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Sabato, 01 Aprile 2000 00:00

LA CARITA’... PELOSA

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LA CARITA’...
              PELOSA
 


“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. (1 Gv 4,7-8)”
Spesso visitando cimiteri o chiese si trovano delle lapidi in cui  sono scritte le virtù del defunto. Niente di strano se le virtù proclamate corrispondono ad una vita vissuta come illustrata sulla lapide. Non c’è la vanità, né la presunzione di false virtù ma, è scritto da altri, ciò che di buono e di grande ha fatto il defunto. Credo sia bene che i posteri sappiano che in quella tomba riposa un uomo di spiccate virtù. In questo senso la Chiesa venera gli uomini e le donne che hanno vissuto, in armonia con la legge di Dio, ed hanno eroicamente osservato il comandamento di Dio. Costoro dunque hanno corrisposto in modo efficace alle aspirazioni del nostro essere, realizzando pienamente se stessi.
Il problema mi si pone quando trovo altre scritte che elogiano il defunto, che alla sua morte, ha lasciato tutto il suo patrimonio, o parte di questo, per i poveri, per la parrocchia, per l’ospizio dei vecchi ecc.
Questo genere di carità, permettetemi di chiamarla: “Carità pelosa”.
Nel Catechismo degli adulti è insegnato:
“La carità è l’amore con cui Dio ci ama e che ci comunica attraverso lo Spirito di Gesù Cristo. Mediante la carità possiamo amare Dio e i fratelli con l’amore  con cui il Padre ama il Figlio e noi. In ciò consiste la novità cristiana dell’amore: il nostro amore, avendo origine divina, non è tanto una manifestazione della nostra buona volontà bensì una partecipazione allo stesso amore di Dio che ci viene comunicato... Con altrettanta chiarezza san Giovanni espone l’altra dimensione essenziale dell’amore cristiano: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” L’uomo, qualsiasi uomo, è l’eterno roveto ardente di Dio, il permanente luogo della sua manifestazione. Per questo Gesù ha indissolubilmente unito l’amore del prossimo a quello di Dio e ne ha fatto un solo comandamento. Amare Dio significa incontrare l’uomo e servirlo; fare il cammino con l’uomo vuol dire incontrare Dio, principio e ragione di ogni amore”.
Vivere la carità è dunque vedere Dio nel fratello, nel povero, nell’ammalato, nel prigioniero; ma se un tizio, quando era vivo mai si è preoccupato del povero, del vecchio abbandonato ecc. costui non ha vissuto la più grande delle virtù cristiane la carità.
San Vincenzo De’ Paoli spiega bene come si deve comportare il cristiano quando è su questa terra: “Non dobbiamo regolare il nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto essere povero ed essere rappresentato dai poveri.
Nella sua passione non aveva quasi la figura di uomo; appariva un folle davanti ai gentili, una pietra di scandalo per i Giudei; eppure egli si qualifica l’evangelizzatore dei poveri: “Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4,18). Dobbiamo entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli”.
Un ricco che per tutta la sua vita ha pensato solo a se stesso e  quando muore lascia tutto ciò che aveva ai poveri che sacrificio fa? Durante la vita non si è privato di niente, ha vissuto come il ricco Epulone del vangelo e quando muore deve in ogni caso abbandonare tutto. Nella tomba non porta niente, ed in paradiso le uniche carte di credito che valgono, sono le opere buone fatte durante la vita e non quelle dopo la morte.
Ho sentito spesso citare un proverbio che mi sembra poco cristiano ma che molti considerano saggio. Dice: “La gallina va spennata da morta”.  È molto brutto considerare un uomo come una gallina da spennare e non come un figlio di Dio, come soggetto ed oggetto d’amore, tuttavia se uno durante la sua vita terrena si è comportato come una gallina egoista non può aspettare altro che di essere spellato dopo la morte. Altro discorso, o meglio altri pensieri e altre generosità spettano ad un cristiano.

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