Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Domenica, 02 Febbraio 2003 00:00

un popolo sacerdotale

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

È difficile per un prete parlare di un sacramento che lo riguarda così profondamente. Io, come cristiano ho già ricevuto molti sacramenti; il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia, la Penitenza o riconciliazione, l’Olio degli infermi, l’Ordine sacro. Mi manca il Matrimonio. Tre sacramenti li ho ricevuti più volte: l’Eucarestia, la Riconciliazione, l’Olio degli infermi; ed altri tre una volta sola: Battesimo, Cresima, Ordine sacro.
È difficile parlare in modo semplice di un sacramento che, in un certo qual modo,  separa dagli altri uomini. La Costituzione sulla Chiesa del concilio Vaticano II, parlando del prete dice: “Il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui gode ha tre compiti essenziali: I) Forma e regge il popolo sacerdotale; II) Compie il Sacrificio Eucaristico in persona Christi; III) Lo offre a Dio a nome di tutto il popolo”.
 San Paolo aveva detto dei preti:
“Non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo, il Signore: consideriamo noi stessi soltanto come vostri servitori nel nome di Gesù”, aggiungendo: “Ma noi portiamo questo tesoro in vasi fragili. Risulta dunque evidente che la forza sovrabbondante (di cui hanno bisogno) proviene da Dio e non da noi”. (2 Cor 4,5-7)
 Ma è Gesù che dà pieni poteri ai suoi rappresentanti posti al servizio del suo popolo: “In verità io dico a voi: quello che legherete sulla terra sarà legato anche nel cielo, quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche nel cielo” (Mt 18,18)
Compito difficile e magnifico!
Ma attenzione, il Signore avverte i suoi preti che: “Il buon pastore deve dare la vita per le sue pecore”. Dare la vita è l’autentica misura di ogni vera bontà ed un pastore che non è disposto a “perdere la propria vita” è un mercenario e se vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga. Per un prete, secondo il cuore di Gesù, non vi sono altre strade: o buon pastore e mercenario.
 Il prete è, in forza della sua Ordinazione, chiamato a condividere la coscienza messianica di Gesù. Ciò significa che “la buona novella”, il Vangelo, deve essere annunziato ai poveri e lui, come Gesù, deve dare la vita per le sue pecorelle.
 Questa funzione pastorale è un sacramento, segno efficace della grazia, attraverso il quale Gesù Cristo rimane presente tra il Suo popolo, quali che siano le deficienze dei pastori sul piano umano. Se un prete, quindi, è in peccato mortale non perde il potere di consacrare (dire la Messa) e perdonare (confessare) validamente. In questo deprecabile caso il prete è come un tubo marcio che, per una forza misteriosa, riesce a far passare l’acqua della grazia. Lui però rimane un tubo marcio con una tremenda responsabilità davanti a Dio e davanti al popolo che gli è stato affidato.
La Fede ci fa dire che nulla è impossibile a Dio, il quale è capace di scrivere dritto anche sulle righe storte. In altre parole possiamo affermare che l’azione di Cristo per noi continua anche attraverso un ministro sciagurato.
Ma attenzione, la colpa di uno non giustifica il peccato dell’altro. Se il prete è ladro non significa che i suoi parrocchiani hanno la facoltà di rubare. Non si è giustificati se si commette un delitto solo perché lo stesso crimine lo ha commesso anche un prete. Né si è dispensati dal fare il proprio dovere anche quando i nostri capi non lo fanno. Certo, molti dicono, che non è la stessa cosa che ladro sia un laico o un prete, o che abbia l’amante un laico o un prete. Concretamente un giudice ladro è cento volte più colpevole di chi giudice non è.
Va anche osservato che spesso la gente si scandalizza se un prete si comporta male, e fa bene, però è necessario scandalizzarsi anche quando un semplice cristiano si comporta male. Il male non va fatto da nessuno sia esso prete, giudice, capo dell’azienda, capo del governo oppure operatore ecologico.
Per tutti, non solo per i preti è bene ricordare ciò che Gesù dice nel capitolo 23 di Matteo. Tutti, non solo i preti, ci dobbiamo domandare: Gesù sta parlando di me?  
Mi rimane ancora da sottolineare, ed è bene che ogni cristiano ne prenda coscienza, che con la venuta di Gesù Cristo il sacerdozio antico è stato abolito. Non esiste più la classe sacerdotale. Gesù è l’unico sacerdote, l’unico che può offrire al Padre le nostre suppliche. Lui è l’unico mediatore o, come lo definisce santa Caterina da Siena, l’unico ponte che può unire la creatura al Creatore. In questo senso è corretto chiamare gli uomini a cui è stato conferito il sacramento dell’Ordine: sacerdoti ordinati, o, meglio ancora presbiteri. Dell’unico sacerdozio di Gesù Cristo è partecipe tutto il popolo di Dio che con il battesimo diventa un popolo sacerdotale, profetico e regale.
 Il sacerdote ordinato, o presbitero, fa parte del popolo sacerdotale, assolve un  servizio, ed ha una chiamata (vocazione) particolare. Con il sacramento che riceve gli viene trasmesso dal Vescovo il compito straordinario di consacrare, perdonare,  predicare, confortare, sorreggere e curare quella porzione di chiesa che gli viene affidata.
 San Giovanni Bosco diceva che un popolo buono e timorato di Dio merita un prete buono e timorato di Dio, mentre un popolo cattivo merita un prete cattivo. I preti sono sempre, o quasi, immagine del loro popolo.

Letto 1324 volte
Altro in questa categoria: « cari amici, cambiare vita »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op