Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   

Come e perché è nata Agognate

Scritto da p.Ennio Staid

Articolo del primo numero di "Agognate" di P. Ennio Staid 

Essere presenti

Agognate è nata dal desiderio di coinvolgere anche i laici alla mia missione di frate predicatore. La predicazione, o forse è meglio dire, l'Evangelizzazione è il grande compito che ogni cristiano deve far suo. Evangelizzare è il dovere di ogni cristiano che vuole obbedire al mandato di Gesù Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate l'Evangelo". Compito non riservato soltanto ad alcune persone ma a tutti i seguaci del Signore Gesù. Non si può essere di Cristo se non si prolunga la sua volontà a tutti gli uomini, certo in forme e maniere diverse, ma tutti i cristiani sono contemporaneamente evangelizzati ed evangelizzatori. Senza questa coscienza inevitabilmente nascono i cristiani, (o figli) di prima, seconda e terza scelta. Nel piano di Dio non vi sono figli e figliastri ma, senza eccezione, a tutti è dato di arare il campo e tutti sono chiamati ad essere luce del mondo e sale della terra.
Con il Battesimo il cristiano non è soltanto inserito tra i figli di Gesù Cristo ma riceve la dignità di sacerdote, di profeta e di re. Dignità che non è una onorificenza da porre in un cassetto tra i ricordi, ma è un impegno da osservare. "Se mi amate farete ciò che io vi ordino". La costruzione del Regno su questa terra appartiene a tutti i battezzati.
Soeren Kierkegaard scriveva che: "il Cristianesimo non è una dottrina, ma una comunicazione di esistenza", intendendo con ciò affermare che non si può parlare dell'evento di Cristo in termini asettici, distaccati, come potrebbe fare l'uomo di scienza nel trattare un argomento di studio, ma soltanto attraverso un coinvolgimento personale con chi ascolta.
La nostra vita in comune - insolita perché vede riunite sotto lo stesso tetto, nello spirito di S. Domenico, persone di diversi carismi e ministeri, laici e frati, uomini e donne - si fonda sulla kenosis di Cristo ossia sul suo inabissarsi nell'umanità, come racconta S. Paolo in quel canto stupendo della lettera ai Filippesi che costituisce il "manifesto", il programma della comunità:
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra
e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
Per questo esiste la comunità: per contemplare e vivere, nella realtà quotidiana, il mistero dell'Incarnazione, il mistero di Dio che si dona all'uomo, e per servire gli uomini nell'annuncio di questo evento, ricordando, a noi e al mondo, all'umanità ferita, la salvezza che si attua nella "follia della croce".

Una fraternità che ha sempre bisogno di evangelizzarsi

Nella impostazione pratica della vita di tutti i giorni ci siamo proposti, sotto la spinta del Vescovo Aldo Del Monte, a guardare verso i più lontani ed ad interessarci del grande problema delle sette che ormai popolano anche il nostro territorio. Coscienti che anche le migliori intenzioni per sviluppare una fede più matura possono portare lontano e diventare ostacolo se non si usano a dovere la carità e l'intelligenza evangelica e pastorale. E' infatti per il suo Regno che noi lavoriamo e non per edificare qualcosa di nostro.
Sono dubbioso su una certa pastorale che immagina di trapiantare quelli che stanno fuori della Chiesa, dentro le nostre strutture. Sembra si misuri l'efficacia del Vangelo in base al successo numerico di certe iniziative. Credo che una fraternità debba trovare una strada che non prescinda mai dalla propria evangelizzazione. Non siamo così ricchi da distribuire in continuazione senza sentire la necessità quotidiana di lasciarci anche noi rievangelizzare. Il pericolo grave è quello di confondere la carità evangelica con alcune forme superficiali che non si sanno rinnovare. La vita cristiana non è un'abitudine ma un cammino dinamico verso Cristo

Una fraternità con la gente in mezzo alla gente

Un secondo movimento, che sentiamo urgente da realizzare, è la mentalità di un annuncio evangelico che vive in mezzo alla gente ed è attento alla gente. Non si vive in fraternità chiusi sui ritmi della fraternità: è la fraternità che deve in continuazione organizzarsi in vista della gente, e non la gente che deve piegarsi e adattarsi per entrare nella nostra struttura.
Sono ancora molti coloro che credono che il mondo sia una realtà da sfidare contrapponendogli il "nostro" mondo e costringere la gente a scegliere tra noi e loro. Ogni comunità cristiana, a mio avviso, deve essere motivata dall'essere testimone e stimolo di rinnovamento per la comunità degli uomini. Per questo motivo trovo grave ogni divisione ed ogni lavoro individuale. Sono gravi i problemi che creano i gruppi ecclesiali che si fanno Chiesa nella Chiesa, sono gravi le gelosie di una comunità verso un'altra. Sono ovviamente controindicative tutte le divisioni e i rancori sia nella fraternità sia fuori della stessa. A volte in nome di una iniziativa, di un gruppo, di alcune presenze, più o meno numerose, si dimentica il principio evangelico della carità.

Il linguaggio della fraternità

Il desiderio della nostra Fraternità è lo stesso che animò S. Domenico e i suoi primi discepoli: portare il messaggio evangelico con un linguaggio e con mezzi adeguati alla mentalità del popolo di Dio. Si presume che la gente comprenda il nostro linguaggio, mentre spesso è troppo riservato a coloro che hanno studiato filosofia o teologia. Il linguaggio degli adulti, dei giovani, dei bambini"¦ richiede persone capaci di parlarlo. Occorre conservare ciò che è buono, ma saper prendere decisamente la strada di linguaggi e formule accessibili al popolo. Ciò è possibile se abbiamo la povertà di lasciarci ogni giorno evangelizzare nella carità.
L'efficacia della evangelizzazione non dipende da una mobilitazione qualitativa di missionari, di stampa, di propaganda o di aggregazione, ma l'annuncio è efficace quando chi annuncia vive ciò che dice e lo vive in comunione con i fratelli rivelando nei suoi gesti valori credibili, accessibili; sempre convinti che nessuno, come singolo, è depositario di tutta la verità. Il soggetto dell'annuncio non è il predicatore o il gruppo che vive isolatamente la propria esperienza. Dio ha affidato il suo Vangelo ad una Chiesa che vive la collegialità nella carità, nel rispetto dei diversi carismi, nella preghiera.
Con queste idee nel cuore ho iniziato con fra Giuseppe Gandolfo e Fra Raffaele Previato il cammino nella terra di S. Gaudenzio.
Sono arrivato a Novara il primo ottobre del 1984 lasciando dietro di me i mille fallimenti di cui è composta la vita di ciascuno di noi, ma in modo particolare
della mia. Fummo in un primo momento ospitati in un modestissimo appartamento in via Carotti poi, per alcuni anni, ci siamo trasferiti in vicolo della Canonica in un appartamento più grande e finalmente
nell'estate del 1989 ci siamo trasferiti ad Agognate. Intanto la fraternità della Zattera dell'Annunciazione aveva imbarcato altri naufraghi disposti a condividere con noi la precaria navigazione, e come noi, convinti dell'urgenza di rievangelizzare la nostra terra.
Nulla avviene a caso e non è un caso che questa idea di una fraternità composta da religiosi domenicani
e di laici, abbia iniziato il suo cammino costruendo la sua dimora intorno ad una chiesa alla periferia della città dedicata al primo evangelizzatore di queste terre: S. Gaudenzio. Per inciso, è perlomeno sorprendente che restaurando la chiesa abbiamo riportato alla luce un affresco del XIV secolo piuttosto rovinato ma che ha un San Gaudenzio sorridente e miracolosamente conservato bene.
Come vedete, la storia di Agognate è molto semplice, essa diventerà storia quando altri fratelli e sorelle si uniranno a noi per aprire altre case dove religiosi e laici sentiranno, come noi, il desiderio di adempiere il comando del Signore: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo".
Letto 4389 volte Ultima modifica il Sabato, 05 Ottobre 2013 09:18

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op