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Mercoledì, 01 Dicembre 2010 00:00

fede politica e coerenza

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La caserma di Orvieto, dove ho fatto il militare, ha un cortile molto grande leggermente spiovente verso il centro in modo che l’acqua piovana possa defluire facilmente attraverso una fognatura che ha nel mezzo il suo sfogo. Un giorno, in cui ero di guardia, venne un temporale poderoso che trasformò il cortile in una enorme piscina. Ricordo la lunga discussione fatta da molti ufficiali. Alcuni imprecavano contro chi aveva fatto costruire il cortile, altri suggerivano che era urgente risistemare le grondaie, altri ancora davano la colpa alla fogna che non riusciva a smaltire tutta quella massa di acqua ecc. L’acqua intanto continuava a salire mentre gli ufficiali continuavano a discutere sul come e sul perché il cortile si stava riempiendo, nessuno si muoveva o dava ordini o tentava di fare qualcosa. Un mio commilitone sardo, stanco di tutte quelle parole, si levò le scarpe si rimboccò i pantaloni e, decisamente, si portò nel centro del cortile dove era la bocca della fognatura e, con gesti rapidi, la ripulì. Trasse stracci, cartacce e foglie e in poco meno di un quarto d’ora il cortile non aveva più acqua.
Mi è tornato alla mente questo episodio riflettendo sul problema della povertà.
In molti siamo capaci di parlarne, pochissimi rimboccano i… pantaloni e scendono nell’acqua. “Acqua” spessissimo sporca per colpa di un capitalismo sfrenato che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Penso ai… parlatori per eccellenza, ai politici di destra o di sinistra, che considerano il popolo sovrano, e pretendono in momenti difficili, come quelli che stiamo vivendo, che questo popolo sovrano faccia dei sacrifici, mentre essi continuano a blaterare, come gli ufficiali della caserma.
 Parole, sempre parole, sulla giustizia, l’uguaglianza, la pace. Grandi discorsi sulla nostra civiltà cristiana. Sbraitano perché si metta il crocifisso nei luoghi pubblici, si faccia il presepio nelle scuole ecc. Intanto l’acqua sporca della povertà sale più dei nostri fiumi, più della spazzatura che ha reso “la Campania felix, una pattumiera maleodorante e la “Padania cristiana” un bacino ricolmo di fango. Mentre in Sicilia una collina seppellisce un intero paese provocando 37 morti, L’Aquila continua a morire e Roma, Pompei, Gela perdono pezzi del nostro patrimonio artistico culturale. Sembra che tutta la penisola si sbricioli soltanto se piove un pochino di più del normale. E i… “parlatori”, nel frattempo, non solo non si rimboccano i pantaloni, ma si mangiano tra loro.
 Sono d’accordo con Giorgio Bocca che scrive: “Che cosa dunque è la politica in questo Paese per chi ha pensato che fosse un servizio pubblico, un lavoro per il bene comune? A me la politica, così come è oggi, più che fastidio e repulsione provoca noia. I suoi andirivieni a vuoto, le sue smentite senza senso, senza fine, il negar oggi quello che si è affermato ieri, le promesse a vuoto, i piani di rilancio di un’economia che la politica non sa più controllare, le parole che suonano false, dette perché si ha la lingua in bocca, gli slogan più falsi di una pubblicità falsa risultano sommamente noiosi, e nulla più della noia è nemica della politica intesa come partecipazione di tutti al governo” (Venerdì di Repubblica 19/10/2010)
Si avvicina il Natale e per i cristiani è un tempo forte, non tanto per fare il presepio o l’albero sotto cui mettere i regali per chi amiamo, quanto per risvegliare la nostra fede e domandarci che significa essere non solo cristiani ma uomini. Ho paura del bla bla che di solito si fa in queste festività. Ed ho paura che la noia, di cui parla Bocca, ricopra una festa che ricorda l’Incarnazione di Dio tra noi. Un Dio che si fa uomo e nasce in una stalla non affascina nessuno, non ha né ville né castelli, non possiede un conto nei paradisi fiscali, muore come un delinquente sulla croce, non entusiasma nessuno. Come non interessa a una grossa fetta della nostra gente che vi siano migliaia di persone senza lavoro o in cassa di integrazione. Migliaia di famiglie che sono costrette a vivere con meno di mille euro al mese e milioni di pensionati che, dopo tanti anni di lavoro, prendono una pensione da fame. A costoro viene a noia sapere che lo Stato mantiene seicentomila auto blu per altrettanti privilegiati. Mentre deputati e senatori hanno stipendi e pensioni da capogiro.
La noia invade anche le nostre liturgie dove si parla di cose astratte per i giovani e meno giovani che sono abituati a vedere le feste con le “veline” più succinte che mai, che sognano “Il grande fratello” o “L’isola dei famosi”. Come si fa a non aver noia senza una birra, uno spinello o una pasticca che permette lo sballo? Si fanno carte false per apparire più che per essere. Vi è una massa che si annoia perché è messa fuori anche dalla lotta e dalla ricerca della verità. Lottare, purtroppo, è diventato un privilegio. Molti non sanno nemmeno che si deve lottare, sono gli ultimi, la sterminata turba degli anonimi a cui è stato inculcato il bla bla del vogliamoci bene. Non si crede più in nessun ideale. Non esiste Dio, la Chiesa, la Patria, la famiglia, l’uguaglianza, la rettitudine, non esiste la verità. Ciò che conta è soltanto il denaro e come averlo.
Nel secondo secolo dopo Cristo un anonimo delineava gioiosamente chi erano i cristiani. Leggendo la lettera a Diogneto mi sono chiesto se anche noi facciamo parte di coloro che continuano ad annoiarsi non solo della politica ma anche della fede in Gesù Cristo. Quest’anonimo scrittore diceva:
“I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini, né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti, non abitano città particolari, né usano un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non fu inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano. La dottrina di un Dio è la loro filosofia. Dimorano in città sia civili sia barbare, come capita. E, pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e per ammissione di tutti incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri. Partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non mettono in pericolo i loro bambini. Amano fare comunione fra loro e sono fedeli al matrimonio. Vivono nel corpo, ma non secondo il corpo. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati con disprezzo e ricambiano con l’onore. Pur facendo il bene sono puniti come malfattori e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. Gli eretici fanno loro guerra come a gente straniera e i pagani li perseguitano, ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia. In una parola, i cristiani sono nel mondo quello che è l’anima nel corpo. L’anima si trova in tutte le membra del corpo; anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L’anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo; anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. Il corpo, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all’anima perché gli impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani, pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria da loro, solo perché si oppongono al male”  (Lettera a Diogneto anonimo del II secolo).
  I latini dicevano: “Verba volant exempla traunt” Le parole volano l’esempio trascina.  
   Buona riflessione e buon Natale

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