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Venerdì, 06 Dicembre 2013 12:27

In Spirito e Verità

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“Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”

(Gv 4,23)

-        Lettura Prologo di Giovanni 1,1-14

Introduzione

Ho voluto iniziare dalla lettura del Prologo del Vangelo di Giovanni per indicare il senso, la direzione che voglio dare a queste mie riflessioni.

Il nostro punto di partenza come creature, la storia della nostra esistenza è inscritta in un Principio; una parola che ci precede e costituisce per noi il senso e la direzione.

La parola pronunciata dal Padre ha creato tutte le cose, quella stessa parola si è fatta carne nella Persona di Gesù di Nazareth.

In questa mia impostazione considero i due Testamenti (quelli che chiamiamo abitualmente AT e NT) come una unità inscindibile nella lettura cristiana.

Dio crea e continuamente sostiene la sua creatura nelle fatiche nelle lotte, anche là dove si apre la voragine del dramma, causato dalla rottura di relazione dovuta al peccato, nel suo Figlio Unigenito, Dio Padre precede la nostra umanità ci riapre la strada.

“Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”

Abbiamo un’ora, quindi un tempo. Un dove, quindi un luogo. Un tempo e un luogo che è dato, quindi è nel “dato” e che ancora da cercare.

Occorre allora una ricerca, per passare da un tempo, ad un tempo “altro” e da un luogo ad un “luogo” altro che aspetta ancora di essere definito.

In questo Principio c’è la verità della creazione e questa verità è accessibile solo nel momento in cui siamo noi stessi nella verità. La nostra è una fede Ri-velata, ci è consegnata a noi ma non la possiamo consumare a nostro piacimento. Ci si rende disponibile solo quando siamo disposti ad accoglierla per ciò che è. Quando ci rendiamo disponibili alla sua azione.

Abbiamo visto il Principio, vediamo anche il termine ultimo di questa rivelazione come ci viene descritta dall’evangelista Giovanni.

Al capitolo 21 e 22 dell’Apocalisse ci viene presentata la visione della Gerusalemme futura, (lettura versetti 21, 3-4) queste parole sono già compiute per ciascuno di noi (lettura versetti 21, 6-8).

La differenza fra la salvezza e la dannazione consiste nell’essere in questa verità oppure no (lettura versetti 21,8).

In questa città non c’è nessun tempio (come ci viene detto al versetto 21,22)

Quello che è il nostro principio è anche la nostra destinazione ultima(con buona pace di tutte le altre visioni del destino) siamo destinati ad essere in Cristo, non a scivolare sulla buccia di banana che qualche sbadato ha buttato per strada.

Torniamo al nostro tema: adorare il Padre in spirito e verità, (come ho gia detto) si rende necessario un percorso, un passaggio, uno snodo.

L’evangelista Giovanni, sapientemente, ci narra di ciò che accadde a mezzogiorno presso un pozzo.

- Lettura dell’episodio della Samaritana Gv. 4,5-30

La verità ha raggiunto la sua “ora” nella persona di Gesù di Nazareth, e questo ha messo ciascuno di noi, ogni nostra situazione, nella possibilità di raggiungere la sua verità.

Ora che “lo spirito si è rivestito di carne” per usare una bella espressione della pastora Lidia Maggi,   questa verità si può toccare.

La Parola che si è fatta carne apre a tutte le nostre parole l’ingresso della verità. Ognuno di noi è innanzitutto parola. Teniamo presente che parola in ebraico è dabar, un atto. La parola di Dio produce, fa ciò che dice. Dio disse e le cose furono (Genesi). La creazione è la parola di Dio detta contemporaneamente è anche un atto. Come abbiamo visto nel Prologo tutta la creazione è stata fatta in Cristo; tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste.

A livello biblico vediamo che non c’è la distanza fra la Parola e l’agire.

Questa distanza, invece, c’è per noi. Quante volte noi cristiani veniamo rimproverati di dire bene e agire male! (è la stessa critica di Gesù ai farisei)

Quando avviene il passaggio dalle nostre parole alla Parola? O meglio, in che misura si riduce la distanza fra il nostro dire e il nostro agire?

Nella misura in cui il nostro agire corrisponde al nostro dire, c’è una relazione di verità. (amore mio per te scalerei le montagne e attraverserei i mari… ci vediamo domani se non piove).

La Parola si è fatta carne, ma per l’umano il rischio è sempre forte che si facciano delle parole sulla carne. Questo per me è un sacrilegio, soprattutto quando questa carne è ferita.

Quando siamo nella direzione della verità? Quando si fa carne. Quanto siamo disposti a metterci carne e sangue nelle cose che diciamo.

Con tutti i limiti, certo, però il discriminante è lì. Il giudizio appartiene a Dio ma ognuno di noi è chiamato ad interrogarsi, a prendere coscienza della distanza tra il nostro dire e i nostri atti. Se la nostra direzione è quella di una parola che si fa carne per sfamare l’umanità o a partire dall’umanità facciamo delle parole.

Penso questa sia la chiamata prima della nostra esistenza: rimettere la nostra parola, la parola che è la nostra vita, nel suo principio, nella sua verità. Da qui ci sarà la salvezza o la condanna.

Quali atteggiamenti e quali comportamenti ci mettono nella direzione del Principio? Quali ci orientano verso la Verità?

In tutto il Vangelo di Giovanni l’opera per eccellenza è la fede. Innanzitutto credere, la nostra opera prima è innanzitutto un atto di fede, credere che ogni parola può raggiungere la verità dovunque essa si trovi e in qualsiasi condizione si trovi. Nelle litanie domenicane antiche c’è un titolo di Maria che mi ha sempre commosso: Maria riscatto di tutti i perduti. Se sono perduti, verrebbe da dire…credere che ciò che ai nostri occhi umani è perduto ha ancora una possibilità, perché la verità dell’esistenza non è determinata tanto dalle condizioni successive in cui viene a trovarsi nella sua strada nella storia ma è inscritta nel suo Principio primo.

Pensiamo a quante volte pronunciamo frasi terribili quasi senza accorgerci: con quello lì non c’è niente da fare!

La fede innanzitutto per ciascuno.

Poi essere disponibili al percorso, a lasciarsi raggiungere dalla verità. Perché se è vero che siamo noi a cercare è altrettanto vero che siamo cercati dalla Verità.

La Samaritana, discute, contratta, se c’è un’occasione non ha nessuna intenzione di lasciarsela scappare. Che sia l’acqua per non andare al pozzo tutti i giorni che siano le spiegazioni teologiche ma soprattutto non si difende, nel dialogo con quell’uomo è autentica, lascia che la verità della sua vita venga a galla e viene a galla fresca e pulita come può essere l’acqua di quel pozzo. Nella misura in cui è detta è già purificata. Cinque mariti e un compagno! Sembra che nessuno dei due si scandalizzi più di tanto. Poi sopraggiungono i discepoli e lascia lì la sua anfora, ora è lei un’anfora ricolma di acqua viva e va in citta dire alla gente: “Venite a vedere un uomo cche mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?” Non va a dire ha incontrato il Messia, non è questo il contenuto primo del suo annuncio: il contenuto primo del suo annuncio è la sua verità svelata. Quello che ha incontrato è stato un uomo che ha letto il libro della vita e gliela restituita in tutta la sua dignità.

Questo, dovrebbe essere il contenuto primo di ogni nostro annuncio; prima di tutte le verità dogmatiche, calate dall’alto dei nostri sistemi di pensiero l’annuncio è costituito dalla verità della nostra esistenza svelata da una Parola.

Essere capaci di leggere la nostra realtà e restituirla alla sua dignità chiamando ogni cosa con il suo nome. Con il nome buono e bello che ha avuto nella creazione.

Parliamo molto di crisi: le chiese si svuotano… si parla di crisi economica, di crisi di valori, ma secondo me, occorre parlare anche di crisi di verità.

Ciò che manca sempre più al nostro mondo, è la verità dell’esistere.

La verità di ogni cosa sarà raggiunta, anzi è già raggiunta, con noi o contro di noi.

Riprendo alcuni temi della tradizione domenicana riletti da Antonietta Potente, suora e teologa

Passare dal custodire la Verità a sapere che c’è una verità che ci custodisce.

La verità per noi domenicani è una cosa sostanziale e spesso nella storia la abbiamo difesa a spada tratta siamo stati i custodi della verità.

Dobbiamo tornare ad una verità che ci custodisce, è prima di ogni cosa la verità a custodire noi, se siamo nella verità qualsiasi evento non ci sconvolgerà, attraverseremo il dramma della storia e anche se si tratta di passare attraverso la Croce, non vivremo da arrabbiati come condannati ma lo vivremo come un momento di salvezza.

Passare dal fare allo stare.

Un’immagine cara alla tradizione domenicana è San Domenico ai piedi della Croce, cosa fa? Sta lì, potrebbe andare in giro a convertire gli eretici, a predicare alle genti (si parla di Cumani, voleva andare fra le popolazioni più selvagge, è stato dieci anni fra gli eretici) eppure sta lì per molto tempo.

Quanto del nostro fare parte da uno stare, per dirla con altri termini da un esserci, presso la croce e presso la croce di ognuno nei momenti di dolore.

Mons. Franco Giulio, al Primo Quaresimale per l’Economia e la Finanza ha distinto tra il fare e l’agire.

Passare da un fare indistinto ad un agire che porta dentro di sé il principio della creazione.

Essere casa.

Svuotarci da tutto ciò che è di ostacolo ad un incontro, San Domenico è sceso da cavallo ed è stato lì in mezzo alle eresie (la storia successiva è stata più sbrigativa)

Dio è diventato una cosa sola con l’uomo, i nostri rapporti sono nella direzione della verità nella misura in cui condividiamo la stessa storia.

Se io aiuto un altro vuol dire che un dislivello radicale che perlomeno va preso in considerazione. Il mio avere e il suo non avere, può anche non essere colpevole (difficile sostenerlo fino in fondo) comunque anche se non lo fosse ci colloca su due posizioni totalmente differenti.

Ben vengano tutti gli aiuti ma se si sulla stessa barca è diverso: il Dio dei Cristiani è l’Emmanuele, il Dio con noi, cioè che ha condiviso la nostra stessa condizione fino a morire sulla Croce come un peccatore. Il nostro farci dimora per chi ci incontra passa attraverso la condivisione della stessa condizione.

C’è un mezzogiorno, l’ “ora” che sarà poi quella della Croce dove tutto si compie, dove la creazione è ripresa da cristo, lavata nell’acqua e immersa nello spirito, uno spirito rivestito di carne che nella sua sete adora il Padre in spirito e verità. Qui si schiude il sigillo di Dio (è ancora un’espressione di Lidia Maggi) e qui in questo “luogo” la storia entra nell’eterno di Dio.

C’è un mezzogiorno per ciascuno di noi e c’è un pozzo dove avviare un dialogo che ci porta a sapere chi siamo e ci fa passare da essere adoratori di Dio su un qualche monte ad essere adoratori di Dio in spirito e verità.

Letto 2379 volte Ultima modifica il Venerdì, 06 Dicembre 2013 18:09
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