Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Venerdì, 01 Marzo 2002 00:00

matrimonio e... pressappochismo

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

Nella mia vita di presbitero ho avuto anche la possibilità, di cui sono grato alla Provvidenza, di fare il parroco in una minuscola parrocchia. Il “gregge” consisteva in otto famiglie. Venticinque anime, come si diceva una volta. Vi sono rimasto per circa dieci anni e vi ho celebrato sei matrimoni, ma soltanto uno apparteneva al mio “popolo”. Ora vivo ad Agognate (No) dal 1984..ed ho in uso, insieme ai miei confratelli, una chiesetta di campagna. Non essendo Agognate parrocchia, vi ho celebrato soltanto tre matrimoni, di uno dei quali conoscevo i contraenti da oltre venti anni. Ho celebrato nelle rispettive parrocchie di appartenenza, il matrimonio di un fratello, di alcuni nipoti, di un amico carissimo. Per farla breve, posso dire di essere un prete che ha celebrato pochi matrimoni e pochissimi battesimi.  In questo senso mi sento un ministro di Dio a “mezzo servizio” che non è stato capace, non ha voluto, cui non è stata data la possibilità di aprire i forzieri della Grazia a molte persone. Se aggiungo che non ho mai amministrato il sacramento della Cresima, né l’unzione degli infermi, né il sacramento dell’Ordine (riservato al Vescovo), posso affermare che dei sette Sacramenti, sono stato ministro soltanto di due: Eucaristia e Riconciliazione (confessione). Il mio compito nella Chiesa è stato ed è: la santa predicazione. Non aver esercitato un ministero non significa che i Sacramenti non facciano parte della mia vocazione di presbitero. Uno dei risultati della predicazione è di portare i fedeli a vivere la vita sacramentale.
Questa lettera di Agognate, infatti, vuole continuare con voi, carissimi amici, il nostro ministero di predicatori.
Vi ho già parlato del Battesimo ora voglio parlarvi di un altro grande sacramento: Il Matrimonio.
San Paolo parlando del matrimonio lo definisce un mistero grande, ed il catechismo della Chiesa cattolica dice: “ …questo cercarsi di due esseri che s’incontrano per DIVENTARE UNA COSA SOLA, è tra i valori universali dell’umanità… Il disegno della salvezza voluto da Dio e realizzato da Cristo accoglie in sé tutta la sostanza e il valore dell’amore umano, lo libera dalle ambiguità, lo rinvigorisce e lo trasforma per farne un segno del suo Regno”.  E l’Episcopato italiano rileva: “Dalla fede e dalla grazia sacramentale del Matrimonio gli sposi sono aiutati a vivere rettamente le dimensioni tipiche dell’amore coniugale: - di un amore capace di fondere in armoniosa sintesi i valori dello spirito, dell’affettività e della corporeità; di un amore unico, che costituisce i coniugi in un’amicizia profonda ed esclusiva e li rende un cuor solo e un’anima sola; di un amore INDISSOLUBILE E FEDELE, impegnato per sempre nella reciproca promozione personale; di un amore fecondo, che li pone al servizio della vita per arricchire la comunità umana e cristiana.”
Se ciò è vero allora sorge una domanda: “Se il matrimonio è un segno della grazia di Dio, come mai non funziona? Gli sposi cristiani non sono diventati, in forza del Sacramento, “una carne sola”?- Allora perché tanti divorzi?”
Non credo di avere la ricetta per guarire un male che, a mio avviso, sta distruggendo più di ogni guerra, la nostra società, ossia la morte della famiglia; ma ho l’impressione che viviamo in un mondo dove il PRESSAPPOCHISMO invade ogni cosa. Non esiste più nulla di definitivo. Tutto è un “pressappoco”. Mi fido…però… “Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”
Ci credo…però. “Forse anche gli altri hanno ragione”.
Si vengo… ma. “Se poi sbaglio?”
Tu hai ragione… ma io non ho torto.
Il più delle volte, il nostro “sì” diventa un “nì” ed il “per sempre” diventa “fino a quando ne ho voglia”. Oppure “fino a quando non mi dai fastidio”.
 Non abbiamo più certezze.  La fede, per sua natura, è certa. Non può esserci fede autentica se aggiungo i “ma”, i “però” ed i “se”. Ciò vale soprattutto per i Sacramenti. Non si può dire: “Ti amo, ma; ti amo, però; ti amo, se”. O si ama o non si ama e nessuno è disposto a giocarsi la vita con un “ma”, un “se” o con un “nì”. Così nella nostra pseudo civiltà cristiana il matrimonio, da Sacramento, si è tramutato in un contratto che può essere rotto in ogni momento e con qualsiasi scusa. Nessuno, che chiede il divorzio, si domanda: “che cosa ne sarà del sacramento ricevuto e quale responsabilità ho, non solo davanti alla comunità dei credenti, ma di fronte a Dio stesso?”
Non sarebbe opportuno che prima di celebrare un matrimonio cristiano gli sposi facessero una lunga preparazione?  Dietrich Bonhoeffer giustamente diceva: “Nella celebrazione di ogni matrimonio deve risuonare in qualche misura il giubilo che nasce dal fatto che gli uomini possono fare cose tanto grandi, e che a loro son dati la libertà e il potere immensi di prendere in mano il timone della propria vita. … essere artefici della loro fortuna. In proposito non è bene parlare in modo frettoloso e remissivo, di volontà e di guida divine. Infatti, non si può trascurare che qui è anzitutto all’opera e celebra il suo trionfo semplicemente la nostra volontà umana”.  Ed il teologo conclude: “Siete voi e voi soli che ne portate la responsabilità”. Responsabilità vuole anche dire consapevolezza, certezza dell’azione, serietà, attenzione. Una volta si usava dire a chi si stancava di qualcosa che aveva iniziato: “Hai voluto la bicicletta, ora pedala”.
 Sono convinto che la maggioranza dei matrimoni celebrati in chiesa sono nulli.  Affermo che la maggioranza delle coppie che chiedono di celebrare il loro matrimonio non sanno cosa celebrano; altrimenti perché tanti divorzi? Come è possibile, infatti, dividere due persone, che con il Sacramento sono diventate una cosa sola? Come è possibile parlare a costoro di fede che suppone forza, costanza e moralità, quando nel mondo del “pressappoco” non esiste più nulla?  Chi conosce l’insegnamento del Vangelo? Chi segue gli insegnamenti della Chiesa?  Ci si sente giusti, a posto con la coscienza, anche quando, questa coscienza “malata” si trova in disaccordo con la legge di Dio. Si ragiona, più o meno, così: “Io vado a Messa quando lo sento, altrimenti sarei falso.
-Io rimango fedele a mia moglie fino a quando lei è fedele a me.
-Non sono infedele alla moglie (al marito) se ho un’avventura. A mia moglie, in questo caso, non tolgo nulla.
-Non faccio bene il mio dovere, ma il padrone, lo stato, fa bene il suo? Se gli altri sono disonesti perché io debbo essere diverso?
Tutti costoro si comportano come una mamma che dice al figlio: “La mamma è onesta e sincera e quando non se la sente non ti dà da mangiare, non ti porta a scuola, ti lascia nel tuo lettino con la febbre”.
Non si ha più il senso del dovere, dell’impegno, della promessa fatta.
Il cristiano invece deve fare il suo dovere anche quando non se lo sente e quando gli costa farlo. È per sua stessa definizione un fedele, non solo quando gli fa comodo.
In questo rapporto di fedeltà è costruito il sacramento del matrimonio che neppure la Chiesa può infrangere. Ciò che Dio unisce nessuno può dividere, neppure la Sacra Rota. Questa istituzione della Chiesa, dopo lunghe indagini, al più riconosce che quel Matrimonio è nullo. È stato celebrato, il prete lo ha benedetto, ma è stato costruito sulla sabbia. Non aveva nessun fondamento. I coniugi non avevano intenzione di celebrarlo, o lo hanno fatto solo per timore, per interesse e senza un vero impegno morale. Non erano consapevoli di ciò che celebravano.
È necessario che chi vuole il matrimonio cristiano, sappia:
 1) Che esso è una consacrazione (non meno importante del sacerdozio ministeriale).
2) Che trasforma l’esistenza dei due e la modella su Cristo.
3) Che deve suscitare e rinnovare la fede ricevuta nel Battesimo.
4) Che è indissolubile (Nella buona e nella cattiva sorte, nella gioia e nel dolore).
 Non sarebbe opportuno che tutti ci ricordassimo che amare è faticoso e che l’amore, se è tale, è per sempre?

Letto 1514 volte
Altro in questa categoria: « cambiare vita l’immersione »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op