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Domenica, 01 Marzo 2009 00:00

le ronde

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Quando ero ragazzo andava in voga una canzone che diceva: “A mezzanotte va la ronda del piacere”. Oggi si dovrà cantare: “A mezzanotte va la ronda del terrore”. I motivi che spingono i nostri politici ad istituire tali ronde sembrano nobili: rendere i cittadini più sicuri. In realtà, tutto ciò mi fa sentire nel pericolo. È come se mi si dicesse: “Guarda, non uscire di sera perché le nostre strade sono diventate un Far West. Stupratori, pistoleri, ladri, drogati, ubriachi le occupano ed è pericolosissimo uscire”. Sembra che i carabinieri, la polizia, la guardia di finanza e persino l’esercito non siano capaci di garantirci nulla. Tutto ciò non fa altro che aumentare la paura e soprattutto squalifica le nostre forze dell’ordine. È come dire: “Voi non potete nulla contro la criminalità perciò ci rivolgiamo ai cittadini: che se la sbrighino loro”. Per cui si stabilisce che si aggiungano persone volenterose a dare man forte a coloro che, un tempo, erano capaci di farci fare una passeggiata anche al chiaro di luna. Sorge, però, una domanda ingenua: se siamo in questa situazione drammatica non capisco perché il nostro esercito è mandato in Libano e in Afghanistan a portare ordine in quei paesi mentre si lascia l’Italia in mano ai banditi.
Ma non è solo la questione delle ronde che mi lascia con il cuore sospeso in questi tempi. Mi spaventano molto di più i mass media che continuano a propinarci programmi adatti alla mentalità di Nerone che soleva addormentare il popolo con gli spettacoli al circo. Se penso che il festival di San Remo ha avuto sedici milioni di ascoltatori rabbrividisco. Inoltre, hanno più attenzione i delitti di Garlasco e di Perugia che il dramma della guerra nella terra di Gesù. Vi sono più giornalisti a caccia di foto osé che modesti scrivani che raccontano la situazione drammatica che sta vivendo il mondo, sia per l’economia, sia per l’inquinamento del pianeta. Si dà la caccia alle prostitute e non ci si domanda perché una donna faccia quel mestiere. Si tagliano fondi alla scuola e si spiega che tutti dobbiamo risparmiare perché non abbiamo risorse sufficienti, mentre i soldi si trovano per pagare certi sperperi dei deputati e dei senatori che non soffrono affatto per la congiuntura drammatica che debbono vivere milioni di famiglie senza lavoro. E potrei continuare ancora, ma in questo mondo io sono chiamato a ripetere come ho fatto questa mattina che: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino”. Ho ancora nei miei pensieri la liturgia che ho condiviso con i fratelli che frequentano la nostra comunità e mi scopro, come stamani, impacciato nel trovare parole nuove che sappiano dare delle risposte per affrontare il tempo in cui siamo. È difficile districarsi in questa giungla di notizie che lasciano con il cuore ferito. Si vive un periodo di grande crisi economica e politica e al “ministero dell’ottimismo” subentra, soltanto il giorno dopo, il “ministero della paura”. Come si fa a tradurre con parole nuove che il Regno è vicino quando tutto e tutti fanno in modo che questo Regno si allontani? Sarebbe necessario un cambiamento radicale della mentalità e del costume che si vive. Ho timore che anche un certo tipo di Cristiani, almeno così si presentano, abbiano trasformato il popolo di Dio in un partito o meglio ancora in una setta dove essi distinguono i buoni e i cattivi, quelli che pensano come loro e gli altri. Non si vuole sapere o si dimentica che il popolo di Dio è composto dagli uni e dagli altri e che il Signore cammina al fianco di tutti. La storia della salvezza è un continuo di iniziative da parte di Dio per ristabilire l’alleanza da cui è nata la creazione. Dio sceglie Noè e con lui, dice la liturgia all’inizio della quaresima, inizia una nuova umanità segnata dal “ministero della pace” e simboleggiata nella stessa convivenza di Noè con gli animali. Anche Gesù nel deserto, ricorda l’evangelista Marco, stava con le belve selvatiche, simbolo di una pace totalmente raggiunta. Prima ancora il profeta Isaia, parlando del Regno di Dio, descrive l’armonia tra il bambino e il serpente, tra il lupo e l’agnello. Dunque, la nuova creazione è iniziata ma molti non se ne sono accorti. Piuttosto sembra che il “ministero della paura” abbia il sopravvento su quello della pacificazione tra tutti gli uomini. Non solo non riusciamo a stare con le bestie selvatiche ma diventiamo con facilità lupi che sbranano altri lupi.
Noi italiani, che ci professiamo cristiani, siamo particolarmente pronti a dividerci per qualsiasi cosa, gli Orazi contro i Curiazi, i Ghibellini contro i Guelfi. Quelli di destra contro quelli di sinistra. Malgrado ciò, i più sostengono ancora di credere in Dio. Se poi indaghiamo su cosa sia questo loro credere, ci accorgeremmo che ognuno ha una fede, perlomeno, un tantino diversa dall’altro. Se il Papa o il Vescovo dicono ciò che noi pensiamo, va bene, altrimenti si fa volentieri a meno dei loro avvertimenti.
 La settimana scorsa, dopo una violenza fatta ad una ragazza italiana, un ministro della nostra Repubblica che si professa cristiano e che vuole difendere la nostra cultura religiosa, ha detto: “La preoccupazione è tanta. Sono convinto che la castrazione chimica dei violentatori potrebbe darci quantomeno una tranquillità” ed un altro ha aggiunto: “Meglio la castrazione chirurgica”.
Questo modo di vedere le cose, dove i cattivi sono sempre gli altri, non mi pare molto cristiano. Così, se uno straniero stupra una donna italiana, si monta una bagarre indescrivibile, mentre si tace quando è un italiano a fare la stessa cosa con una ragazza straniera: non c’è più bagarre e subito cala il silenzio. Castrazione per lo straniero e testa bassa per lo stupratore italiano. Nel primo caso il nostro Parlamento ed il partito dei buoni si armano per sconfiggere il male convinti che la guerra si vince provocando una guerra ancora più feroce. La guerra al diverso, infatti, viene subito organizzata: a Torino, così, si è formata immediatamente una ronda, armata di spranghe e bastoni, con il proposito di liberare la città dai ragazzi drogati. Vogliono ripulire il quartiere e nel giro di un mese “questi bravi ragazzi” hanno aiutato i tossici a “riflettere” con ben aggiustate randellate, mandandone molti in ospedale. Quando la polizia ha in seguito fermato la ronda, i “giustizieri della notte” si sono difesi stupiti: “Abbiamo solo cercato di difendere le nostre famiglie, le nostre ragazze. Non abbiamo nulla di cui dobbiamo vergognarci”. E i genitori? Solidali e indignati.
Chi ci ascolterà quando predichiamo che Dio vuole una riconciliazione tra l’uomo e la terra, tra l’uomo e la creazione intera, vuole il rifiuto di ogni violenza, di ogni spargimento di sangue, vuole una umanità fraterna? Credo che se noi riduciamo il Vangelo soltanto ad un annuncio religioso o ad un annuncio che riguarda i problemi dei credenti e dei buoni, allora i cristiani diventano un partito, una setta. Di contro la buona notizia, il Vangelo, è per tutti gli uomini a qualsiasi popolo o razza appartengano.

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