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Venerdì, 01 Ottobre 2010 00:00

religione e politica

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Ho recentemente fatto, insieme a 38 amici, un pellegrinaggio “sulle orme di San Domenico”, ed abbiamo parlato a lungo di una grande eresia che affliggeva il sud della Francia ai tempi di san Domenico, il Catarismo. I Catari si sentivano i puri per eccellenza. Buoni e bravi erano solo loro! Concretamente si presentavano come agnelli, di fatto erano lupi rapaci del gregge cristiano. Questa eresia, a mio avviso, non è stata mai sconfitta; ancora  domina il mondo cristiano. Siamo circondati da gente che si sente più buona, più brava, più efficiente, più generosa di altri. Un proverbio antico dice: “Dagli amici mi guardi Dio, dai nemici ci penso io”. È infatti più facile difenderci da un nemico dichiarato che da un amico che ti pugnala alle spalle.
Un tale chiama Gesù: “Maestro buono”. Gesù lo rimprovera: “Perché mi chiami buono? Solo Dio è buono”.  È facile dire: “Io amo tutti i cinesi”. È difficile amare il cinese che abita al piano sopra il mio e si comporta in un modo che a me non va a genio. È facile dire: “ io sono cristiano”, difficile vivere ed operare da cristiano. Il cristiano è colui che si impegna a vivere il Vangelo, crede che il Regno di Dio, inaugurato da Gesù Cristo, è possibile e realizzabile vivendo in prima persona gli insegnamenti di Gesù.
Penso alle bugie dei politici che per essere eletti promettono mari e monti, si professano cristiani, e come i catari, predicano bene e razzolano male.   
 Oggi  chiamerei demagoghi questi nuovi catari. Demagogia è un termine derivato dalla lingua greca e composto da demos, “popolo”, e ago, “condurre, trascinare”. Indica un comportamento politico che attraverso la retorica e false promesse, vicine ai desideri del popolo, mira ad accaparrarsi il suo favore. Spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura e l’odio nei confronti dell’avversario politico o di minoranze utilizzate come “capro espiatorio”.  Si continua a dire che la democrazia appartiene al popolo che è sovrano. Mentre sono sempre gli stessi che giostrano come vogliono con le parole.
 In tutte le aule della giustizia è scritto: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, ma le galere continuano a traboccare di “sovrani” mentre i “servitori”, (come i politici si definiscono anche se condannati o inquisiti), continuano a prendere stipendi da nababbi e sentirsi solo essi i sovrani. Fanno leggi a loro favore, e le sostengono in nome della governabilità. In altre parole essi dicono: “Non siamo noi che vogliamo queste leggi, ma essendo stati votati da milioni di elettori, è il popolo sovrano che lo vuole.
Tempo fa è stata arrestata una mamma che aveva tentato di rubare una busta di mortadella, mentre chi si fa regalare, (a sua insaputa!) un appartamento, o chi è stato due volte giudicato colluso con la mafia, è in senato e continua a prendere lo stipendio di senatore. Dicono che è necessario diminuire le tasse ( anche per questo si sono fatti eleggere) e le tasse sono aumentate. Sparano sulle sinistre italiane che avevano ripudiato il comunismo sovietico, mentre il primo ministro va a braccetto con i discepoli degli inventori dei gulag e bacia le mani al dittatore della Libia. Si dicono cristiani e cacciano la povera gente che approda in Italia in cerca di un pezzo di pane o rifugio da persecuzioni e guerre fratricide. Hanno in mano tutti, o quasi, i mass-media ed urlano che la stampa e i giudici non permettono di governare.
Chi sta al potere strilla contro Roma ladrona  mentre “pasta e inforna” ciò che vuole. Ripete che il popolo è sovrano, ma guai a pensare o agire diversamente da chi detiene il potere.
Già Fedro nel 50 a.c. diceva:                                                                              
“Giove impose agli uomini due bisacce: mise quella dei vizi propri dietro la schiena, quella carica dei vizi altrui davanti al petto”.
Trilussa direbbe:
 “Er Re Leone fece uscì un editto     
 indove c’era scritto:
Chi sparlerà del Re de la foresta
Sarà mannato ar tajo de la testa
Doppo ‘sto manifesto è naturale
Ch’ogni animale rimaneva zitto.
Una Gallina chiese ar Cane:- E tu?
Come la pensi?- Eh, - dice - su per giù,
Io credo che la penso come te…-
Allora er Cane fece:- Coccodè…-
E la Gallina je strillò:- Bubbù…-
Un Pollo solamente non capì
E cominciò a cantà:- Chicchirichì…-
Ma, da quer giorno, nun s’intese più.

Spesso mi sento dire che faccio il politico e non il prete. Ora, se politico significa imbroglione allora questa è un’offesa, se invece fare il politico significa, come io credo, pensare ed agire a favore della polis, della gente, allora questo è un compito che non spetta soltanto ai politici ma ad ogni cittadino e in modo particolare ad un prete. Così come prete e cittadino non mi è permesso di tacere ed è mio dovere denunciare che le cose della polis vanno male. È  sufficiente pensare ai disagi della scuola, degli agenti di sicurezza, delle contestazioni ai sindacati, alle urla degli abitanti dell’Aquila, agli aeroporti sardi presidiati dai pastori, ai produttori del latte, alla sanità, allo sciopero della fame dei carcerati, ai magistrati che scioperano, ai lavoratori che non hanno più lavoro, agli operai sardi che si recludono all’Asinara, ai suicidi di tanti operai, e via di questo passo. Mentre i politici, che sono stati eletti per risolvere i tanti problemi che ci affliggono, sono i primi ad urlare di più dando la colpa a quella Roma ladrona che essi stessi gestiscono. Per discolparsi portano sondaggi e voti. “Il popolo sovrano è con noi! Sono i cittadini che ci obbligano a governarli, solo i facinorosi urlano”.
Se poi il Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi parla a favore di chi non ha voce viene classificato come: “L’ultimo catto-comunista” oppure: “Il prelato che studia da Imam”. Lo stesso ministro che dà del comunista al Cardinale si è adoperato per non far togliere i crocefissi dalle scuole, non curandosi dei crocefissi che muoiono nelle nostre periferie. Cosa ha di cristiano questo potere che dimentica il primo dovere di ogni seguace di Gesù Cristo: “Ogni uomo a qualsiasi razza appartenga è mio fratello”? Per i cristiani non c’è differenza tra un Mohamed o un Luigi.
Ai poveri è concesso solo di soffrire, tacere e riempirsi la testa delle baggianate che trasmette la TV.
 Avviene che chi chiedeva più democrazia oggi è disincantato, scoraggiato, deluso e astensionista. E ripete: “tanto sono tutti uguali”. Idea che esprime un grave distacco dalla politica facendo il gioco di quei politici corrotti che sono nella “stanza dei bottoni” non per il popolo ma per i loro interessi. Il papa ha recentemente sottolineato in Inghilterra che i cristiani devono vivere in “integrità, umiltà e santità”.
 Si pretende che la Chiesa e i preti tacciano sulla politica e parlino soltanto di miracoli, di apparizioni, di preghiera o di un regno dei cieli che ci aspetta dopo la nostra morte corporale. Se così avesse parlato Gesù non sarebbe finito in croce e se San Giovanni Battista non avesse denunciato il Re gridandogli: “Non ti è lecito” non sarebbe stato decapitato.

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