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Lunedì, 01 Marzo 2010 00:00

l’indifferenza

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Mi è capitata tra le mani una fotografia emblematica che mi sembra indichi in modo chiaro l’atteggiamento di buona parte di noi tutti. Si vede una strada molto frequentata e un uomo anziano in terra. Sembra morto o perlomeno svenuto tra l’indifferenza totale dei passanti. Solo una signora, che ha già superato il vecchio, si volta appena ma sembra soltanto per curiosità. I più camminano senza degnare di uno sguardo l’uomo. La fotografia, a sua volta, ha provocato altre immagini che non turbano più nessuno o quasi. Terremoti, pestilenze, bambini affamati, malati abbandonati, truffatori di ogni specie, non dicono più nulla. In questa nostra terra in declino culturale e morale si stravede soltanto per i divi del cinema, della televisione o del calcio. Il resto non ci riguarda. Lo sterminio degli ebrei  è acqua passata, i morti di Gaza o dell’Irak sono lontani, e il vecchio morto sul marciapiedi o la vita dei molti emigranti nel nostro paese sono un problema demandato ad altri. Io, noi, ce ne laviamo le mani. Esiste un partito trasversale che va dal centro a destra e a sinistra e si chiama INDIFFERENZA. Se le cose non riguardano me o la mia famiglia è meglio che io non ci entri. Chi me lo fa fare? Che ci guadagno? Una signora, tempo fa, mi diceva: “Purché stiano ad un palmo da me… e poi chi si ammazza si ammazza. Sono fatti loro”.
 Eppure secondo i sondaggi (Eurispes) nel 2006 l’88 % degli italiani continua a dichiararsi cattolico e l’80 % è favorevole a mantenere il Crocefisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. Poi si dà la caccia ai crocefissi che fuggono dalla guerra e dalla fame.
In questo clima come si fa a parlare della passione e morte di Gesù Cristo? Chi capirà il gesto di Gesù, che poco prima di morire lava i piedi ai suoi discepoli? Come faccio a spiegare che tutta l’etica cristiana è racchiusa in quel gesto di servizio gli uni agli altri? Quei pochi che, qualche volta, pensano a Dio lo immaginano come distributore di benefici, capace di regalare …le scarpe e non di lavare i piedi e di fare il servo. Molti di più sono anche disposti ad invocare: “Signore, Signore”. Si fanno difensori delle radici cristiane ma lungi da loro, non dico il lavare i piedi, il fermarsi e domandarsi perché quel vecchio è morto o svenuto sul marciapiedi.
Siamo continuamente bombardati dalle cattive notizie che ormai non ci turbano più. Per coprire le malefatte dei potenti viene gettato sterco su tutto, e “SE TUTTI SONO COLPEVOLI, NESSUNO E’ COLPEVOLE”.
Si chiama il popolo “sovrano” ma è un sovrano che non pensa niente e si fa di tutto per non farlo riflettere.
Il poeta romanesco Trilussa ha scritto, meglio di quanto possa fare io, in due magnifici sonetti… “er pensiero mio”

1)La carità cristiana

Er Chierichetto d’una sacrestia
Sfasciò l’ombrello su la groppa a un gatto
Pe’ castigallo d’una porcheria.
- Che fai? - je strillò er prete ner vedello -
ce vò un coraccio nero come er tuo
pe’ menaje in quer modo…Poverello!…-
- Che? - fece er Chierichetto - er gatto è suo? -
Er prete disse:- No…ma è mio l’ombrello!

2)La libertà de pensiero

Un gatto bianco, ch’era presidente
Der circolo der Libbero Pensiero,
sentì che un gatto nero,
libero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo alla politica
ch’era contraria a li principi sui.
-Giacché nun badi a li fattacci tui,
-Je disse er gatto bianco inviperito-
rassegnerai le proprie dimissione
e uscirai da le file del partito:
ché qui la pòi pensà liberamente
come te pare a te, ma a condizione
che t’associ a l’idee der presidente
e alle proposte de la commissione!
-E’ vero, ho torto, ho aggito malamente…-
Rispose er gatto nero.
E pe’ restà ner Libero pensiero
Da quela vorta nun pensò più niente.

Non ho l’autorevolezza di un magistrato famoso che invitava i giudici a: “resistere, resistere, resistere” e segnalare che altri, ancora più autorevoli, spronano i loro collaboratori a: “mentire, mentire, mentire”; e al popolo sovrano a: “dormire, dormire, dormire”.

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