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Venerdì, 01 Febbraio 2002 00:00

l’immersione

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Recentemente una coppia di sposi che si professa atea mi ha chiesto di battezzare il proprio bambino. Ho cercato di capire cosa potesse spingere questi genitori a compiere un atto così importante per un cristiano ma che è senza significato per chi è cosciente di  non avere la fede. Ho sentito una fitta al cuore perché mi si chiedeva di compiere un atto, per me cristiano, grande ed importantissimo, mentre per loro era soltanto motivo, bene che fosse andato, per una mangiata in più.  Come avrei potuto spiegare che con il Battesimo la Chiesa conferisce la dignità regale, sacerdotale e profetica al bambino? Di più, come avrei potuto domandare ai genitori: “Che cosa domandate alla Chiesa per il vostro bambino?” E la risposta è solo questa: “La fede”. C’è dunque l’impegno a far crescere il loro bimbo nella fede. Fede che è come un seme che deve svilupparsi e crescere: va innaffiato, curato, potato, riparato. Come avrebbe potuto svolgere questo compito chi non solo non sa cosa sia la fede ma l’ha volutamente abbandonata?
 Ho cercato di spiegare con un esempio ed ho detto loro: “ E’ come se voi  firmaste a favore di vostro figlio un assegno di 10 milioni di euro, ma in realtà senza avere un conto in banca, anzi convinti che le banche non esistono. Il vostro assegno è un falso, è un assegno a vuoto, quel denaro non esiste per voi. Non insegnerete a vostro figlio il modo di usarlo perché per voi è soltanto un comune pezzo di carta, una specie di fotografia fatta un giorno per festeggiare la nascita del vostro bimbo. Ora vostro figlio, avendo soltanto due mesi di vita, non chiede nulla né a voi né a me e quando sarà capace d’intendere e di volere, troverà questo assegno ma, coerentemente con l’educazione ricevuta, lo getterà nel cestino o lo conserverà insieme alle cianfrusaglie che ha trovato in casa.
Per un cristiano, invece, il Battesimo dato ad un bambino OBBLIGA i genitori a firmare per lui un assegno che il piccolo dovrà riscuotere ed adoperare a servizio degli altri uomini. Si dà al battezzato un tesoro, ma lo si aiuta a non sciuparlo, a non disperderlo e a trafficarlo. È un talento che va messo in circolazione, è una “moneta” che se non viene incassata rimane un pezzo di carta senza valore. I genitori ed il padrino o la madrina si devono impegnare perché il seme gettato nel cuore del bambino cresca, si sviluppi e porti frutto. Senza l’impegno costante dei genitori il seme verrà posto nel cuore del battezzato, ma sarà molto difficile che si sviluppi e cresca. Sant’ Agostino diceva: “Colui che ti ha fatto senza di te non ti salva senza di te”.
Il Battesimo dà la …”patente” per operare in nome di Cristo, inserisce il battezzato nel piano salvifico che Gesù Cristo è venuto ad iniziare nel mondo. Colui che lo riceve ha in potenza la capacità di spendere molto più dei 10 milioni di euro scritti nel mio esempio …bancario.
Essere battezzati dunque vuol dire essere mandati. È una investitura di coloro che professano la fede in Gesù e si assumono il compito di vivere come lui ha vissuto passando per le vie del mondo facendo del bene e liberando gli schiavi. È una investitura che presuppone una maturità di coscienza e ciò non sarà possibile senza una comunità di fede e senza una frequenza, un esempio di vita che ha la prima spinta nella famiglia.

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