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Sabato, 01 Settembre 2001 00:00

viva la disuguaglianza

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Chi ci salverà dai nostri salvatori?
Ho avuto modo, in questi giorni di agosto, di seguire i programmi televisivi  un po’ più di quanto normalmente mi permetto. Ne ho viste delle belle: dai tafferugli con cadavere a Genova, alle vacanze dei poveri VIP in Sardegna. Mi sono rallegrato per l’efficientismo del nostro governo ed ho applaudito per i progetti di legge che finalmente cancelleranno tutte le bugie che i nostri onesti impresari sono costretti a dire per far quadrare i conti delle loro aziende. Finalmente il falso in bilancio è stato depennato ed anche i giusti risparmi che hanno fatto i nostri imprenditori non saranno più defraudati dalle ingiuste tasse di successione. Era per me davvero un grave problema di coscienza sapere che un padre non poteva donare ai suoi legittimi eredi ciò che lui aveva raggranellato con tanta fatica. Il pensiero che - come era stato legiferato nell’ultima legislatura - si potesse lasciare in eredità, senza pagare tasse, soltanto cinquecento (o giù di lì) milioni per figli, non mi lasciava tranquillo. Era questa una legge che mi faceva accapponare la pelle dall’orrore. Mi dicevo: “E gli altri milioni o miliardi? Sono forse rubati? Non sono anch’essi frutto dell’onesto lavoro di chi li possiede? L’invidia fa brutti scherzi!”
Per fortuna ora le cose sono tornate secondo la legge di natura che i latini definivano più o meno così: “Res clamant dominum” le cose reclamano il legittimo padrone. La voce del popolo traduce: “I soldi sono come i dolori e chi li ha se li tiene”.
Finalmente, mi sono detto, si ritorna all’antico, quando l’ineguaglianza era un fatto della vita e la povertà era aborrita anche da chi non possedeva nulla.
Gesù Cristo si era permesso di dichiarare beati i poveri, ma tutti sappiamo che fine ingloriosa gli fu riservata.
Così, navigando tra un canale e l’altro della nostra TV, ho visto che la ricchezza è un dono di Dio e chi la possiede è bene accetto agli dei.
Mi diventavano utopie le idee che Cristo si era permesso di sostenere: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco nel regno dei cieli”. Non so quello che avverrà dopo la nostra morte corporale, ma nel cielo della Costa Smeralda ci vanno solo i ricchi e per di più ci vanno con il beneplacito dei poveri, i quali non sono stati capaci, come me, di moltiplicare le settecentotrentamila lire di pensione che hanno al mese.

Qualcuno che mi ha visto un tantino triste mi ha ricordato ciò che Gesù ha detto e cioè che dopo la morte la disuguaglianza si tramuterà in uguaglianza e chi  avrà avuto di più in…Sardegna avrà di meno nel Regno dei Cieli.
 Intanto la TV continuava a farmi vedere immagini di giovani presi a calci, pestati, arrestati, mentre sentivo molti urlare: “Niente Regno dei Cieli per questi scalmanati”. Chi poteva dargli torto? Invece di rompere tutto potrebbero lavorare e poi andare in Sardegna a godersi il frutto del loro lavoro. Invece…
Dimenticavo di scrivere in questo diario la gioia provata (e con me chissà quanti pensionati), che per ora il governo non ci aumenterà, come è giusto, la pensione portandola, come promesso incautamente durante la campagna elettorale, alla astronomica cifra di un milione al mese. Finalmente hanno compreso che i vecchi d’Italia sono anche troppo ricchi e settecentotrentamila lire al mese sono più che sufficienti per spassarsela davanti alla TV.
                                                                         
p.s. Non si meraviglino i miei pochissimi lettori di questo modo ironico di fotografare ciò che ci dà mamma TV ma il disorientamento è così grande che mi fa sentire estremamente difficile la mia vocazione di frate predicatore. Che dire? Come dire? A chi dire? Se non sentissi vere le parole di Gesù che ordina e non consiglia di andare in tutto il mondo e portare ai poveri la buona novella, già mi sarei ritirato su una montagna a risolvere da solo o con qualche amico i miei problemi. Avrei ascoltato i ben pensanti che continuano a dire che i preti debbono stare in chiesa a pregare ed a leggere il Vangelo. Come costoro avrei depennato o stracciato alcune pagine chiare dello stesso Vangelo che, con insistenza, esorta ad essere luce e sale della terra, e tutti sappiamo che la luce compie bene il suo compito quando brucia, si consuma, si accende, e che il sale diventa buono soltanto quando si scioglie nella pasta.
Dice Alex Zanotelli: “La resistenza si paga sempre. Essa implica il martirio, che non è soltanto fisico ma anche e soprattutto quello psicologico. È eroico oggi, nel cuore dell’Impero, fare resistenza, vivere in maniera alternativa. Questo richiede una conversione personale ma anche strutturale (la dimensione economica-politica della conversione). Dobbiamo imporre all’economia di attenersi a decisioni prese democraticamente. Altrimenti la democrazia è una vuota parola. Dobbiamo ridimensionare il nostro stile di vita, dobbiamo imparare a vivere più semplicemente”.

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