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Giovedì, 06 Marzo 2014 00:00

Maria e la Chiesa

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Guardare Maria, riflettere sulla sua vita, seguirla, come dice il Catechismo della Chiesa cattolica, “nel suo pellegrinaggio della fede” è relativamente semplice e permette di avere una visione più chiara sulla Chiesa di cui Lei è immagine.
Parlare e riflettere sulla Chiesa è più complesso perché la Madre di Gesù ha concluso il suo pellegrinaggio terreno ed è nella gloria, mentre la Chiesa è ancora in cammino. Non fa problema definire Maria la tutta santa. Fa problema definire la Chiesa nello stesso modo. Eppure ambedue, per chi ha fede, sono sante se per Santo si intende lo sguardo d’amore con cui ci vede il Santo per eccellenza. L’Unico davvero Santo, Dio.
“Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” ( Lv 19,2).
La santità non viene donata per le opere più o meno buone che si fanno. Maria è colmata di grazia prima ancora di venire al mondo e all’annuncio dell’Angelo ha solo la sua fede da offrire. Non aveva costruito ospedali, non aveva sfamato nessun povero, né raccolto lacrime o visitato carcerati. Poteva offrire la gioia e la certezza della fede. Non comprendeva (e come si fa a comprendere Dio?) ma accettava di seguire liberamente ogni suo comando. Convinta che l’obbedienza alla fede è il massimo dei beni.
La prima grande virtù di Maria di Nazareth è la fede: “Beata Te che hai creduto”. La fede nasce da un assenso libero ad una chiamata. Il Vangelo sottolinea che è un piccolo seme che va coltivato, potato, riparato dal freddo o dal caldo eccessivo e annaffiato tutti i giorni. È un cammino che può essere smarrito e non salva dal travaglio della vita che accomuna tutti, atei e credenti. Impegno faticoso che non proietta il credente oltre i dolori e le fatiche della vita umana. Pretende uno stile di vita estremamente faticoso come amare chi ti perseguita, donare la tunica a chi ti ha già tolto anche il mantello. In altre parole, una fede senza opere che non coinvolga, che non porti alla testimonianza, non è fede. “Sono parole e niente più che parole” dice Papa Francesco.
La fede non è un gioiello che rimane sempre splendente anche se messo in cassaforte e vi resta chiuso per anni. Deve diventare esperienza che obbliga ad entrare in un mistero che oltrepassa la nostra intelligenza. E che, durante la vita terrena, non verrà svelato né a Maria né alla Chiesa. Ci viene chiesto di accoglierlo, anche quando non comprendiamo.
Per noi oggi è più semplice, dopo duemila anni di cultura cristiana, vedere nel figlio di Maria, e nel Maestro circondato dai discepoli, il Figlio di Dio. Non fu così per sua Madre, che vedeva la estrema normalità di quel figlio che mangiava, dormiva, rideva, piangeva e moriva sulla croce come un delinquente qualunque, e continuava a credere che il suo Gesù era il Signore della storia. Anche per noi la fede in un Crocifisso che si dichiara Dio non è dimostrabile. Un Dio che si dimostra non è il Dio dei cristiani. È evidente, ma è una evidenza che deriva dalla fede. Solo la fede semplice fa scoprire il segreto della realtà; dà la forza di guardare senza timore la gente che ci passa accanto; e sentire fratelli tutti gli uomini e le donne del mondo.
 La fede è una chiamata che suscita stupefazione nei poveri e spaventa i potenti. Credere perciò nel Crocefisso come Signore, non vuol dire avere una certa convinzione che si colloca sopra i movimenti della storia, significa scendere nel segreto della storia umana per coglierne il senso. Dio non è il termine di un processo razionale, freddo, perché ovunque arrivi la ragione è l’uomo che vi arriva. Se parla di Dio, l’uomo parla di sé, non può parlare di altro. Tutti i discorsi su Dio non sono altro, tutto sommato, che proiezioni dell’uomo il quale cerca il senso di sé. È soltanto il Dio della fede che cambia il cuore.
La fede non è ingenuità, né un’abdicazione della ragione o una specie di salto nel vuoto, con gli occhi chiusi. Si basa sulla conoscenza di Dio e della Sua volontà, anche quando questa volontà sembra dura e l’intelligenza non la comprende. Maria è una donna che ama, che soffre, che spesso non comprende.
 Bruno Forte, nel suo “Silenzio di Tommaso” fa pregare Tommaso D’Aquino con queste parole, adatte anche per la Madre di Gesù e per chiunque viva di fede:
“Tu mi fosti
vita cibo e cammino
Per Te ho vissuto,
di Te ho parlato,
in Te ho taciuto.
Ed ora che l’ultima parola
si spegne nel grande silenzio
del tempo che passa,
Tu sei il mio silenzio,
Tu la parola eterna
che non muore.
Brucia la paglia,
arde il fuoco vivo
del Tuo amore:
Tu resti.
In Te riposo
come seme nascosto
nella terra.
In Te morendo
io vivo,
mia eredità e corona,
ultimo approdo
del mio cuore
umile.
In Te,
non più essendo,
io sono”.
Come Maria anche la Chiesa cammina nella fede. Spesso anche Lei non comprende. È santa e peccatrice, cade e si rialza. Fatica ad annunziare un Dio che si è fatto uomo ed è morto sulla croce come un comune delinquente. I suoi pastori non sono angeli ma uomini a cui è chiesto, da chi non vive di fede, di vivere come angeli. Il Dio di Gesù Cristo però non è il burattinaio che muove le marionette costrette a fare la recita della santità. È un Padre che ha dato alle sue creature la libertà di accettare o di rifiutare la Sua Paternità. Perciò se la Chiesa fosse stata creata perfetta (uguale a Dio) non sarebbe libera di crescere e di dare il suo consenso alla vita proposta. La fragilità, i suoi peccati, mostrano la sua libertà, il suo tremendo potere di dire sì o no ai disegni del Padre.
La santità è dunque un dono di Dio.
Ho letto un racconto che esprime bene ciò che voglio dire.
“Un signore, in crisi perché non riusciva a vivere le virtù imparate a catechismo, un giorno vede nella vetrina di un negozio un cartello su cui è scritto: “Qui si vende la fede, la speranza, la carità, la prudenza, la giustizia ed ogni altra virtù”. L’uomo si precipita nel negozio e ordina una quantità enorme di ogni virtù. Il commesso si reca nel retrobottega e ritorna con una decina di minuscoli pacchetti. L’uomo sgrana gli occhi e meravigliato chiede: Ho chiesto una quantità enorme di queste virtù e voi mi date dieci pacchettini? Il commesso risponde calmo e gentile: “Noi distribuiamo solo semi”.
Il Seminatore divino ha profuso a piene mani i suoi doni. A noi la libertà di accettarli o di rifiutarli.

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