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Venerdì, 01 Dicembre 2000 00:00

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I fatti tragici che si stanno verificando nella Terra di Gesù, e di cui siamo testimoni, feriscono il nostro cuore e ci fanno gridare verso Dio un PERCHE’ pari al nostro dolore. Come può un Dio-Amore permettere tanto dolore, tanta sofferenza, tanta incomprensione?
 Premetto subito che il Vangelo non è una spiegazione del dolore. La parola Vangelo si può tradurre: buona notizia ed è buona notizia che cambia radicalmente la vita di chi la riceve. Se questo cambiamento non avviene o la notizia non si vede buona, significa per chi dice di avere la fede, che non si è attuato, in tutto o in parte, il messaggio di Gesù Cristo.
Detto questo, ed ammesso che il dolore rimane un mistero, proverò a dire la mia, non per svelare il mistero del dolore, né per difendere il Dio Amore, sempre e costantemente accusato d’essere tutt’altro che amore, o di non essere.
Il concetto di amore nel cristianesimo è legato, ha le sue radici, il suo modo di esistere, nel servizio, nel dono di sé. Per chi vive i comandamenti del Signore tutto ciò è motivo di gioia.
 Secondo San Paolo si adempie la legge di Gesù Cristo portando i pesi gli uni degli altri. La buona notizia (Vangelo) è dunque in sintesi: “Vuoi stare bene, essere felice? Allora mettiti al servizio degli altri. Sopportare i pesi degli altri significa rendere la loro vita migliore. Sono schiacciati da un peso troppo grande e noi ci facciamo carico di portarlo con loro.
La risposta cristiana al dolore è condividere, prendere su di noi, e alleviare i pesi che opprimono l’altro. Tutto ciò non toglie al dolore il suo mistero ma ci mostra che vi si può entrare all’interno con un’altra forza, con un altro principio capace di attraversarlo e di riscattarlo.
In ogni lite, in ogni conflitto, non si cerca di togliere il peso dalle spalle dell’altro ma ci s’impegna a caricarlo di altri pesi, addossandogli colpe e responsabilità e di contro sciorinare i nostri meriti: noi ti abbiamo dato…, noi abbiamo fatto…, tu invece… Ebrei e Palestinesi sono entrambi convinti di essere nella ragione. È solo l’altro che ha torto, è l’altro che non osserva le regole  
Per questo motivo alcuni sostengono che l’uomo è sempre lupo dell’uomo. Ognuno  vuole far valere la sua ragione, il suo diritto, la sua verità. In questo caso l’aggressività diventa una conseguenza logica. L’altro non vuole capire, non vuole correggersi, non vuole cambiare, malgrado noi siamo stati bravissimi a spiegargliele a concedergli più di quanto dovuto. L’altro ha rotto l’armonia, l’ordine. Chi sbaglia paghi!
Come cristiano, mi domando: l’uomo è solo un rivale, oppure gli è possibile stabilire con l’altro un rapporto in cui non entra la rivalità ma il buon senso e l’amicizia?
Sembra di no. La pace da tutti invocata diventa un compromesso e basta un nonnulla per ritornare alla lite. Non si cerca il bene dell’altro ma il proprio tornaconto.
Il messaggio di Gesù, mentre prende atto che l’uomo è, nei fatti, nemico dell’uomo, oppone e spiega che è possibile rompere questa catena di odio, accettando come unica regola quella dell’amore. Questa è l’utopia del Vangelo “Se uno ti prende la tunica tu dagli anche il mantello”.  Ma noi viviamo fuori della logica dell’amore e non abbiamo nessun’intenzione di farci togliere nulla. La terra, le nostre cose, le nostre idee sono più importanti della vita di un altro.
La Bibbia afferma che “la gloria di Dio è l’uomo vivente” e l’esperienza che viene dalla storia c’insegna che ogni oltraggio fatto all’uomo, alla natura, al creato, ricade SEMPRE  anche su di noi.
Martin Luther King affermava di avere un grande sogno. Anche io ho un sogno altrettanto grande, nel mio sogno c’è la profezia di Isaia e c’è la parola di Gesù e credo fermamente che l’agnello pascolerà insieme al lupo, che un mondo nuovo potrà nascere. Credo che questo nuovo mondo sarà dominato dalla giustizia e dalla gioia della libertà. Credo che alla fine l’AMORE regnerà sulla terra. Occorre che ciascuno di noi ci creda, e crederci non vuol dire: “Non fare niente”, ma significa impegnarsi perché l’amore sia l’unica regola che guidi i rapporti tra uomo ed uomo. Non esiste altra strada. Non esistono alternative: o l’Amore, e quindi la pace, l’armonia, la serenità; o la guerra e quindi odio, fame, dolori a non finire.
Non riesco a pensare ad una guerra che parta dalla terra di Gesù e che possa innescare  un’apocalisse che, secondo alcuni è già scientificamente possibile.
Il secondo millennio sta per finire, ma non deve finire la nostra speranza. Il cristiano sa che la morte e la vita si sono sfidati in duello e che ha vinto la vita.
Auguri, amici carissimi, amici della nostra zattera, auguri di pace, auguri affinché nessuno tema: il Signore è vicino.

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