioso qual è Paolo Sacchi) si affacciano alla mia mente: sadducei, farisei, esseni, samaritani e poi Qumran con il suo fascino e il suo mistero…
C’è un uomo, dice di essere figlio di Dio, rilegge la Scrittura ed ha la pretesa di compierla, uguale a tanti altri che hanno cercato e hanno, forse, pensato di trovare.
Nella lettura fatta pare proprio che si sia comportato come un giudeo del suo tempo, fino ad una sera, all’ultima sera, in cui cenando con i suoi prese il pane, lo spezzò, lo diede loro e disse questo è il mio corpo; lo stesso fece con il calice, questo calice è il nuovo patto stretto nel mio sangue che viene versato per voi.
Un prima e un poi si delineano in questo momento dice il Prof. Borghi; il passo più sconvolgente che riguarda la vicenda di Gesù scrive il Prof. Paolo Sacchi.
Si, l’Alleanza è realizzata, il Regno di Dio è già cominciato.
Mi accorgo di tenere appena il volante, con solo due dita, si, la strada è diritta, ma mi spaventa la mia distrazione. Provo la stessa sensazione di quando, ritta sulla scala a potare il glicine presa dalla distinzione fra il getto vecchio da lasciare per la fioritura dell’anno e quello nuovo da lasciare per l’anno successivo, mi sono dimenticata di essere in equilibrio precario e quasi pensavo di potermi muovere nel vuoto…
Gesù e la sua gente, i pensieri tornano insistenti, chi sono? A che titolo rivendicano il loro diritto di cittadinanza? Basta essere nati per essere figli di quel Dio che Gesù Cristo è venuto ad annunciare? Quali determinazioni successive sono necessarie per poterlo diventare pienamente?
La sua gente, stavolta sono siriani, bambini, quante vicende ho seguito su facebook! Quante sere sono inorridita di fronte ai piccoli corpi martoriati. Che cosa scatena l’orrore? Era così bella la Siria, dei tanti viaggi che ho avuto l’opportunità di fare con la comunità è quello che mi ha incantato di più. Paesaggi variegati, dal deserto di Palmira alle montagne simili alle alpi svizzere, i grandi fiumi, il mare! Sembrava che le differenze convivessero pacificamente fianco a fianco, in strada ho visto una donna completamente velata e al ristorante una ragazza con le spalle scoperte suonava il pianoforte; così non era, un attimo e l’equilibrio s’è spezzato!
La tua gente, sono giovani in cerca di lavoro, sono poveri, ammalati, vestiti male, poco educati, di scarse vedute…
Il campanile della chiesetta di Agognate si staglia all’orizzonte, sono arrivata. Entro, grazie Signore per questo lembo di terra, ma il dubbio sorge che tu l’attraversi e prosegui; il tuo corpo è dato e il tuo sangue versato.
Mi fermo, si, tutto è compiuto, occorre ridisegnare i confini! Siamo tutti chiamati ad essere cittadini del tuo Regno; è presente ovunque un respiro di eternità.

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