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Giovedì, 01 Febbraio 2001 00:00

A proposito di bombe intelligenti

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Tanto è stato detto e scritto sulle bombe all’uranio impoverito lanciate nella guerra del Golfo e sulla ex Iugoslavia che è superfluo parlarne su questa lettera che inviamo agli amici; tuttavia non è superfluo riflettere ancora su una frase che risale alla saggezza cristiana: “Chi di spada ferisce di spada perisce”. Spesso ci dimentichiamo che chi fa un lavoro sporco, prima o poi si sporca anche lui; e ciò che si fa di bene o di male ritorna a noi centuplicato.
Premesso questo, ciò che mi scandalizza di più non è tanto il rumore sui “nostri” morti, quanto l’ipocrisia della guerra che, a volte si chiama “santa” e a volte si chiama “giusta o di liberazione”. Così ci si scandalizza perché alcune bombe invece di uccidere i cattivi, questa volta hanno ucciso anche i …“liberatori”. La guerra, per quanto santa la si voglia definire, comporta sempre disastri che vanno oltre le intenzioni, a volte nobili, che si propone. Non si aiuta il “cattivo” con un’altra cattiveria, né un male si guarisce con un altro male; così la morte che si vuole dare al cattivo di turno, a volte, “morde anche il giustiziere”. Tutti sappiamo, per esempio, che la pena di morte non è mai un deterrente per eliminare i delitti.  La cronaca ci dice che ogni anno quando si riapre la caccia molti cacciatori ci lasciano le…penne; eppure gli uccellini non hanno il fucile!
L’uso della forza non ha mai convinto nessuno a deflettere dal suo cattivo operare, anzi, per quel che ne so, più la repressione e i muscoli hanno tentato di far valere le loro ragioni, più la sfida prendeva vigore, più ci si accanisce con la forza a far ragionare il folle, più questi si convince di essere nel giusto e da oppressore si sente oppresso.
Vi sono comunque altre ragioni che mi lasciano perplesso, ossia l’equilibrio che, secondo molti, deve reggere la pace nel mondo. Questo equilibrio lo pagano i poveri della terra, infatti, i miliardi di dollari che costano le bombe sono tolte dalle loro bocche affamate. Sono essi che ne portano il peso. Mi sembra sciocco chiudere occhi e cuore e non capire che questo tipo di pace passa sullo sfruttamento dei più poveri e non attraverso un postulato universale di giustizia
Sono contro la forza delle armi, sia che abbiano l’uranio impoverito sia che non l’abbiano. Le armi non risolvono mai nulla e, di fatto, seminano la fame nel mondo, fanno soffrire e vivere nella miseria più nera milioni di creature. I “bombaroli” non pensano ai poveri che con il prezzo di una bomba sarebbero sfamati. Non ci vuole una grande fantasia per riportare alla mente i bambini (ne muore uno ogni secondo) con le pance gonfiate, divorati da piaghe indescrivibili o scheletrici da fare orrore. Su tutti costoro non sono state sparate bombe all’uranio impoverito, mentre sarebbe sufficiente, come dice il profeta Isaia, “TRASFORMARE LE LANCE IN FALCI” per risolvere il problema della ingiustizia che uccide molto di più di una bomba.
 Esiste una stoltezza collettiva che si veste di razionalità e vuole dimostrare che gli amanti della pace non hanno mai fermato una guerra e che non esiste nessuna altra strada per fermare i cattivi. Questa stoltezza della ragione, forte delle sue argomentazioni e dei suoi metodi, non mi convince e la sicurezza basata sulla forza la mia ragione la scarta. L’alternativa la trovo nel fondo della coscienza e dalla fede nella legge di Dio che in continuazione ricorda che la Sua gloria è l’uomo vivente. So che non mi daranno ragione i ben pensanti della terra, i così detti “buoni” amanti dell’ordine costituito, né i giornali né le televisioni, ma non temo e continuo a credere che tutti noi abbiamo la possibilità di trasformare le bombe in pane.  
Ricordo gli ultimi giorni della vita di mio padre. Aveva 84 anni ma il suo pensiero ritornava alla guerra 15-18 e ripeteva di continuo: “Ho solo 16 anni e non voglio andare in guerra. Perché non ci va il Re che l’ha dichiarata?” Le guerre le fanno i ricchi per essere ancora più ricchi e ci muoiono i poveri e, che io sappia, per quest’ultima guerra dei Balcani, il “cattivo” continua a vivere in una bella villa alla periferia di Belgrado.

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