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Martedì, 01 Giugno 2010 00:00

l’ospitalità è sacra agli occhi del Signore

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“In tutte le nazioni della terra è radicato un solo Popolo di Dio, poiché  di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo Regno, non terreno ma celeste. E infatti tutti i fedeli sparsi per il mondo, comunicano con gli altri nello Spirito Santo, e così “chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra”. Siccome, dunque, il Regno di Cristo non è di questo mondo, la Chiesa, cioè il Popolo di Dio, introducendo questo Regno, nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutta la dovizia di capacità e consuetudini dei popoli, in quanto sono buone, e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva” (LG 13).

 Credo che tutti sappiamo, in astratto, cosa significhi perdere un occhio, avere un tumore, essere traditi, amare, odiare, perdonare ecc.; chi, però, effettivamente perde un occhio, è tradito, ama, ha risposte, sofferenze, emozioni ed esperienze che gli altri non hanno. Per esempio, se io domandassi a chi frequenta la Messa della domenica se prova amore per i Cinesi, credo che tutti potrebbero rispondere con onestà di sì, se ci si riferisse a coloro che vivono in Cina: tanto sono lontani e non disturbano. La risposta forse sarebbe di un altro tenore, se capitasse di vivere in un condominio abitato anche  da due o tre famiglie cinesi. Un proverbio antico dice giustamente: “Un conto è parlare di morte, altro è morire”. Così è facile parlare di amore ed è difficile amare. Difficilissimo poi, per noi cristiani, amare come Gesù Cristo ci ha amati. Eppure Lui dice: “AMATEVI COME IO VI HO AMATI”. In più,  aggiunge: “È stato detto ama il prossimo tuo come te stesso, ma io vi dico: amate anche i vostri nemici. Se amate quelli che vi amano che merito ne avete?”.
Il Regno che Gesù è venuto ad annunziare e ci ha chiamati a realizzare è qui su questa nostra terra; ma a noi fa comodo pensare che esso esista soltanto in paradiso.
Ci viene chiesto di credere che le cose vecchie sono passate e che i nuovi cieli  e le nuove terre siano per noi, oggi, lo spazio della comunità di Dio; in concreto, però, crediamo a delle idee che ci fanno comodo. Predichiamo da tanto tempo le cose nuove, ma in realtà siamo chiusi dentro le cose vecchie. Il nostro credere assomiglia più a un palliativo, a uno strumento di consolazione di cui abbiamo bisogno per non impazzire quando arriva il dolore o la morte, che alla fede di cui ci parla Gesù, una fede operante.
Purtroppo oggi la parola amore è svilita, mercificata, spesso vuota di senso. È usata dai venditori di illusioni. L’amore, come lo intendeva Gesù,  impegna fino alla morte di croce. A noi, che apparteniamo ad una classe privilegiata, incapaci di sopportare anche un minimo disagio, non dovrebbe essere permesso di parlare di amore, non siamo credibili. Gesù non è andato a parlare di amore ai poveri, agli oppressi, ai diversi. Egli si è fatto povero, oppresso, diverso. Ha preso la condizione di servo svelandoci la gelosia di Dio per i poveri, gli oppressi, i diversi.
Mi domando come può una nazione che si dichiara cristiana rendere schiavi tanti fratelli solo per il colore della pelle o per tradizioni culturali e religiose diverse dalle nostre? Come fa a sopportare di vedere insieme situazioni come quella di Rosarno e nel contempo le feste di palazzo Grazioli? La cosa migliore è chiudere gli occhi almeno in due modi. Il primo ricacciando i disperati nel deserto dove nessuno vede la loro fine e l’altro costringendo i media al silenzio. Così la bella Italia potrà sentirsi serenamente cristiana e lodare Dio che ha costruito il suo regno nel nostro territorio mettendo il suo sigillo (la statuetta del crocifisso) in ogni sede pubblica.
Recentemente sono stato in Marocco con altri tre amici. Al ritorno siamo rimasti bloccati in aeroporto - i voli erano cancellati a causa di un vulcano che faceva i capricci - senza più denaro, sporchi, scoraggiati. Una povera famiglia di musulmani ci ha offerto, per più giorni, ospitalità nella sua modestissima casa. Ci ha nutrito, tenuti come parenti amatissimi, senza chiederci documenti e senza avere nulla in cambio. La signora, padrona di casa, alla quale esprimevo il nostro disagio, oltre alla nostra gratitudine, mi ha detto: “L’ospitalità è sacra agli occhi del Signore”.
Nessuno ci ha fatto prediche sull’amore, né ci ha chiesto di che religione eravamo o da quale nazione provenivamo, ci ha semplicemente offerto amore.
Quanti, di voi che mi state leggendo, avrebbero accolto quattro stranieri sconosciuti nella propria casa?

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