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Giovedì, 06 Febbraio 2014 00:00

voi non siete il sale

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Mt 5,13-16. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

A conti fatti, l’ignoranza è la più alta divinità capace di salvare l’uomo. La forza della vita, presente l’ignoranza, si esprime con tutta la sua spavalda potenza e niente le sa resistere. Potremmo farne l’elogio tanto quanto ne è stato fatto per la sapienza. Potremmo addirittura sostituire alla parola sapienza la parola ignoranza là dove questa compare nella bocca degli uomini ed accorgerci che i conti tornano. Non ci credete? Fate l’esperimento, ad esempio, col libro della Sapienza presente nella Bibbia.
Nonostante l’aggressività di questi pensieri, non voglio essere aggressivo, non ne è il momento né per me che sto scrivendo, né per voi che state leggendo e in fondo scrivere quattro parole non disturba nessuno se non chi ne è già disturbato.
Questa introduzione quale cornice ad una frase del vangelo molto nota anche a chi non sa più neppure chi è Gesù Cristo: “Voi siete il sale della terra…”.
Faccio appello dunque all’ignoranza per esplicitarne il significato. La terra, il mondo è come un cibo insipido che fuori metafora vuol dire che è fatto male. Il mondo è cattivo. Che lo sia per ragioni comprensibili o incomprensibili, così è, o va il mondo. La mia, la nostra presenza in questo mondo dovrebbe essere una presenza che dà sapore. Se riesco ad essere buono insaporo almeno un po’ questa terra così insulsa. Quale discepolo di Cristo devo essere sale. Questo è un senso, un progetto, uno scopo per la mia vita. Lui per primo è stato questo sale ed io, alla sua sequela, per quanto mi riesce e naturalmente senza poter mai arrivare alla sua statura, dovrei esserlo con lui e come lui. Senza farla lunga avete qui in radice ciò che può essere poi sviluppato in mille modi e che definisce l’impegno “cristiano”, la sua presenza nel mondo. Nel vangelo non c’è scritto quanto ho appena detto, ma la predicazione universale (di tutti) e la convinzione universale (di tutti) dei cristiani, questo vi legge. Ciò è vero ed è verificabile al meglio proprio in coloro che si sentono, pensano e vogliono essere cristiani.
Ora, il vangelo usa un verbo al presente che non permette una tale lettura. Non c’è scritto “voi dovete essere il sale”, oppure “se sarete il sale”… ma “voi siete il sale”. Lo dice ai suoi discepoli e potremmo dunque mantenere l’universale interpretazione sopra descritta pensando che gli apostoli erano santi e di loro Gesù poteva fare una tale affermazione, mentre di noi che santi non siamo, una tal cosa non si può dire se non nella prospettiva di un traguardo. Quando saremo santi, o un po’ più santi, allora anche noi saremo il sale della terra.
Di più, il vangelo prosegue suggerendo che non solo non c’è il passaggio dal non essere sale al diventare sale, ma al contrario, ciò che può avvenire è che dall’essere sale si passi al non esserlo più: “se il sale diventa insipido…” e c’è da capire come faccia il sale a diventare insipido.
E subito compare nel vangelo un’altra assurdità: “ma se il sale perde il sapore… a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.”
Se non siamo sale, a che cosa serviamo? A niente. Sempre fuori metafora, se non siamo buoni saremo gettati via e calpestati dalla gente. La parola “buono” include tutto ciò che è buono per l’uomo, ossia la bontà morale, ma anche lo sviluppo di una qualsiasi capacità umana. La gente non calpesta uno scienziato di fama o un letterato o un tecnico d’eccellenza o… A loro modo, nel loro settore, sono sale che dà sapore.
Senonché, ci verrebbe da dire, da quale pulpito viene la predica! Se c’è uno che viene riconosciuto universalmente buono, ineguagliabile nella sua bontà, è proprio Gesù Cristo, e se c’è uno che è stato gettato via e calpestato dalla gente (e teologicamente da tutta la gente) è ancora e sempre Gesù Cristo. “Exempla trahunt” vale per tutti tranne che per Gesù Cristo. Che gli esempi trascinano è sapienza latina che il cristianesimo ha ben integrato nella sua sapienza.
Noi che di teologia sappiamo poco potremmo fare gli storici e dare alla storia quello che è della storia e cioè, chi l’ha gettato via e l’ha calpestato sono stati quegli ebrei, capi dei sacerdoti, sacerdoti, scribi (teologi), farisei (buoni), popolo (eletto), potere romano che non si sono accorti, come noi, della bontà di Gesù Cristo, per cui hanno ritenuto di far cosa buona davanti a Dio nel toglierlo di mezzo. Noi invece che non siamo ignoranti come quegli ebrei e che sappiamo la sua bontà lo mettiamo sugli altari e riconosciamo che è il sale.
Resta il fatto che Gesù si sbagliava sia nel dire “voi siete il sale”, sia nel dire che la gente calpesta il sale insipido. Insomma c’è gente e gente.
Non voglio essere io, dopo aver posto la questione, a darvene anche la soluzione. Fra le tante cose di cui è capace l’ignoranza è che si sa vestire anche di sapienza e ciò che per me, almeno, è la tragedia dell’uomo è proprio la verità. Parola oggi ridicola di cui l’ignoranza, ossia la vita, non sa che farsene, ma che come l’ignoranza e in maniera ancora più astuta combatte fino alla vittoria la sua cruenta battaglia. Per vederne la vittoria ci vuole che almeno se ne sia vista la guerra, altrimenti resta roba da farneticanti.

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