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Venerdì, 01 Aprile 2011 00:00

indignatevi senza scoraggiarvi mai!

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“Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo. Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore. Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo. Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore. Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore” (Lev.19, 2.11-18)

Monsignor Mariano Crociata, segretario della conferenza episcopale dei vescovi Italiani, durante una Messa, (Omelia per la Messa di Santa Maria Goretti, 15-08.09, Le Ferriere – Latina) dice:
 «Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio».
                                     
Non è facile tenere viva la speranza in un mondo in cui, non dico la morale, ma la semplice dignità di essere cittadini viene calpestata. Dove la menzogna, il tornaconto e mammona si infiltrano tra la povera gente travestiti con gli abiti dei martiri, degli eroi, dei difensori della privacy, della nostra razza o della nostra religione. Sono sconvolto, non tanto e non solo, per ciò che sottolinea il segretario dei Vescovi Italiani, ma per questo baccano sulla giustizia, sulla bandiera, sull’inno nazionale sulle escort e sul COME ci viene presentato il dramma che sconvolge l’isola di Lampedusa. Fuochi artificiali che servono al potere per togliere ai cittadini la SPERANZA. Ci viene dato da bere che dobbiamo aver paura della giustizia; dei comunisti che sono sempre in agguato pronti a mangiare i bambini; del terrorismo, che potrebbe celarsi tra i 15.000 migranti arrivati in Italia sfidando la morte. E sempre per creare paura si lasciano 5000 di questi a Lampedusa. La risposta è una sola: perché la paura insinua nella povera gente un sentimento diffuso capace di far sparire la speranza.
In questo anno in cui l’Italia celebra 150 anni dalla sua fondazione come stato unitario, diventa importante poterci sentire parte vitale dello Stato e non massa amorfa sempre pronta a credere o a non pensare alle menzogne di chi ci governa. Non è sufficiente per essere cittadini di questa nazione gridare: “Forza Italia” quando gioca la nazionale di calcio, né basta sapere che anche Galileo, Michelangelo, Dante, Manzoni, Fermi e Marconi, e tanti altri, sono stati italiani. Certo sono contento quando la nazionale di calcio vince la coppa del mondo e sono anche orgoglioso che tanti nel passato hanno dato lustro alla mia terra, ma chi siamo realmente? Come ci vedono gli altri abitanti dell’Europa e del mondo? L’esperienza che ho non è di certo lusinghiera. É sufficiente andare in Francia o in Germania per sentirci dire che siamo quelli di “Cosa nostra”, quelli del “Bunga Bunga”, quelli alla “Cetto Laqualunque”. Di fatto molti fanno a gara per sentirsi furbi e stimano, con una certa invidia, chi è più furbo imbrogliando il fisco, costruendo dove non si deve ed usando materiale scadente, facendo pagare per un chilometro di autostrada sette volte quello che pagano i francesi. É stimato chi sniffa cocaina e riesce a farla franca, chi si fa regalare appartamenti senza sapere chi gliell dona, chi vendendo il proprio onore riesce a diventare deputato, o chi avendo la raccomandazione giusta trova un lavoro adeguato alle sue esigenze. Diventa eroe chi riesce ad evitare il carcere malgrado ne abbia fatte “di cotte e di crude” e “babbeo” chi va in galera per aver rubato un pollo o fumato una sigaretta di marijuana. Così, giorno dopo giorno, scende come una cappa di fumo nero sulla nostra terra, tanto che non si distingue più chi è onesto e chi non lo è. Le menti vengono distratte dalle “veline” che ballano il bunga bunga e una massa enorme di gente si lascia incantare da una televisione che rimbambisce il cervello distruggendo quel minimo di cultura che ci fa sentire esseri umani.
A chi interessa che il Colosseo è malato, che Pompei si sgretola, che i fiumi straripano e le colline vengono giù ricoprendo di fango interi paesi? Quanti realmente soffrono insieme alle migliaia di persone che sono in cassa integrazione o disoccupati? Chi piange sulle università stremate, depauperate? In cosa consiste cantare “Fratelli d’Italia?” Fratelli che parola bella! Se poi penso che la maggioranza degli italiani si professa cristiana allora davvero le lacrime si tramutano in fiumi.
 Da giovane identificavo il Regno di Dio, annunciato da Gesù Cristo, con la Chiesa e non mi accorgevo che su questa identità crescevano profonde presunzioni spirituali. Come un reality in TV, la immodestia di vivere la Verità, mi impediva di vedere il grande disagio che viveva la povera gente. Applaudivo se si scomunicavano milioni di cittadini che votavano per il partito comunista e non capivo che potesse esserci salvezza anche fuori della Chiesa cattolica. Non c’era chi mi sottolineasse, come dicono gli Atti degli Apostoli, che: “Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a Lui accetto” (At 10,34). Mi si insegnava che fuori della Chiesa non c’era salvezza e i comunisti non erano figli di Dio. Si escludevano dal Regno di Dio gli operai i contadini che lottavano perché ogni cittadino avesse uguali diritti e doveri. Non mi accorgevo che tanta gente si allontanava dalla Chiesa, dai sacramenti, dalla preghiera. Le prediche vuote sulla carità coprivano, con un manto, ingiustizie e soprusi, lasciando il tempo che trovavano.  Non capivo che il Regno di Dio è vasto come la creazione e che le sue realizzazioni sorpassano di gran lunga le nostre strategie e le nostre verifiche. Come credente avrei dovuto sapere che il mio primo dovere era scorgere con umiltà che “il Regno di Dio viene senza di noi, a dispetto di noi, contro di noi”. Ora se scrivo queste cose sono considerato poco ortodosso e disobbediente oppure tacciato di essere comunista. Allora è comunista anche Giovanni Taulero (1300-1361), mistico domenicano che avverte:  “Se guardassimo per il sottile, saremmo spaventati al vedere quanto l’uomo cerchi il suo tornaconto  personale in ogni cosa, alle spalle degli altri uomini, nelle parole, nelle opere, nei doni, nei servizi. Ha sempre in vista il suo bene personale: gioia, utilità, gloria, servizio da ricevere, sempre qualche vantaggio per sé. Questo ricerchiamo e perseguiamo nelle creature, e anche nel servizio di Dio. L’uomo non vede nulla se non le cose terrene, come la donna curva di cui ci parla il vangelo, che era tutta riversa verso terra e non poteva drizzarsi (Lc 13,4). Nostro Signore dice che «nessuno può servire a due padroni, Dio e la ricchezza» e prosegue dicendo «cercate prima – cioè prima di tutto e innanzi tutto – il Regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6,24.33).  Quando l’uomo ha queste disposizioni, cercando, volendo, desiderando Dio solo, diviene lui stesso il regno di Dio e Dio regna in lui. Nel suo cuore allora regna magnificamente il re eterno che lo regge e lo governa; la sede di questo regno sta nel più intimo del suo animo”.
Oppure è comunista anche Monsignor Mariano Crociata e tanti altri che lottano, pregano e tengono viva la SPERANZA. Gridando come San Giovanni Battista: “Non vi è lecito comportarvi così”.
 Certo non è facile tener viva la Speranza in queste condizioni. I più, dopo tanti inganni e bugie, si accorgono che le nostre speranze hanno come loro sostanza l’illusione. Lo scoraggiamento entra nel nostro pensare ed agire come uno tsunami che distrugge la voglia di lottare. Le parole che sento ripetono lo stesso ritornello: “Tanto sono tutti uguali”.
 La prova dei fatti ci chiude in un cerchio di ripetizioni immutabili. Sembra che la sostanza della vita sia la vanità, il lasciar correre, tanto noi non possiamo cambiare nulla. Così la parola “vanità” che appare tanto saggia e conforme ai dettami della ragione, taglia la radice stessa della Speranza. Ora se anche i cristiani pensano in questo modo si è fuori da quella novità che la Fede ha introdotto nel mondo che è, appunto, la Speranza a dispetto della smentita dei fatti.
San Paolo dice: “Ciò che è stato scritto, è stato scritto per nostra istruzione; perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalla Scrittura noi teniamo viva la Speranza” (Rm 15, 4).
Quando si dice Speranza si allude ad un atteggiamento dello spirito che si apre verso il futuro e colloca nel futuro il bene per ora assente. La Speranza è una dinamica dello spirito di ogni uomo. É per chi crede.
 La Speranza è vedere la giustizia, la pace, l’armonia come una tensione verso. É una certezza, che senza ombra di dubbio, si avvererà. Essa non delude mai, è più una CERTEZZA che uno sperare a vuoto, ricorda San Tommaso D’Aquino.
L’augurio è di non lasciarci prendere dallo scoraggiamento anche se sembra che le onde ci sommergano, ma di restare uniti e lottare contro questo immane tsumani di immoralità che avvolge la nostra nazione.

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